“California Suite” di Herbert Ross

(USA, 1978)

In alcune lussuose suite di un grande albergo di Beverly Hills si consumano le più basse, dure ma anche divertenti miserie umane di alcuni suoi ospiti. Neil Simon firma la sceneggiatura di questo ennesimo adattamento di una sua opera teatrale diretto da un grande artigiano del cinema come Herbert Ross.

Hannah (una splendida, in tutti i sensi, Jane Fonda) e il suo ex marito Bill (Alan Alda) si incontrano dopo quasi dieci anni dal divorzio, per discutere l’affidamento dell’ultimo anno da minorenne della loro unica figlia Jenny (Dana Plato).

Diana Barrie (una strepitosa Maggie Smith, che vincerà l’Oscar come miglior attrice non protagonista, il secondo nella sua lunghissima carriera) arriva a Los Angeles per partecipare alla notte degli Oscar, è la favorita per la statuetta come miglior attrice non protagonista (il fato è sempre il fato!). Ad accompagnarla c’è suo marito Sidney Cochran (un forse ancora più bravo Michael Caine) ex attore e ora antiquario, con il quale ha un lungo e problematico rapporto personale. Nonostante tutto Sidney sarà l’unico capace di raccogliere i pezzi di Diana sconfitta alla cerimonia…

Marvin (un irresistibile, come sempre, Walter Matthau) arriva a Beverly Hills per la prima comunione del figlio di suo fratello Harry (Herb Edelman). Marvin non viaggia mai in aereo assieme alla moglie Millie (una grande Elaine May) per paura di rendere con un solo incidente i loro figli orfani. Così lei lo raggiungerà il giorno dopo, qualche ora prima della cerimonia. La sera i due fratelli la passano ricordando i bei vecchi tempi e quando Marvin torna alticcio nella sua suite ci trova una sorpresa di Harry: una escort (che allora si chiamavano squillo). Il problema arriva la mattina dopo quando Marvin si sveglia accanto alla ragazza, ancora totalmente ubriaca, e alla porta bussa Millie…

I medici Gump (Richard Pryor) e Panama (Bill Cosby), colleghi di ospedale a Chicago, con le rispettive consorti stanno passando gli ultimi giorni di una vacanza insieme. I numerosi piccoli incidenti avvenuti nel corso delle ferie hanno fatto venire a galla la grande competizione fra i due dottori che esplode incontenibile quando la prenotazione della suite dei coniugi Gump non risulta. Mentre i Panama si godono la loro splendida suite, i Gump devono passare la notte in una piccola e allagata camera di servizio…

I vari episodi non sono così nettamente divisi, ma temporalmente incastrati uno dentro l’altro. L’ordine è quello dal più drammatico a quello più comico. Tutti gli attori dimostrano indiscutibilmente la loro bravura recitando un testo che non perde smalto col passare degli anni.

 

“Appartamento al Plaza” di Arthur Hiller

(USA, 1971)

Il maestro Neil Simon ci parla di matrimonio, e lo fa con tutta la sua ironia, sagacia e ovviamente cattiveria. E’ lui stesso a scrivere la sceneggiatura di questo adattamento del suo omonimo lavoro teatrale “Appartamento al Plaza”.

Il grande e famoso hotel di New York non è più quel lussuoso paradiso sulla terra delle scene iniziali di “A piedi nudi nel parco”. C’è stata la contestazione (…sob…) che comunque ha messo in crisi le fondamenta della società e della famiglia tradizionale, e fra queste in primis il matrimonio.

Così Simon ci racconta in tre episodi il matrimonio fallito, quello tradito e quello temuto. A vestire i panni dei tre protagonisti maschili è uno strepitoso Walter Matthau che qui sembra nato apposta per interpretare Neil Simon.

Sue compagne di scena sono: una bravissima Maureen Stapleton (Oscar come miglior attrice non protagonista per “Reds”) nei panni della moglie fallita. Barbara Harris (nota attrice comica di teatro e collega nella Broadway dei primi anni Sessanta di attori come Elaine May o Mike Nichols) in quelli della moglie traditrice. E Lee Grant (Oscar come migliore attrice non protagonista per “Shampoo”) in quelli della madre di una ragazza che teme il matrimonio, visto come è diventato quello dei suoi genitori…

Se Neil Simon è sempre lui, Walter Matthau – qui doppiato superbamente da Gianrico Tedeschi – è inarrivabile.

“Il rompicuori” di Elaine May

(USA, 1972)

La grande Elaine May dirige questa cattivissima commedia la cui sceneggiatura è scritta da Neil Simon, tratta dal racconto di Bruce Jay Friedman “A Change of Plan”.

Lenny Cantrow (un grande Charles Grodin, fra i più bravi attori comici americani che parteciperà poi a commedie campioni d’incassi come “Il paradiso può attendere”, “La signora in rosso” e “Prima di mezzanotte”) è un uomo deciso e volitivo. Così, poco dopo aver conosciuto Lila (Jeannie Berlin) decide di sposarla. Ma l’impulsività, spesso, è una cattiva consigliera. Appena partito per il viaggio di nozze, e inaugurata così ufficiliamente la loro intimità, Lenny infatti inzia a trovare insopportabili sempre più cose della nuova signora Cantrow.

Il primo giorno a Miami Beach, meta della loro Luna di Miele, Lenny incontra casualmente la giovane e avvenente Kelly (Cibyl Shepherd). Visto che poi Lila si scotta sotto al sole ed è costretta a rimanere in camera per qualche giorno, Lenny ne aprofitta per corteggiarla.

A quello che sarebbe dovuto essere il quinto giorno del suo viaggio di nozze, Lenny decide di divorziare. L’ostacolo più grande però non è Lila, ma Mr. Corcoran (Eddie Albert), il padre di Kelly, un ricco squalo della finanza che non intende minimamente concedere a uno come Cantrow la sua unica figlia…

Grande e graffiante commedia sui lati più miseri di un uomo di successo, che rompe molti tabù sul vero, nudo e crudo rapporto fra i due sessi.

Candidato a due Oscar: miglior attrice non protagonista a Jeannie Berlin (figlia nella vita reale della May), e miglior attore non protagonista al bravissmo Eddie Albert. Il film è stato inserito nelle 100 commedie americane più belle di tutti i tempi dall’American Film Insititute.

Per la chicca: nel 2007 Peter e Bobby Farrelly girano il remake con Ben Stiller intitolato “Lo spaccacuori”.

Il rompicuori

“A piedi nudi nel parco” di Gene Saks

A piedi nudi nel parco Loc

(USA, 1967)

Questo film di Gene Saks sta per compiere mezzo secolo ma, grazie alla sua scrittura e alla bravura dei suoi protagonisti, è sempre fresco e brillante. E’ vero che l’omonima commedia – scritta da Neil Simon nel 1963 e diretta in teatro da Mike Nichols –  è uno dei capolavori comici del XX secolo, ma la classe non è acqua e basta un niente per rovinare un adattamento. Ma Saks coglie a pieno lo spirito innovativo del testo di Simon e, soprattutto, la sua freschezza. Non a caso per il ruolo di Paul sceglie lo stesso giovane attore che da quattro anni lo interpreta in teatro: Robert Redford, mentre per quello di Corie la giovane ma già conosciuta Jane Fonda, che con Redford aveva lavorato ne “La Caccia” di Arthur Penn.

Il resto è storia del cinema: con alcune battute davvero memorabili, le gambe infinte di Jane Fonda, lo sguardo irresistibile di Robert Redford e soprattutto una grande anticipazione. Proprio alla vigilia di quell’infausto 1968 – al quale ancora qualche triste nostalgico si aggrappa disperato – Neil Simon ci dice quale potrà essere una delle vere rivoluzioni sociali: la pacata e morigerata normalità nel rapporto di coppia. Lui si che è un genio rivoluzionario!

A piedi nudi nel parco

“Quel giardino di aranci fatti in casa” di Herbert Ross

Quel giardino di aranci Loc

(USA, 1982)

E’ vero che portare sul grande schermo una commedia di Neil Simon è apparentemente una cosa molto facile, ma solo la grande maestria di Herbert Ross riusciva a farlo senza far trasparire l’impronta nettamente teatrale del soggetto. E’ il caso di questo delizioso film dei primi anni Ottanta in cui giganteggia un grande Walter Matthau nei panni di Herbert Tucker, sceneggiatore hollywoodiano in crisi che riceve la visita della figlia 19enne Libby (una brava Dinah Manof, già Marty Maraschino in “Grease”) che non vede da sedici anni. Oltre a confermare la teoria seconda la quale un grande attore comico possiede anche le corde del drammatico, “Quel giardino di aranci fatti in casa” ci parla dei problematici e – troppo spesso – dolorosi rapporti familiari con quella leggerezza e ironia di cui solo Neil Simon è capace. Da vedere appena passa in tv.