
(USA, 1980)
Ebbene sì, lo dichiaro apertamente e senza la minima esitazione: “L’impero colpisce ancora” è il mio preferito fra tutti i primi sei episodi della saga di Guerre Stellari. E non è una posizione che assuma con l’entusiasmo ingenuo del bambino rimasto intrappolato in un cinema di periferia durante un indimenticabile pomeriggio di settembre del 1980 …sebbene quella componente, ammettiamolo, non sia del tutto assente. È una convinzione maturata nel tempo, resistita a decine di revisioni, solida come la roccia vulcanica del pianeta Hoth.
Se il primo capitolo – “Guerre stellari”, poi ribattezzato con l’aggiunta “Una nuova speranza” in un momento di retroattiva solennità narrativa – ha avuto il merito straordinario, e difficilmente sopravvalutabile, di rivoluzionare il cinema di fantascienza e di riportare il senso del meraviglioso nelle sale di tutto il mondo dopo anni di fantascienza cupa e distopica (da “2001: Odissea nello spazio” a “Solaris“, per intenderci, opere magnifiche ma non esattamente allegre), è il secondo capitolo – il quinto per i puristi più intransigenti della numerazione cronologica – ad aver reso la saga immortale. C’è una differenza fondamentale tra i due: il primo film ti conquista …il secondo ti cambia.
Irvin Kershner – regista tutt’altro che sprovveduto, autore tra le altre cose di un interessante “Tutti gli uomini del re” nel 1972 – raccoglie il testimone da George Lucas con un’umiltà e un’intelligenza artigianale che oggi fatica a trovare eguali, e costruisce qualcosa di raro: un sequel che supera l’originale non abbassandosi a replicarne le formule, ma approfondendone l’anima. La storia si fa più oscura, più adulta, più disposta a ferire. I personaggi smettono di essere archetipi e diventano esseri umani, o almeno qualcosa di molto simile.
È in questo film che Darth Vader compie la sua definitiva trasfigurazione da antagonista efficace a simbolo assoluto del male. Non semplicemente il cattivo del racconto, ma un’icona che si installa nella memoria collettiva con la forza di un mito, con la stessa permanenza di certi personaggi shakespeariani, dickensiani o dostoevskiani. La sua presenza scenica, amplificata dal respiro meccanico che John Williams sembra aver trascritto in musica nella celebre “Imperial March”, non ha precedenti nella storia del cinema di genere e difficilmente troverà imitatori all’altezza.
Ma ciò che rende “L’impero colpisce ancora” davvero insostituibile sono due sequenze in particolare, entrambe destinate a entrare nel canone della cultura cinematografica mondiale con una velocità e una permanenza che pochi avrebbero potuto prevedere nel 1980.
La prima è l’addestramento di Luke Skywalker sotto la guida del maestro Yoda – un pupazzo, tecnicamente parlando, eppure uno dei personaggi più sapienti e cinematograficamente convincenti che la fantascienza abbia mai prodotto, creato a doppiato da Frank Oz (stretto collaboratore del grande Jim Henson) e a cui per noi italiani dona la voce l’indimenticabile Silvio Spaccesi. Le parole che Yoda rivolge a un Luke impaziente e frustrato – “Provare no! Fare, o non fare. Non c’è provare!” – hanno la concisione e la profondità di un koan zen, e non è affatto casuale che siano diventate uno dei motti più citati non soltanto nel cinema, ma nella cultura popolare tout court. Quante volte, in quanti contesti diversi, in quante lingue, quelle parole sono state ripetute, rielaborate, stampate su magliette o incise su tazze da caffè? Eppure, ogni volta, conservano una loro forza autentica.
La seconda è il duello finale tra Luke e Vader, con quell’epilogo che ha il coraggio – raro nel cinema commerciale – di capovolgere ogni aspettativa, di togliere il fiato allo spettatore non attraverso la violenza o lo spettacolo, ma attraverso una rivelazione emotiva di portata devastante. “…Io sono tuo padre!” Quattro parole. Quattro parole che hanno ridisegnato la narrativa di un’intera saga, che hanno trasformato il cattivo in tragedia, che hanno costretto milioni di spettatori a rimettere in discussione tutto ciò che credevano di sapere. Poche frasi nella storia del cinema hanno avuto un impatto culturale paragonabile.
“L’impero colpisce ancora” non è soltanto un grande film di fantascienza. È uno di quei rari casi in cui il cinema popolare, senza rinnegare la propria natura di intrattenimento, raggiunge qualcosa di più alto: quella zona in cui la storia diventa mito, e il mito diventa specchio.
E, naturalmente …che la Forza sia con te!
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