“Le stagioni del cuore” di Robert Benton

(USA, 1984)

“Le stagioni del cuore”, scritto e diretto da Robert Benton nel 1984, è un’opera cinematografica profondamente toccante che ritrae con sensibilità e realismo la lotta per la sopravvivenza durante la Grande Depressione americana.

Al centro della storia troviamo Edna Spalding, interpretata magistralmente da Sally Field, una vedova che, dopo la tragica morte del marito sceriffo, si ritrova sola a crescere i suoi due figli in un Texas rurale e ostile degli anni ’30. La sua determinazione a non perdere la fattoria di famiglia la spinge a coltivare cotone con l’aiuto di un vagabondo afroamericano, Moze (Danny Glover), e del giovane non vedente, Mr. Will (un bravissimo John Malkovich, che non a caso venne candidato all’Oscar come miglior attore non protagonista).

La Field offre un’interpretazione straordinaria, che le valse meritatamente la statuetta come miglior attrice protagonista, la seconda della sua carriera. La sua performance riesce a trasmettere sia la vulnerabilità che la forza interiore di Edna, creando un ritratto femminile autentico e indimenticabile.

Benton, che scrive la sceneggiatura ispirata ai suoi ricordi d’infanzia passata nel Texas – script per il quale vincerà l’Oscar – dirige con mano sicura, evitando sentimentalismi facili e concentrandosi invece sulla dignità dei personaggi di fronte alle avversità. La narrazione procede con un ritmo pacato ma mai noioso, permettendo allo spettatore di immergersi completamente nell’America rurale dell’epoca dura, cruda e fortemente razzista.

La fotografia di Néstor Almendros cattura magnificamente i paesaggi texani e ricrea l’atmosfera delle celebri immagini in bianco e nero di Dorothea Lange, che documentarono con lucido realismo la condizione dei contadini durante la Grande Depressione. Come le fotografie della Lange, anche il film riesce a comunicare la dignità umana presente anche nelle situazioni più disperate.

La pellicola affronta temi universali come il razzismo, la resilienza, la solidarietà e la ricerca di una comunità in tempi difficili. Il finale, con la sua scena di comunione simbolica, rimane uno dei momenti più potenti della cinematografia americana, e non solo.

“Le stagioni del cuore” si distingue per la sua autenticità storica e la profondità emotiva, offrendo uno sguardo penetrante su un periodo cruciale della storia americana attraverso il microcosmo di una piccola comunità. Come “Furore” di John Steinbeck, il film riesce a trasformare una storia personale in un’epica americana senza tempo sulla resistenza e la resilienza dello spirito umano di fronte alle avversità.

Da vedere, soprattutto in questi tempi in cui viviamo di fatto una Seconda Grande Depressione.

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“Ma papà ti manda sola?” di Peter Bogdanovich

(USA, 1972)

Hollywood è in piena crisi: i grandi e “vecchi” divi così come i grandi e “vecchi” autori sembrano essere ormai molto lontano dal gusto del pubblico che è cambiato senza che le grandi major siano riuscite ad afferrarlo. E così la nuova linfa vitale della mecca del cinema arriva da quella zona chiamata Off-Hollywood (in chiaro riferimento alla Off-Broadway) dove lavorano attori e autori “fuori” dal sistema che sta inesorabilmente scricchiolando.

Poco prima dell’avvento epocale del Dreamteam formato dalla coppia “stellare” George Lucas-Steven Spielberg, archetipo della Off-Hollywood che diventerà colonna portante della futura Hollywood (circa il 13 percento dei maggiori incassi americani è imputabile proprio a loro due), rinasce la sophisticated comedy con questo “What’s Up Doc?”, nel suo titolo originale.

Peter Bogdanovich scrive il soggetto di una classica commedia degli equivoci e affida a Buck Henry (già sceneggiatore de “Il laureato” di Mike Nichols), David Newman e Robert Benton la sceneggiatura che ammicca palesemente al mitico “Susanna” con Katherine Hepburn e Cary Grant.

Howard Bannister (Ryan O’Neal) è un pacifico e formale musicologo che giunge a San Francisco assieme alla sua austera e volitiva fidanzata Eunice (Madeline Kahn) per conquistare il premio annuale di ventimila dollari creato dal milionario Frederick Larrabee (Austin Pendleton). Bannister è in lizza assieme all’antipatico e saccente Hugh Simon (Kenneth Mars) che è pronto a tutto pur di portarsi a casa i soldi del premio.

Ma sulla sua strada di Bannister incappa in Judy Maxwell (Barbra Streisand) giovane, brillante e indomabile studentessa che decide di aiutarlo a modo suo…

A quasi ormai cinquant’anni questa pellicola è sempre divertente e godibile fino all’ultima scena, grazie sopratutto alla deliziosa interpretazione di tutto il cast al completo. Non è un caso, quindi, che siano presenti alcuni degli attori che parteciperanno poi a storiche produzioni di Mel Brooks come “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” e “Frankenstein Junior“. Kenneth Mars, Liam Dunn e, soprattutto, Madeline Kahn entreranno a far parte della squadra di Brooks e contribuiranno al successo dei suoi film.

Sempre in ruoli comprimari vanno ricordati anche Michael Murphy, Randy Quaid, John Hillerman e Sorrell Booke che qualche anno dopo impersonerà il perfido ma goffo Jefferson Davis Hogg, detto “Boss Hogg” nel telefilm “Hazzard”.