
(Bompiani, 2017)
Tra i tanti straordinari racconti che John Steinbeck ha regalato al mondo, “La corriera stravagante” del 1947 è uno di quei romanzi che, pur restando nell’ombra dei suoi capolavori più celebrati, riesce a toccare corde profonde dell’animo umano. Perché Steinbeck, come pochi altri, è stato capace di raccontare non solo le storie, ma soprattutto le persone.
In questo romanzo corale, l’autore americano mette in scena un’umanità apparentemente semplice ma straordinariamente complessa, che viaggia su un autobus malconcio tra polverose strade della California. Alla guida c’è Juan Chicoy, un uomo disilluso ma ancora capace di tenere salda la rotta, almeno nel tragitto quotidiano e nel rapporto con sua moglie Alice. Attorno a lui, passeggeri di ogni tipo: come la giovane e bella Camille Oaks, che proprio per il suo aspetto ha dovuto cedere alla feroce società patriarcale in cui è costretta a vivere diventando una spogliarellista; o il cinico ma perbenista industriale Elliott Pritchard, specchio di un’America che corre verso il futuro a scapito dei più deboli; e altre anime in cerca di risposte, o forse anche solo di un po’ di pace.
Steinbeck è un maestro nel tratteggiare i dettagli della psiche e nel rendere universale il particolare. I suoi personaggi non sono solo figure su una pagina, ma riflessi vivi di chi siamo o di chi potremmo diventare. Con la sua prosa asciutta e diretta, che lascia sempre spazio a un’ironia sottile e malinconica, lo scrittore ci accompagna in un viaggio dove il vero protagonista non è l’autobus, ma la fragilità umana.
“La corriera stravagante” è un ritratto perfetto di quell’America che Steinbeck ha sempre saputo raccontare meglio di chiunque altro: un paese vasto e ricco di contraddizioni, abitato da persone che cercano di andare avanti nonostante le difficoltà. Il romanzo non ha l’epicità di “Furore” né l’intensità tragica di “Uomini e topi“, ma nel suo piccolo offre uno spaccato altrettanto vivido e sincero della vita.
Con questo libro, Steinbeck conferma di essere un grande cronista dell’anima: un autore capace di vedere al di là delle apparenze e di raccontare, con una lucidità che non rinuncia mai alla tenerezza, le debolezze e le speranze che ci rendono umani.
Un viaggio da intraprendere, pagina dopo pagina, senza fretta ma con il cuore aperto.
Nel 1957 Victor Vicas realizza l’adattamento cinematografico dal titolo “Fermata per 12 ore” con Joan Collins e Jayne Mansfield.
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