
(La nave di Teseo, 2025)
Joséphine è ormai una donna adulta, ma ricorda ancora molto bene la famigerata gita alla zoo fatta assieme alla sua classe molti anni prima, nei giorni che precedevano il Natale, gita che ha segnato la vita di alcune persone e che tutta la cittadina ancora ricorda molto bene.
Così torniamo indietro nel tempo e assistiamo al viaggio a ritroso che Joséphine, ancora bambina, fa con i suoi genitori per narrare loro gli eventi che hanno portato all’incredibile giornata passata al giardino zoologico della città assieme a tutta la scolaresca.
Le cose hanno iniziato a prendere un strana piega quando, qualche mese prima, la bambina e tutti gli altri alunni della classe speciale che frequentava, un lunedì mattina hanno trovato la loro piccola scuola allagata. Qualcuno, a partire dall’inizio del weekend, aveva otturato gli scarichi dei lavandini nel bagno e lasciato volontariamente i rubinetti aperti.
La signorina Jennings, la loro insegnante, era disperata ma fortunatamente il direttore della limitrofa scuola per alunne e alunni “normali” si è offerto di ospitarli fino a quando l’edificio non sarebbe tornato agibile. Ma Joséphine e i suoi compagni di classe avevano la seria intenzione di scoprire comunque chi e perché aveva boicottato le loro lezioni.
A complicare la situazione ci sono messe due cose: l’arroganza e l’intolleranza di alcuni alunni “normali” nei loro confronti – Joséphine e i suoi compagni venivano chiamati fin troppo spesso quelli “strambi”, tanto per fare un esempio – e la goffaggine del direttore dell’istituto le cui ingenue idee per la loro integrazione finivano sempre in un disastro…
Piacevole breve romanzo che ci parla di tolleranza e integrazione in uno stile “infantile” del tutto simile a quello dello scrittore svedese Fredrick Backman in generale, ma nello specifico soprattutto nel suo romanzo “Mia nonna saluta e chiede scusa” del 2016.
Lo svizzero Joël Dicker, infatti, abbandona il giallo thriller e il suo solito stile – cose che gli hanno donato fama internazionale – per raccontarci una piccola vicenda intima e delicata, il cui mistero alla fine è poco rilevante, al contrario dei sentimenti e delle emozioni.
La scelta di un linguaggio apparentemente basico e naif si accompagna bene con le intenzioni dell’autore che – come scrive nella postfazione – desiderava scrivere: “Un libro che faccia venir voglia di leggere e da far leggere a tutti, senza distinzioni. E che ci permetta di ritrovarci. Sul serio“.
Da leggere, soprattutto quando abbiamo bisogno di riconciliarci con il mondo.
Iscriviti e ascolta gratuitamente questa e altre recensioni di libri, film e serie tv sul podcast “La Foglia d’Acanto” disponibile su podCloud Castopod Spotify YouTube e Amazon Music.