Mary Tyler Moore

Lo scorso 25 gennaio se ne è andata l’attrice americana Mary Tyler Moore.

Classe 1936, (anche se di una signora non si dovrebbe mai dire l’età) Mary Tyler Moore è stata una delle attrici televisive, e non solo, che più hanno influenzato l’immaginario e il costume del secondo Novecento.

Così come Lucille Ball, la Moore ha rinnovato completamente il ruolo dell’attrice comica, che prima di lei – e prima della Ball – era relegato a brave ma “simpatiche” caratteriste. Con un fisico da vera modella, l’attrice nata a Brooklyn, grazie alla sua bravura si impone nel piccolo schermo come ottima attrice ironica, tanto da ottenere più di uno show tutto personale, e dopo aver fatto da spalla per anni a Dick Van Dyke nel suo famosissimo show.

Il “Mary Tyler Moore Show”, che racconta le vicissitudini lavorative e personali di Mary Richards (la stessa Moore) giornalista televisiva, appare regolarmente dal 1970 al 1977, riscuotendo un grande successo e dando luogo a vari spin-off (“Rhoda” su tutti).

Come solo le grandi personalità dello spettacolo sanno fare la Moore, alla fine degli anni Settanta, abbandona la comicità e si cimenta in uno dei ruoli più duri e difficili del cinema drammatico degli anni Ottanta. Presta il suo volto a Beth, la madre gelida e incapace di sentimenti del protagonista del memorabile esordio alla regia di Robert Redford “Gente comune”, premiato con l’Oscar come miglior film. La Moore, candidata come miglior attrice non protagonista, ingiustamente, non vince la statuetta.

Nel corso del tempo, poi, l’attrice sceglierà con cura i suoi impegni in televisione e al cinema, fino alla serie “Hot in Cleveland” nella quale apparirà fino al 2013.

Se il suo aspetto da top model, forse, l’ha portata davanti alle telecamere, la sua grande bravura e il suo ironico – e più raramente drammatico – talento ce l’hanno tenuta davanti per oltre cinquant’anni, senza mai usare la sua bellezza come punto di forza.

E’ grazie anche a figure come la sua che il ruolo sociale e culturale delle donne ha fatto un importante passo in avanti verso la vera emancipazione, allontanandosi dall’oscuro baratro del becero maschilismo.

Addio a Umberto Eco

Umberto Eco

Ieri sera si è spento Umberto Eco, e quindi noi oggi siamo un Paese molto più povero.

Al momento ci sono centinai di siti e blog, molto più blasonati e titolati del mio, che sviscerano la carriera, i saggi e gli scritti di Eco.

Io, perciò, voglio solo parlare della perdita di un grande intellettuale, di come oggi io mi senta, proprio come se avessi appena ricevuto la notizia della scomparsa dell’unico professore che sui banchi di scuola era riuscito ha trasmettermi la voglia di imparare e mi aveva aperto il cervello.

Io che non ho mai avuto il piacere e l’onore di conoscerlo personalmente, mi sento in lutto lo stesso, perché Eco era un 84enne con la voglia di imparare e provare di un adolescente.

Il recente strappo con la Bompiani-Mondadori è solo l’ultimo esempio. Un ragazzo di 84 anni che non aveva paura di ricominciare tutto da capo.

Grande tristezza.

La lettera di Lucia Annibali

Invece che dalla nuove e già vecchie pagine dei libri scritti – almeno ufficialmente – dai banali e fatui “esordienti” o “giovani” scrittori scovati chissà come dalla grandi case editrici italiane, i picchi della nostra letteratura arrivano da altre parti. Buona lettura.

IL 16 APRILE 2013 alle 21.30 sono stata brutalmente aggredita e strappata alla vita. La parte di me che è sopravvissuta ha lottato con tutte le sue forze. Attraverso la speranza ho sopportato i dolori del corpo più intensi e le notti più buie per tornare alla vita. E in parte ce l’ho fatta. La strada è ancora lunga… ma quest’anno, per il mio compleanno, oggi 18 settembre, voglio festeggiare per celebrare la vita, l’amore e l’amicizia. Voglio ringraziare, con il cuore traboccante d’amore, i miei medici di Parma che stanno avendo cura di me, rendendo possibile il miracolo. Voglio raggiungere con un forte abbraccio la mia famiglia e i miei amici perché sono stati la ragione della mia lotta. E sono grata a tutte le persone che ho incontrato, a chi ha avuto un pensiero per me, per aver reso incredibile il mio viaggio di ritorno. A quelle donne schiacciate da uomini inetti e incapaci di convivere con le proprie fragilità, dico di volersi bene, tanto, tantissimo! Di lottare e credere in se stesse, nelle proprie idee e in ciò che suggerisce loro il cuore. È in questi luoghi che si trova la verità, non nelle parole che escono dalla bocca di quegli uomini. Comunque vada, ne sarà valsa la pena perché ogni atto di violenza non dipende mai dalla donna che ama l’uomo sbagliato, ma dall’uomo inetto che lo commette. Agli ustionati come me dico di tenere duro e avere pazienza, tanta pazienza. Sopportiamo il martirio del corpo e curiamo la ferita dell’anima, coltivando la speranza tutti i giorni perché ogni giorno è un passo verso la guarigione: ogni giorno è un po’ più facile di quello precedente. E impariamo che la nostra identità non è data dall’aspetto esteriore, ma da quello che c’è nel nostro cervello e nel nostro cuore. Infine, a me stessa, dico… Buon 36esimo compleanno Luci!!!

Lucia Annibali

Il link all’articolo che contiene la lettera è:

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2013/09/18/951917-lettera-lucia-annibali-acido-non-puo-sfigurare-cuore.shtml