“Giù la testa” di Sergio Leone

(Italia/Spagna/USA, 1971)

“LA RIVOLUZIONE

NON E’ UN PRANZO DI GALA

NON E’ UNA FESTA LETTERARIA,

NON E’ UN DISEGNO O UN RICAMO,

NON SI PUO’ FARE CON TANTA ELEGANZA,

CON TANTA SERENITA’ E DELICATEZZA,

CON TANTA GRAZIA E CORTESIA.

LA RIVOLUZIONE E’ UN ATTO DI VIOLENZA. (MAO TZE TUNG)”

Così inizia uno dei capolavori indiscussi del cinema mondiale, che più passa il tempo e più diventa bello e affascinante: “Giù la testa” del maestro Sergio Leone.

Messico 1913. Nonostante il Paese sia nel pieno della rivoluzione che vede fra i suoi protagonisti Pancho Villa ed Emiliano Zapata, il peone Juan Miranda (un grande Rod Steiger) pensa solo a sfamare se stesso, i suoi numerosi figli e suo padre. E ci riesce facendo l’unica cosa che il mondo gli consente di fare: rapinare e rubare. Il suo sogno è, infatti, la famosa Banca di Mesa Verde dove sono rinchiuse, secondo lui, montagne d’oro che però sembrano davvero inaccessibili.

Ma sulla sua strada incappa in John H. “Sean” Mallory (James Coburn) che scopre essere un esule irlandese, legato all’IRA, ed esperto di dinamite e nitroglicerina. Mesa Verde e la sua banca non sembrano più un miraggio così lontano per Juan. Sfruttando la sua fame atavica, Mallory tirerà nella causa rivoluzionaria il peone suo malgrado che…

Scritto da Sergio Donati, Luciano Vincenzoni e lo stesso Leone “Giù la testa “ emoziona ancora in ogni suo fotogramma, e ci ricorda che cosa è stata la nostra cinematografia. Come tutte le sue opere, anche questa ci rendere orgogliosi di essere italiani e connazionali di Leone, genio assoluto, che ha rivoluzionato il cinema contemporaneo. Se poi ci vogliamo chiedere dove è finito o chi sono gli eredi di quel genio, beh gente, è un altro paio di maniche…

Ovviamente non si può tralasciare la strepitosa colonna sonora firmata dal maestro Ennio Morricone che richiama al nome irlandese di uno dei due protagonisti.

E pensare che buona parte della critica “ufficiale” di allora lo criticò aspramente, perché osava criticare il ruolo dell’intellettuale nella rivoluzione, attraverso la figura ambigua del Dott. Villega, interpretato magistralmente da Romolo Valli. Ma gli edonistici anni Ottanta e Novanta hanno – fortunatamente – scolorito le penne degli “esperti di partito” per rivelarci la triste verità e quanto Leone aveva preannunciato decenni prima.

Per la chicca: Leone avrebbe voluto intitolare il film: “Giù la testa coglione” ma la censura lo impedì, cosa che raccontata oggi mette davvero in imbarazzo. Infine, deve essere ricordato anche Carlo Romano, grande doppiatore italiano, che presta in maniera sublime la voce a Rod Steiger.  

Pura storia del cinema.

Giù la testa

“Guglielmo il Dentone” di Luigi Filippo D’Amico

I Complessi Cop

(Italia, 1965)

“I complessi” di Luigi Filippo D’Amico, Dino Risi e Franco Rossi è uno dei migliori film ad episodi della nostra cinematografia.

Se “Il complesso della schiava nubiana”, di Franco Rossi con Ugo Tognazzi, è quello meno incisivo ed evidentemente più datato, gli altri due segmenti costituiscono una delle migliori pietre miliari della commedia all’italiana.

Ancora non riesco a vedere “Una giornata decisiva”, di Risi con Nino Manfredi, senza farmi prendere dalla rabbia: la timidezza vile del protagonista che non riesce ad afferrare il proprio destino che è lì a portata di mano proprio mi manda in bestia (forse perché anch’io sono un timido).

Ma guardo estasiato tutte le volte l’ultimo episodio: il grande e inarrivabile “Guglielmo il Dentone”. Solo per questa interpretazione Alberto Sordi avrebbe meritato il David di Donatello e l’Oscar nella stessa sera.

Scritto da Rodolfo Sonego, con la partecipazione anche di Sordi, “Guglielmo il Dentone”  è un inno a chi affronta la vita con ottimismo e in piena sintonia e fiducia con se stesso. E Sordi lo interpreta con una bravura che ha pochi pari nel mondo del cinema.

Sublime la scena in cui Romolo Valli, nei panni di Padre Baldini membro della commissione che deve scegliere il nuovo speaker del TG, tenta in ogni modo di parlare a Guglielmo dei suoi dentoni, ma lui – puro come l’acqua di fonte – sentitosi colto in fallo accenna timido ad una lieve imperfezione del suo naso…

Da vedere a intervalli regolari.

Dentone Valli