“A ciascuno il suo” di Leonardo Sciascia

Ciascuno il suo Cop

(Adelphi, 1988)

Quando il 20 novembre del 1989 Leonardo Sciascia ci lasciava, ammetto che non compresi davvero l’entità della perdita che la cultura italiana stava affrontando. Oggi parlare di mafia è considerato un dovere e un diritto, ma Sciascia, durante la sua vita, dovette confrontarsi con una società e, soprattutto, con uno Stato che granitico affermava indignato: ”LA MAFIA NON ESISTE”. Ma oltre a questo grande merito sociale, di cui non si parla mai abbastanza, i libri di Sciascia sono sublimati dall’ironia, quell’ironia che è uno degli indiscutibili pregi della Sicilia, che ha contribuito a rendere così famoso il commissario Montalbano di Camilleri (che di Sciascia si è sempre dichiarato un seguace). Tutta l’ironia di “A ciascuno il suo” – ma soprattutto quella della sua ultima pagina – rappresenta uno degli apici della nostra letteratura.

Il Salone Internazionale del Libro di Torino 2013

Salone Libro Torino 13

Si apre oggi il Salone Internazionale del Libro di Torino 2013, la più importante manifestazione dell’editoria italiana. Ma già dall’inaugurazione sembra trasparire un po’ di tristezza e qualche disagio. Dopo mesi di allarmi e articoli tonanti la morte indegna e prematura del libro cartaceo, qualcuno degli addetti ai lavori osa accostare il termine “Hi-Tech” accanto a quello di “Libro”. Sembra un po’ la festa per lo scudetto della Juventus – tanto per rimanere a Torino – a fine Campionato 2005-2006, quando nubi all’orizzonte si avvicinavano sul quel titolo sportivo che ancora oggi fa discutere. Con l’avvento degli e-book non saranno certo i libri ad essere cancellati o a sparire, ma a morire – speriamo – sarà piuttosto un sistema editoriale vecchio e incancrenito, fatto di menti “eccelse”, “lungimiranti” e “fortunate” (tanto per citare Giulia Ichino) che solo 12 mesi fa, al Salone del Libro 2012, ridevano divertite e ironiche di quegli strani aggeggi chiamati e-reader.  E comunque la pensiate: BUONA LETTURA A TUTTI!

“Tu chiamami Peter” di Stephen Hopkins

Tu chiamami Peter Cop

(USA, 2004)

Ci sono vite che rappresentano meglio di mille articoli o libri un’epoca, un mestiere e un momento storico; e una di queste è senza dubbio quella di Peter Sellers. Tratto dall’omonima biografia “The Life and Dead Of Peter Sellers” il film di Hopkins – con un titolo italiano così cretino che difficilmente potrà essere superato – ricostruisce il Sellers uomo e attore come nessuno mai pubblicamente era riuscito. Questo grazie anche alla strepitosa interpretazione di Geoffrey Rush (vergognosamente snobbato agli Oscar) che arriva a far dimenticare quasi le vere fattezze del vero Peter Sellers. Da vedere e rivedere, come alcuni grandi film interpretati da Sellers.

“Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino

Se una notte Cop

(1979-1994 Einaudi)

Qui parliamo di uno dei più grandi romanzi della letteratura del Novecento, scritto dal più grande narratore italiano del secolo, o quanto meno della seconda metà del secolo. “Se una notte d’inverno un viaggiatore” è un vero e proprio inno alla lettura e alla scrittura. Chi ama leggere non può non conservarlo gelosamente nella propria libreria (cartacea o virtuale che sia). Il grande Italo Calvino, scomparso troppo presto – e in maniera imbarazzante dimenticato dalla nostra cultura -, ci regala dieci incipit di dieci romanzi, ognuno completamente diverso dall’altro. Dieci storie che spaziano quasi tutti gli stili e i modelli letterari del pianeta e che alla fine…

Se ancora non l’hai letto – che aspetti! – non puoi chiamarti un vero lettore, ma un semplice sfogliatore di pagine.

“Guglielmo il Dentone” di Luigi Filippo D’Amico

I Complessi Cop

(Italia, 1965)

“I complessi” di Luigi Filippo D’Amico, Dino Risi e Franco Rossi è uno dei migliori film ad episodi della nostra cinematografia. Se “Il complesso della schiava nubiana”, di Franco Rossi con Ugo Tognazzi, è quello meno incisivo ed evidentemente più datato, gli altri due segmenti costituiscono una delle migliori pietre miliari della commedia all’italiana. Ancora non riesco a vedere “Una giornata decisiva”, di Risi con Nino Manfredi, senza farmi prendere dalla rabbia: la timidezza vile del protagonista che non riesce ad afferrare il proprio destino che è lì a portata di mano proprio mi manda in bestia (forse perché anch’io sono un timido). Ma guardo estasiato tutte le volte l’ultimo episodio: il grande e inarrivabile “Guglielmo il Dentone”. Solo per questa interpretazione Alberto Sordi avrebbe meritato il David di Donatello e l’Oscar nella stessa sera. Scritto da Rodolfo Sonego, con la partecipazione anche di Sordi, “Guglielmo il Dentone”  è un inno a chi affronta la vita con ottimismo e in piena sintonia e fiducia con se stesso. E Sordi lo interpreta con una bravura che ha pochi pari nel mondo del cinema. Sublime la scena in cui Romolo Valli, nei panni di Padre Baldini membro della commissione che deve scegliere il nuovo speaker del TG, tenta in ogni modo di parlare a Guglielmo dei suoi dentoni, ma lui – puro come l’acqua di fonte – sentitosi colto in fallo accenna timido ad una lieve imperfezione del suo naso…     

Dentone Valli