“Ferrovie del Messico” di Gian Marco Griffi

(Laurana Editore, 2023)

Ci sono romanzi che arrivano e – …fortunatamente! – sovvertono tutto quello che credevamo di sapere sul mercato editoriale. “Ferrovie del Messico” di Gian Marco Griffi è uno di questi: oltre 800 pagine scritte da un autore completamente sconosciuto che è riuscito nell’impresa di conquistare lettori e critica in un’epoca dove sembrava impossibile. Un caso editoriale che ha fatto del passaparola tra lettori il suo vero motore, dimostrando che esiste ancora spazio per la letteratura ambiziosa e complessa.

La trama, almeno sulla carta, sembra quasi banale: Francesco detto “Cesco” Magetti, soldato della Guardia nazionale repubblicana Ferroviaria ad Asti nel 1944, riceve l’incarico di ricostruire la mappa ferroviaria del Messico per un motivo strategico che arriva direttamente dal cuore del Terzo Reich. Ma Griffi trasforma questa premessa in qualcosa di straordinario, creando un universo narrativo che abbraccia epoche diverse, personaggi memorabili e una stratificazione di storie che si richiamano e si specchiano continuamente.

Parlare di questo romanzo è come cercare di afferrare il vento: la sua forza sta proprio nel perdersi, nel rincorrere, nel disordine spazio-temporale che confonde realtà e fantasia fino al punto di non distinguerle più. E le 800 pagine, che potrebbero spaventare, diventano invece una rivelazione. Griffi ha scritto un grande romanzo corale, spassoso e commovente, tragico e profondo, realistico e fantastico, avvincente e senza tregua.

La scrittura di Griffi è il vero collante di questo mondo narrativo dilatato. L’autore padroneggia registri diversi con una naturalezza che stupisce, passando dal colloquiale al poetico, creando una musicalità che tiene desta l’attenzione per tutte le 800 pagine. La lingua è quasi parlata, sempre cordiale tanto nel registro leggero quanto in quello drammatico. Particolarmente memorabili sono gli elenchi infiniti – pagine intere dedicate all’accumulo di descrizioni, colori, figure mitologiche, espressioni gergali – che rappresentano forse i momenti più intensi dell’intera opera.

Il successo di “Ferrovie del Messico” rappresenta una fantastica anomalia nel panorama editoriale contemporaneo, un’anomalia che ci fa riflettere. In un mercato che spesso privilegia nomi noti e opere agili, questo romanzo monumentale ha dimostrato che i lettori sono ancora disposti a immergersi in opere totalizzanti, capaci di restituire la complessità dell’esperienza umana attraverso la potenza della parola scritta.

Il fenomeno Griffi riapre un dibattito fondamentale: in un’epoca di narrazioni frammentarie e consumo veloce, forse quello che mancava non erano i lettori disposti ad affrontare la complessità …ma gli editori disposti a scommetterci. E questo romanzo, diffusosi di mano in mano, conquistando anche chi era intimidito dalla sua mole imponente, lo dimostra in maniera inequivocabile.

Un romanzo che resterà negli annali, non solo del 2023, ma della letteratura italiana contemporanea. Da leggere.

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