
(Italia, 1989)
Nel 1989 Maurizio Nichetti confeziona un piccolo gioiello di satira cinematografica che oggi, a distanza di oltre trent’anni, suona tragicamente profetico. “Ladri di saponette” è molto più di un omaggio ironico al capolavoro neorealista “Ladri di biciclette” del maestro Vittorio De Sica: è una riflessione amara e intelligente su come la televisione commerciale abbia corrotto, soprattuto negli edonistici anni Ottanta, l’arte del cinema.
La premessa è geniale nella sua semplicità: un regista (lo stesso Nichetti) assiste impotente alla trasmissione del suo film neorealista in bianco e nero, costantemente interrotto dalla pubblicità. Ma ecco che i confini tra realtà e finzione iniziano a dissolversi, e i personaggi degli spot pubblicitari invadono letteralmente la pellicola, contaminandola con i loro colori sgargianti e i loro messaggi consumistici.
È un film che parla della Milano degli anni Ottanta – che poi venne ribattezzata la “Milano da bere” proprio grazie ad un famoso spot televisivo – ma che potrebbe benissimo ambientarsi nella nostra epoca di streaming e pubblicità indiretta. Nichetti, con la sua consueta eleganza visiva e il suo umorismo mai banale, costruisce una parabola sulla perdita di purezza del cinema, trasformato in merce da vendere tra un detersivo e una merendina.
La forza di “Ladri di saponette” sta nella sua capacità di essere contemporaneamente divertente e malinconico. Mentre ridiamo delle surreali interazioni tra i protagonisti del film-nel-film e i personaggi pubblicitari, non possiamo non riflettere su quanto la logica commerciale abbia effettivamente colonizzato l’immaginario collettivo.
Maurizio Nichetti – che scrive il film insieme a Mauro Monti – dimostra ancora una volta di essere uno dei nostri registi più sottovalutati, capace di coniugare sperimentazione formale e accessibilità popolare. Il suo cinema non ha mai la pretesa di essere rivoluzionario, ma possiede quella rara qualità di saper guardare il mondo con occhi lucidi e disincantati, senza mai perdere la leggerezza.
Nel cast devono essere ricordati Caterina Sylos Labini, Renato Scarpa, Lella Costa e Claudio G. Fava nel ruolo di se stesso.
In un’epoca in cui quasi tutte le piattaforme di streaming interrompono i film e le serie con le loro notifiche e i social media frammentano ogni narrazione in clip di pochi secondi, “Ladri di saponette” appare come un monito ancora attuale: quando la pubblicità diventa protagonista, il cinema rischia di perdere la sua anima.
Un piccolo capolavoro di intelligenza e poesia, da riscoprire.
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