“Evviva il nostro eroe” di Preston Sturges

(USA, 1944)

Nel pieno del secondo conflitto mondiale, quando Hollywood sfornava a getto continuo pellicole patriottiche e retoriche sulla grandezza degli Stati Uniti in guerra, Preston Sturges aveva il coraggio di girare una delle sue più taglienti satire sul culto dell’eroismo e sulla propensione, tutta americana, per l’idolatria dei falsi miti.

“Evviva il nostro eroe” del 1944 è un film che, ad ogni sua visione, ci costringe a riflettere sulla natura della verità e sulla pericolosa facilità con cui una comunità può trasformare una menzogna in leggenda. Il protagonista, Woodrow Lafayette Pershing Truesmith – nome già di per sé una dichiarazione d’intenti – interpretato da un Eddie Bracken in stato di grazia, è un giovane congedato dai Marines per febbre da fieno prima ancora di vedere l’azione. La sua vergogna è tale da impedirgli il ritorno nella città natale, fino a quando un gruppo di veri Marines, mossi da compassione, non orchestra un’elaborata messa in scena per farlo apparire come un eroe di guerra.

Quello che segue è un crescendo di malintesi e di bugie che si autoalimentano, dove la piccola città di Oakridge trasforma il timido Woodrow in un simbolo vivente del coraggio americano. Ma Sturges, maestro dell’ironia più sottile, non si accontenta di una semplice farsa. La sua pellicola diventa un’allegoria amara sui meccanismi della propaganda e sulla facilità con cui l’opinione pubblica può essere manipolata.

Il genio di Sturges sta nel dosare perfettamente commedia e dramma, nel costruire una narrazione che fa ridere ma che allo stesso tempo disturba. Il suo sguardo sulla società americana è quello di un anatomista che seziona con precisione chirurgica le ipocrisie del patriottismo di facciata. Ogni personaggio secondario è un piccolo capolavoro di caratterizzazione: dalla madre adorante alle autorità locali che vedono nel presunto eroe un’opportunità politica, fino ai veri Marines che diventano complici involontari di una finzione che li supera.

La regia di Sturges, sempre attenta ai dettagli e mai banale, trasforma quello che poteva essere un semplice vaudeville in una riflessione profonda sui tempi di guerra. Il ritmo serrato, i dialoghi taglienti – Sturges, come già ricordato più di una volta, era prima di tutto un eccellente sceneggiatore – e l’uso sapiente degli spazi chiusi e aperti creano un’atmosfera di crescente claustrofobia che culmina nella sequenza finale, quando la verità rischia di esplodere come una bomba a orologeria.

Particolarmente efficace è il modo in cui il regista riesce a far emergere l’umanità di Woodrow senza mai cadere nel sentimentalismo. Il personaggio interpretato da Bracken non è né un eroe né un codardo, ma semplicemente un uomo normale schiacciato dal peso delle aspettative altrui e dalla propria inadeguatezza. In questo senso, “Evviva il nostro eroe” anticipa temi che il cinema americano svilupperà compiutamente solo negli anni successivi.

Il film rappresenta l’apice della parabola creativa di Sturges alla Paramount e uno dei vertici assoluti della sua filmografia. È una pellicola che ha il coraggio delle proprie idee, che non teme di mettere in discussione i miti fondanti dell’America in piena guerra mondiale, trasformando una commedia apparentemente leggera in un atto d’accusa contro l’ipocrisia sociale.

Che la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti l’abbia inserito nel 2015 nel National Film Registry come opera “culturalmente, storicamente ed esteticamente significativa” è la conferma di quanto questo film continui a parlare al presente. In un’epoca come la nostra, dove la costruzione del consenso attraverso false narrazioni è diventata una pratica quotidiana, “Evviva il nostro eroe” mantiene intatta la sua forza dirompente e la sua attualità bruciante.

Preston Sturges firma così un’opera che è insieme grande cinema e grande letteratura, capace di far riflettere e divertire, di essere popolare senza mai essere populista. Come “I dimenticati“, “Evviva il nostro eroe” è un classico senza tempo che meriterebbe di essere riscoperto e celebrato come uno dei capolavori del cinema americano degli anni Quaranta.

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