“Alan Ford” di Max Bunker e Magnus

(Mondadori, 2009)

Le prime due storiche puntate di “Alan Ford”, pubblicate nel 1969 dalla casa editrice Editoriale Corno, rappresentano l’esordio di una delle serie fumettistiche più originali e longeve del panorama italiano. Create dal geniale duo composto dallo sceneggiatore Luciano Secchi (Max Bunker) e dal disegnatore Roberto Raviola (Magnus), queste puntate gettano le basi di un universo narrativo destinato a diventare iconico.

Nel primo numero, intitolato “Il gruppo TNT”, facciamo la conoscenza del protagonista Alan Ford, un giovane timido e impacciato che cerca lavoro e finisce casualmente coinvolto nelle attività di un negozio di fiori. Dietro questa facciata si nasconde in realtà il Gruppo TNT, un’improbabile squadra di agenti segreti guidata dal Cariatide, il famigerato Numero Uno ancora non appare.

Magnus offre un disegno dettagliato e dal tratto inconfondibile, che alterna momenti di realismo a deformazioni caricaturali. La caratterizzazione dei personaggi è immediatamente efficace: oltre ad Alan, vediamo il goffo Bob Rock che, per alcuni esperti, ha le sembianze dello stesso Magnus.

L’umorismo è già presente in questa prima avventura, ma in forma più contenuta rispetto agli sviluppi futuri. La trama ruota intorno alla missione iniziale di Alan che per un banale scambio di persona approda nel gruppo, presentando un’America grottesca, ben diversa da quella glorificata nei media dell’epoca.

Nel secondo numero, “Il dente cariato”, la caratterizzazione satirica e surreale della serie si accentua. La storia coinvolge un microfilm nascosto nel dente di un cadavere che i nostri agenti devono recuperare. Qui emerge più chiaramente il tono parodistico nei confronti dei fumetti e dei film di spionaggio allora in voga.

In questa puntata si delinea meglio la personalità di Alan Ford, ancora lontana dall’irriverenza che svilupperà in seguito, e si consolidano le dinamiche del gruppo. Magnus esplora con maggiore libertà il suo stile grafico, alternando inquadrature cinematografiche a vignette più caricaturali.

Ciò che colpisce di queste prime due uscite è la freschezza e l’originalità dell’approccio. Il duo Bunker-Magnus si distacca nettamente dai canoni del fumetto avventuroso italiano dell’epoca, proponendo un’ambientazione contemporanea, personaggi anti-eroici e una satira sociale che, pur essendo ancora in fase embrionale, si farà sempre più caustica.

La volontà di sovvertire i cliché è evidente già da queste prime storie: i protagonisti sono tutt’altro che eroici, le missioni spesso falliscono o si risolvono per caso, e l’America viene rappresentata con i suoi lati oscuri di corruzione e disuguaglianza.

Queste prime due puntate rappresentano l’inizio di una serie che evolverà notevolmente nei numeri successivi, raggiungendo il suo apice creativo negli anni ’70, quando il sodalizio tra Bunker e Magnus sarà pienamente maturo e l’impronta satirica diventerà più incisiva.

Per la chicca: lo stesso Bunker, in varie occasioni, rivelò che l’aspetto di Alan Ford venne ispirato da quello dell’attore britannico Peter O’Toole nel film “James Bond 007 – Casino Royale” realizzato nel 1967.

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