
(La Nave di Teso, 2018)
“L’Isola degli Idealisti” è un’opera peculiare nel panorama letterario del grande Giorgio Scerbanenco, autore principalmente noto per i suoi memorabili noir metropolitani ambientati nella Milano degli anni Sessanta.
Ritrovato quasi casualmente e pubblicato per la prima volta postumo nel 1973, questo romanzo – che molto probabilmente era stato commissionato dal “Corriere della Sera” per uscire a puntate – si discosta dal filone dei grandi e indimenticabili gialli con il detective Duca Lamberti come “Venere privata“; “I milanesi ammazzano al sabato”, “I ragazzi del massacro”e “Traditori di tutti“, per esplorare tematiche più filosofiche e speculative.
La storia è ambientata negli anni Trenta del secolo scorso sul Ginestrin, una piccola e remota isola sul lago d’Iseo, dove Antonio assieme ai suoi figli Carla e Celestino hanno cercato di creare una sorta di società utopica basata su ideali di giustizia, uguaglianza e libertà. Scerbanenco descrive con lucidità il progressivo sgretolamento di questo esperimento sociale, man mano che le contraddizioni interne, i conflitti personali e le debolezze umane emergono tra i protagonisti a causa dell’arrivo di Beatrice e Carlo, due topi d’albergo braccati dai Carabinieri.
La prosa di Scerbanenco mantiene la sua caratteristica asciuttezza anche in questo contesto inusuale, con dialoghi incisivi e una narrazione che procede implacabile verso la disillusione. L’autore dimostra una notevole capacità nell’analizzare la psicologia dei personaggi, mettendo a nudo idealismi, ambizioni e paure.
Particolarmente efficace è il modo in cui Scerbanenco esplora il divario tra le aspirazioni nobili e la realtà pratica, tra i principi astratti e le necessità concrete dell’esistenza quotidiana. Il romanzo si trasforma così in una riflessione amara sulla condizione umana e sui limiti intrinseci di qualsiasi utopia. Ma non manca comunque una speranza.
“L’Isola degli Idealisti” rappresenta un tassello importante per comprendere appieno la versatilità di Scerbanenco come scrittore, la sua visione disincantata del mondo e la sua profonda comprensione delle dinamiche sociali. Un’opera che, pur non raggiungendo la popolarità dei suoi noir, merita di essere riscoperta per la sua analisi spietata delle illusioni collettive e individuali.
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