“Aeros” di Antonio Gnecchi, Daniel Ezralow, David Parsons e Moses Pendleton

Aeros Loc

E’ difficile trovare una definizione breve e concisa dello spettacolo “Aeros”, visto che questo contiene e suscita innumerevoli emozioni e sentimenti. E’ danza, è ginnastica, è spettacolo puro e molto altro. Tutto parte da un’idea di Antonio Gnecchi Ruscone e dalle geniali coreografie dei maestri Daniel Ezralow, David Parsons e Moses Pendleton, già menti dei Momix e degli Stomp. Ma non basta, sul palco ad interpretate le coreografie ci sono alcuni dei campioni olimpionici della Federazione Rumena di Ginnastica Artistica, Ritmica ed Aerobica. Una miscela di potenza, grazie e sensualità, non a caso il titolo “Aeros” nasce dalla fusione delle parole “aria” e “eros”. Da vedere.

 

“Sono nata il ventitré” di Teresa Mannino e Giovanna Donini

Sono nata il 23

E’ inutile che ci giriamo intorno, la comicità teatrale o cabarettistica è, soprattutto nel nostro Paese, quasi sempre al maschile. Abbiamo avuto grandi attrici comiche (Monica Vitti su tutte) questo non si discute, ma erano grandi attrici dirette da grandi registi che recitavano testi o sceneggiature di grandi scrittori. Ma la figura del comico nudo e crudo è stata sempre tutta al maschile. Fatta eccezione, nel recente passato, per la grande Anna Marchesini. Teresa Mannino oggi, con il suo “Sono nata il ventitré” – scritto insieme a Giovanna Donini – ci dimostra che – finalmente – anche nel nostro Paese il teatro comico e di cabaret è diventato anche al femminile. Quasi due ore sul palcoscenico senza interruzioni, e senza mai cadere nel banale o nel volgare ammiccante (che non vuol dire non parlare di sesso).

Una bella (e divertente) notizia per la nostra cultura.

“Cabaret” di Joe Masteroff, John Van Drute, Christopher Isherwood e Saverio Marconi

Cabaret Loc

Italia, 2015)

Non è facile confrontarsi con uno dei mostri sacri del musical del Novecento come “Cabaret” (con le muscihe di Joe Masteroff e il testo basato sulla commedia di John Van Drute e sui racconti di Christopher Isherwood), soprattutto per l’inevitabile paragone col film di Bob Fosse del 1972. Ma Saverio Marconi riesce benissimo nell’impresa grazie anche a un cast davvero di qualità su cui emergono la bravissima Giulia Ottonello – nel ruolo di Sally Bowles – e un altrettanto bravo Giampiero Ingrassia in quello del maestro di cerimonie, che nel film di Fosse è interpretato da Joel Grey (che si aggiudicherà l’Oscar come miglior attore non protagonista).

Questa bella edizione ci ricorda la grande tradizione del musical nel nostro Paese, che è ancora capace di sfornare artisti in grado di confrontarsi con capolavori mondiali.

Se vi state chiedendo perché proprio oggi parlo di questo spettacolo …è proprio il caso che andiate a vederlo!

“Billy Elliot il musical” di Lee Hall e Massimo Romeo Piparo

Billy Elliot il musical Locandina

Devo ammettere che quando vidi al cinema il film originale del 2000, in controtendenza alla stragrande maggioranza dei giudizi di amici e conoscenti, non mi appassionò più di tanto. Il portare sul grande schermo la vera storia del ballerino Philip Mosley mi sembrò solo una scusa per ribadire il dramma sociale che la simpatica Lady di Ferro contribuì a creare durante il suo mandato, e già molto bene rievocato con il bellissimo “Grazie, signora Thatcher”.

Ma, gente, lo spettacolo musicale – che certamente è costruito su quello inglese che ha riscosso un successo planetario grazie anche alle musiche di Elton John – che ha messo in scena Massimo Romeo Piparo è davvero entusiasmante. Grazie a un bravissimo cast in cui spicca Alessandro Frola (classe 2000) nei panni di Billy Elliot e Christian Roberto (classe 2001) in quelli del suo amico Michael, assistiamo a due ore e quarto di musical di alto livello. Tutto cantato e – ovviamente – ballato dal vivo.

Allora ci sono attori italiani bravi a recitare, cantare e ballare dal vivo…