“My Name Is Loh Kiwan” di Kim Hee Jin

(Corea del Sud, 2024)

L’amore, quando arriva, spesso lo fa con una forza che travolge ogni cosa: distanze, differenze culturali e, a volte, anche le nostre paure più radicate così come i nostri dolori più profondi. È proprio questa la grande lezione che il regista sudcoreano Kim Hee Jin ci offre con il suo emozionante lungometraggio “My Name Is Loh Kiwan”.

Il film racconta la storia di Loh Kiwan (Song Joong-ki), un giovane nordcoreano che fugge dal suo Paese alla ricerca di una nuova esistenza in Belgio, dove spera di vivere una vita dignitosa, come promesso a sua madre in punto di morte, nel pieno rispetto dei diritti e dei doveri di un cittadino uguale agli altri.

Durante il suo viaggio, però, non solo deve fare i conti con il peso del proprio passato e con le difficoltà di integrazione in un mondo completamente diverso dove non è vero che tutti hanno gli stessi diritti, ma anche con un amore inatteso e travolgente: quello per Ma Ri (Choi Sung Eun), una ragazza, anche lei di origini nordcoreane e naturalizzata belga, tormentata da cicatrici interiori e da un’esistenza in bilico.

Hee Jin costruisce un racconto intimo e al tempo stesso universale, dove le vicende personali dei due protagonisti diventano un pretesto per esplorare temi complessi e attuali, come l’identità, l’appartenenza, il diritto a una vita dignitosa e alla felicità. La regia è asciutta ma intensa, e utilizza le atmosfere malinconiche delle periferie belghe per sottolineare il senso di alienazione che pervade le vite di Loh e Ma Ri, stranieri in una terra straniera che non si sforza minimamente di accoglierli se non per sfruttarli.

I due protagonisti, interpretati magistralmente da Song Joong Ki e Choi Sung Eun, regalano al pubblico una prova che tocca corde profonde. La loro chimica sullo schermo è palpabile, e le loro performance riescono a trasmettere ogni sfumatura di un amore che nasce, cresce e lotta contro le difficoltà.

“My Name Is Loh Kiwan” è anche un’opera che invita alla riflessione: il contrasto tra la rigidità del regime nordcoreano e la libertà (spesso solo apparente…) del mondo occidentale mette in luce le grandi contraddizioni della società contemporanea. Hee Jin non scivola mai nel didascalico, ma lascia che siano le immagini e i silenzi a parlare, rendendo la narrazione ancora più potente.

Se il finale può sembrare prevedibile, è la strada percorsa dai personaggi a lasciare il segno: una via fatta di gesti quotidiani, di parole non dette e di piccoli atti di coraggio. Perché in fondo, come ci ricorda questo film, è nelle cose semplici che risiede la vera grandezza dell’amore.

Nel panorama cinematografico internazionale, “My Name Is Loh Kiwan” – scritto dallo stesso Kim Hee Jin assieme a Hae Ji Cho – si distingue per la sua delicatezza e profondità. Un’opera che non si limita a raccontare una storia, ma che ci invita a guardare oltre le nostre barriere, siano esse fisiche o emotive.

Un film da vedere con il cuore aperto, perché è proprio lì che le sue immagini troveranno dimora, e dedicato a chi è costretto a fuggire dalla propria casa per sopravvivere e far sopravvivere anche solo il ricordo delle persone che si sono sacrificate nella speranza di un futuro migliore.

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