“Il castello nel cielo” di Hayao Miyazaki

(Giappone, 1986)

Questo splendido lungometraggio animato è il primo prodotto dallo Studio Ghibli. I due maestri del cinema d’animazione giapponese Hayao Miyazaki e Isao Takahata fondarono quella che poi sarebbe diventata una delle case cinematografiche più rilevanti del mondo dei cartoni animati, proprio per realizzare questa storia ispirata a un breve racconto presente ne “I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift. Miyazaki si occupa del soggetto, della sceneggiatura e della regia, mentre Takahata lo produce.

La piccola contadina orfana Sheeta è stata rapita da un gruppo di eleganti quanto volitivi sconosciuti, che le hanno confiscato la pietra azzurra che portava al collo. Pietra che appartiene alla sua famiglia da numerose generazioni. Siamo in quella che potrebbe essere l’Europa negli anni Venti del secolo scorso – periodo tanto amato da Miyazaki – dove però l’aeronautica ha avuto uno sviluppo incredibile. Per questo i rapitori di Sheeta viaggiano su un’enorme aeronave, che improvvisamente viene attaccata da un gruppo di pirati volanti comandanti da Dola, una “signora” decisa e senza scrupoli.

Nel tentativo di fuggire dai suoi rapitori e dai pirati, Sheeta cade nel vuoto. Quando tutto sembra perduto, la pietra azzurra che porta al collo – pietra che prima di fuggire la ragazzina è riuscita a recuperare – illuminandosi la fa lievitare nel vuoto, frenando la sua caduta e facendola atterrare nei pressi della miniera dove lavora il suo coetaneo Pazu. Ed è proprio la pietra azzurra è al centro di una feroce caccia in cui sono stati coinvolti, loro malgrado, i due ragazzini…

Poesia animata allo stato puro grazie alla quale Miyazaki ci ricorda il potere terribile delle armi e la devastazione materiale e morale che lascia ogni tipo di guerra. Da vedere e tenere nella propria videoteca.

“Pom Poko” di Isao Takahata

(Giappone, 1994)

Il Tanuki è un animale leggendario nell’antica cultura giapponese, protagonista di molti racconti e fiabe, che si ispira al vero cane procione tipico proprio dell’Estremo Oriente.

Partendo di un’idea del maestro Hayao Miyazaki, il suo stretto collaboratore – nonché autore di vari capolavori firmati dallo Studio Ghibli come “La storia della principessa splendete”, “La famiglia Yamada” o “Una tomba per le lucciole” – Isao Takahata gira “Pom Poko”, un bel film d’animazione divertente e malinconico allo stesso tempo.

L’idea di Miyazaki prende spunto, a sua volta, da un racconto del poeta, scrittore per ragazzi e agronomo giapponese Kenji Miyazawa (1896-1933), fra le figure più influenti della cultura nipponica del primo Novecento.

Alla fine degli anni Sessanta la collina Tama, situata alla periferia di Tokyo, viene fatta oggetto del progetto di sviluppo urbanistico “New Town” che, per rispondere alla grande richiesta abitativa della capitale giapponese, prevede la costruzione di un enorme quartiere dormitorio. Ciò, purtroppo, a scapito della Natura e di tutti gli animali che da secoli la abitano, come i Tanuki. Ma questi particolari animali, maestri nella secolare arte del mutaforma e del travestimento, non ci stanno e ingaggiano una dura battaglia senza esclusione di colpi contro gli esseri umani…

Splendida metafora della corruzione dell’antica cultura contadina da parte di quella industriale arrogante, superficiale e materiale. Paragonabile, sotto molti punti di vista, al nostro immortale “Il sorpasso” di Dino Risi, “Pom Poko” è un film che a differenza di molti altri prodotti dallo Studio Ghibli, è realizzato quasi esclusivamente per il pubblico giapponese, e per questo è anche un prezioso documento sulla cultura e la vita sociale nipponica.

Come tutti le altre opere firmate Studio Ghibli, da tenere nella propria videoteca.

“La Tartaruga Rossa” di Michaël Dudok de Wit

(Francia/Belgio/Giappone, 2016)

L’olandese Michaël Dudok de Wit (che nel 2001 ha vinto l’Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione con il bellissimo “Father and Doughter”, disponibile su Youtube) nel corso dei decenni, ha collaborato alla realizzazione di alcuni famosi film d’animazione prodotti dalla Disney.

Dopo aver scritto il soggetto de “La Tartaruga Rossa”, ne scrive la sceneggiatura insieme a Pascale Ferran, e riesce a creare una coproduzione internazionale che si appoggia direttamente allo Studio Ghibli. Come produttore e direttore artistico c’è Isao Takahata, antico collaboratore del maestro Hayao Miyazaki, e autore, fra gli altri, de “La storia della Principessa Splendente” del 2013.

Un uomo sopravvive al naufragio della sua barca e si ritrova sulla spiaggia di una piccola isola sperduta nell’immenso oceano. Inizia l’esplorazione del suo nuovo mondo fatto principalmente di una foresta di bambù, una pozza di acqua potabile e alti scogli pericolosi. C’è tutto quello che può farlo sopravvivere senza troppa fatica.

Ma, dopo qualche tempo, la solitudine lo porta a costruire una barca di fortuna per tornare a casa. Il mare è liscio come l’olio e il viaggio sembra iniziare sotto i migliori auspici, ma qualcosa colpisce ripetutamente la zattera fino a distruggerla. L’uomo, che non ha capito cosa è successo, è costretto a tornare a riva. Al terzo tentativo e al terzo naufrago finalmente vede cosa, o meglio chi, gli distrugge tutte le volte la zattera: un’enorme tartaruga rossa che gli si avvicina fissandolo, per poi allontanarsi negli abissi.

L’uomo, disperato e sconfitto, torna sull’isolotto. E proprio quando crede di non avere più speranze, scorge il grande rettile uscire dall’acqua e arrancare sulla sabbia. Fulmineo lo raggiunge e lo capovolge. L’inaspettato trionfo lo incoraggia a costruire una nuova e più grande zattera, proprio accanto alla sua nemica sconfitta. Dopo ore passate sotto il sole cocente, l’uomo si rende conto che la tartaruga non si muove più, e invaso dal senso di colpa la idrata. Ma l’animale non sembra riprendersi, e così l’uomo le costruisce sopra un tetto, fatto di rami, per proteggerla dal sole. Quando tutto sembra inutile, la tartaruga si trasforma in una bellissima ragazza dalla folta e lunga chioma rossa…

Poesia cinematografica pura. Una splendida riflessione sul significato della vita e sull’amore, fatta di immagini e suoni, senza una parola di dialogo. Imperdibile. Candidato all’Oscar come miglior film d’animazione.

La Tartaruga Rossa

“I miei vicini Yamada” di Isao Takahata

I miei vicini Yamada Loc

(Giappone, 1999)

Questo particolare lungometraggio animato, prodotto dallo Studio Ghibli nel 1999, è ispirato al manga yonkoma (di quattro vignette) “Nono-chandi Hisaichi Ishii.

Il maestro Isao Takahaka (regista degli splendidi “Una tomba per le lucciole”, “Pom-Poko”, “Pioggia di ricordi” e “La storia della principessa splendente”) adatta per il grande schermo una delle più famose strisce umoristiche che più divertono i giapponesi.

I disegni sono quasi accennati, scarni sono i fondali e l’essenziale visivo è legato all’azione del breve episodio raccontato. Attraverso una lunga serie di piccole storie quortidiane, concatenate le une alle altre, assistamo alla vita di tutti i giorni degli Yamada, tipica famiglia della Tokyo di oggi, e dei suoi cinque membri: nonna Shinge, papà Yakashi, mamma Matsuko, il figlio adolescente Noboru e la piccola Nonoko.

Se volete davvero conoscere la vita comune di una classica famiglia giapponese questo è il film per voi. Non sono molte le pellicole che riescono a mostrare la vera anima dello stile di vita nel Sol Levante, e se ci aggiungiamo poi che è firmato da uno dei maestri dello Studio Ghibli… da vedere.

I miei vicini Yamada

“Pioggia di ricordi” di Isao Takahata

Pioggia di ricordi Loc

(Giappone, 1991)

Questo splendido film del maestro Isao Takahata (autore fra gli altri del sublime “La storia della principessa splendente”) risale addirittura a venticinque anni fa, ma potrebbe essere uscito tranquillamente nelle sale solo la scorsa settimana.

1982, Taeko è una ragazza di 27 anni che lavora alacremente come impiegata in una grande azienda di Tokyo. Single, decide di trascorrere le due settimane di vacanze che le spettano in campagna, ospite della famiglia del fratello di suo cognato – il marito di una delle sue sorelle maggiori – dedita alla coltivazione del cartamo, fiore basico per la creazioni di cosmetici tradizionali.

Alla stazione viene a prenderla Toshio, un cugino del cognato, che aveva visto prima solo un paio di volte. Il duro lavoro nei campi e l’ambiente sereno della campagna portano Taeko a riflettere sulla sua vita frenetica nella città in cui è spesso schiacciata dal lavoro impiegatizio, ma soprattutto a ricordare momenti salienti, spesso felici e a volte tristi, della sua infanzia, confrontandosi anche con Toshio.

Alla fine della vacanza Taeko sarà costretta a fare i conti con la parte dei sogni che aveva da bambina e che non ha potuto o voluto realizzare. Alla stazione – in una bellissima ed emozionante scena finale – Taeko farà la sua scelta…

Per la sua trama insolita per i tempi, “Pioggia d ricordi”, prodotto dallo studio Ghibli, è considerato – giustamente – la pellicola spartiacque degli anime, aprendo un filone intimista e dedicato interamente alla donne che prima era impensabile per un film d’animazione.

Per palati fini e romantici.

Pioggia di ricordi

“Nausicaa della Valle del Vento” di Hayao Miyazaki

Nausicaa Loc

(Giappone, 1984)

Tornato nelle nostre sale, dove rimarrà solo fino a domani, “Nausicaa della Valle del Vento” è forse l’unico vero e proprio manga – nell’accezione nostrana – del geniale maestro dell’animazione che è Hayao Miyazaki, ispirato direttamente dalle sue strisce omonime, pubblicate all’inizio degli anni Ottanta.

Se l’ombra dell’olocausto atomico è presente in molte delle opere del maestro giapponese (per lui che è nato nel 1941 il bombardamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki è molto più di un semplice ricordo), “Nausicaa della Valle del Tempo” parte proprio 1000 anni dopo una disastrosa guerra planetaria.

Gli esseri umani sopravvissuti sono costretti a vivere ai margini del grande e incontenibile Mar Marcio, una sorta di foresta fluviale dominata da insetti di ogni dimensione, alcuni dei quali grandi come edifici.

Le piante del Mar Marcio emettono spore ed esalazioni velenose letali per gli esseri umani che, stolti, pensano di poter risolvere le cose ancora una volta con la violenza…

Grande manifesto ambientalista, venne presentato e supportato dal WWF alla sua uscita.

Anche se ufficialmente lo Studio Ghibli nasce solo nel 1985, “Nausicaa della Valle del Vento” è considerata la sua prima grande opera, frutto del genio e della collaborazione di Miyazaki con l’altro grande animatore nipponico Isao Takahata (regista del recente “Storia della principessa splendente”).

Che aspettate? Vi rimane solo fino a domani per vederlo sul grande schermo!

Nausicaa della Valle del Vento

“La storia della principessa splendente” di Isao Takahata

Principessa Splendente Loc

(Giappone, 2013)

Dal mitico Studio Ghibli di Hayao Miyazaki arriva questo splendido e crepuscolare “La storia della principessa splendente” diretto Isao Takahata, amico e collega di Miyazaki già dai tempi di “Lupin III”.

Se la storia di Gemma di Bambù è affascinante già di per se stessa, con le immagini di Takahata – che a tutti gli effetti sono una vera e propria opera d’arte – e la loro fantastica animazione, parliamo di 137 minuti struggenti e indimenticabili.

La gioia di vivere e di scoprire il mondo “nonostante tutto” caratterizza le opere del maestro Miyazaki, mentre una languida ma irresistibile tristezza segna invece quelle di  Takahata, come nel bellissimo e “Una tomba per le lucciole” sull’immane tragedia di Hiroshima. .

Da vedere.

“Lupin III” di Hayao Miyazaki, Isao Takahata e Masaaka Osumi

Lupin III Loc

(Giappone, 1971-1972)

Il debutto dell’inafferrabile Arsenico Lupin III risale al 1967 sulle pagine del settimanale “Futabasha”, frutto del genio del disegnatore Monkey Punch (al secolo Kazuhiko Katō).

Visto il successo, venne deciso di realizzare una serie animata per la televisione di 23 puntate.

A dirigerla vennero chiamati Isao Takahata, Masaaka Osumi e il grande Hayao Miyazaki.

Di tutte le successive serie e lungometraggi che vennero prodotti, dedicati al ladro più simpatico della storia, questi 23 episodi sono quelli che preferisco in assoluto.

Goemon, Jigen, la prosperosa Fujiko e il grande Zazà Zenigata vivranno mille altre avventure, ma quelle con il buon vecchio Arsenico in giacca verde sono le migliori.