“Non ci resta che vincere” di Javier Fesser

(Spagna, 2018)

Ci sono film che si ricordano per l’intrattenimento, altri per il messaggio che lasciano. “Non ci resta che vincere” di Javier Fesser riesce in entrambe le imprese, e lo fa con un’ironia tanto intelligente quanto affilata, capace di toccare le corde del cuore senza mai cadere nella retorica.

Il protagonista Marco Montes, interpretato magistralmente da Javier Gutiérrez, è lo stereotipo dell’uomo pieno di pregiudizi: arrogante, cinico, ossessionato dal successo personale e incapace di guardare oltre il proprio naso. Quando la vita lo costringe, per un provvedimento giudiziario, a diventare l’allenatore di una squadra di basket composta da persone con disabilità intellettive, Marco si ritrova catapultato in un mondo che non comprende e che inizialmente disprezza.

Ma il vero punto di forza di “Non ci resta che vincere” non sta tanto nella redenzione del protagonista – una parabola tutto sommato prevedibile – quanto nel feroce sberleffo che Fesser riserva a chi, come Marco, vive intrappolato nei propri pregiudizi. Ogni scena è un dito puntato contro chi, spesso anche inconsapevolmente, si crede “normale” o “superiore”. Il film non si limita a celebrare la diversità, ma si diverte a demolire, con sarcasmo pungente, l’ipocrisia e l’arroganza di chi non è capace di accettarla.

Il regista sceglie di affidare i ruoli dei giocatori a persone realmente affette da disabilità intellettive, regalando al film un’autenticità rara. E qui sta la magia: i veri protagonisti non sono mai vittime o macchiette, ma persone vere, con i loro sogni, difetti e qualità, che conquistano lo spettatore con la loro semplicità e umanità.

Dal punto di vista tecnico, Fesser alterna con grande maestria momenti di irresistibile comicità a scene di intensa emotività. La risata è sempre dietro l’angolo, ma non è mai gratuita: ogni battuta e ogni situazione sono studiate per ribaltare il punto di vista dello spettatore, costringendolo a interrogarsi sui propri pregiudizi.

“Non ci resta che vincere” è molto più di un omaggio alle persone con disabilità. È una satira spietata di una società che troppo spesso cerca di etichettare e categorizzare tutto ciò che non comprende. Con una delicatezza disarmante e un’ironia feroce, il film ci invita a riflettere su chi ha davvero il “problema”: coloro che sono considerati “diversi” o chi si crede superiore senza motivo?

Con questo film, Javier Fesser – che scrive la sceneggiatura assieme a David Marqués – ci ricorda che l’inclusione non è una concessione, ma un atto dovuto. E lo fa con una risata che, proprio come le migliori, nasce dal cuore e arriva al cervello. Non è un caso che nel 2023 Bobby Farrelly – fra i più graffianti cineasti contemporanei scagliati contro i pregiudizi vero le persone con disabilità – realizza “Campioni” (fedele al titolo originale spagnolo “Campeones”) il remake ambientato negli Stati Uniti con Woody Harrelson come protagonista.

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“Radio America” di Robert Altman

(USA, 2006)

“A Prairie Home Companion” (che è anche il titolo originale del film) è stato per oltre quarant’anni uno dei programmi radiofonici dal vivo più noti degli Stati Uniti, trasmesso su oltre 690 stazioni con picchi fino a quattro milioni di ascoltatori settimanali. Noto sia per i suoi ospiti musicali, in particolare musicisti folk e tradizionali, che per i “drammi” radiofonici a base di ironia e comicità classica.

A condurlo e scriverlo, dal 1974 al 2016, è stato il poliedrico Garrison Keillor. E’ lo stesso Keillor che propone al grande Robert Altman una sua sceneggiatura ispirata al programma. Ma nello script il programma è arrivato alla sua ultima puntata, perché i proprietari della WLT (che produce lo spettacolo e possiede anche il teatro da dove si trasmette, sito in una cittadina del Minnesota) hanno venduto tutto ad una compagnia texana. I nuovi proprietari hanno già deciso di chiudere lo show e realizzare un ampio parcheggio al posto del teatro.

Così seguiamo, quasi in tempo reale, l’ultima puntata di uno show già “defunto”, dove gli autori, i musicisti, così come i tecnici fino al rumorista, non possono opporsi all’inevitabile.

Con un cast straordinario su cui spiccano Meryl Streep, John C. Reilly, Kevin Kline, Woody Harrelson, Lily Tomlin e lo stesso Garrison Keillor (nel ruolo di GK) “Radio America” è anche – purtroppo – l’ultima opera di Altman che scomparirà per una lunga malattia pochi mesi dopo l’uscita della pellicola nelle sale.

Non è un caso, quindi, il personaggio della “donna pericolosa” che si aggira per lo studio, una sorta di “angelo della morte” che con calma e serenità prepara tutti all’ineluttabile. Delizioso e malinconico, questo film ci ricorda che gran regista di classe era Altman, maestro – come pochi altri – di film corali

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“Tre manifesti a Ebbing, Missouri” di Martin McDonagh

(USA, 2017)

Al di là dei numerosissimi premi che ha già vinto (e con l’approssimarsi della consegna degli Oscar 2018, molto probabilmente ancora vincerà) “Tre manifesti a Ebbing, Mossouri” è davvero un gran bel film.

Scritto e diretto da Martin McDonagh, la pellicola – il cui titolo in italiano rispecchia, per una volta correttamente, il titolo originale “Three Billboards Outside Ebbing, Missouri” – ci consegna una prova d’attrice formidabile della già premio Oscar Frances McDormand.

Mildred (la McDormand) decide di affittare per un anno tre grandi cartelli pubblicitari nelle vicinanze della sua casa, nei pressi della piccola cittadina di Ebbing. Sui grandi cartelli fa scrivere tre domande dirette allo sceriffo Willoughby (Woody Harrelson) in relazione allo stato delle indagini sull’assassinio di sua figlia adolescente avvenuto sette mesi prima.

La ragazza, appena uscita di casa, fu rapita, brutalmente seviziata e stuprata mentre moriva, per poi essere data alle fiamme. Willoughby ha battuto tutte le strade, ma purtroppo non è comparso nessun indizio. Se prima tutta la cittadina era spiritualmente con Mildred, il suo gesto, che rovescia ovviamente molta pubblicità negativa sulla Polizia locale, indispettisce molti benpensanti. Ma la donna non ha la minima intenzione di fermarsi…

Strepitosa commedia noir, con un cast davvero superbo che vede oltre alla McDormand e Harrelson, anche un grande Sam Rockwell nei panni dell’ottuso e razzista agente Dickson.

Da vedere.