(USA, 1981)
“…e tutti risero” rappresenta uno dei capitoli più peculiari e dolorosi nella filmografia di Peter Bogdanovich. Realizzato nel 1981, il film si presenta come un’elegante commedia romantica ambientata a New York, dove tre detective privati finiscono per innamorarsi delle donne che dovrebbero sorvegliare.
Bogdanovich, da sempre affascinato del cinema classico americano, confeziona un’opera che si ispira dichiaratamente alle screwball comedy degli anni ’30 e ’40. Con un tocco delicato e nostalgico, il regista costruisce un intreccio di storie d’amore e coincidenze in una New York autunnale fotografata con tangibile affetto. Il film si muove con grazia tra situazioni comiche, momenti di tenerezza e dialoghi brillanti, mantenendo sempre un tono leggero e sofisticato.
La pellicola vanta un cast notevole: Ben Gazzara, John Ritter e Blaine Novak interpretano i tre detective, mentre Audrey Hepburn (in quello che sarebbe stato uno dei suoi ultimi ruoli cinematografici), Colleen Camp, Dorothy Stratten e Patti Hansen sono le donne che catturano i loro cuori. La chimica tra gli attori è palpabile, e Bogdanovich dirige l’ensemble con la sensibilità di chi sa trarre il meglio dai propri interpreti.
Ciò che rende “…e tutti risero” un’opera particolarmente significativa e struggente è la tragica vicenda che si consumò durante la sua realizzazione. Dorothy Stratten, ex playmate di Playboy e promettente attrice che nel film interpreta Dolores Martin, fu brutalmente assassinata per gelosia dal marito Paul Snider, che poi si suicidò il 14 agosto 1980, poco dopo la fine delle riprese. Il femminicidio di Stratten, che per la cronaca aveva solo 20 anni, sconvolse l’opinione pubblica e il mondo del cinema americano.
Il legame tra Bogdanovich e Stratten andava oltre il rapporto professionale: i due avevano iniziato una relazione sentimentale durante la lavorazione del film. La morte della giovane attrice devastò il regista, che nel 1984 scrisse un libro sulla sua vita intitolato “The Killing of the Unicorn”, in cui condannava l’ambiente di Playboy e criticava duramente Hugh Hefner per aver contribuito, secondo lui, alla tragica fine di Dorothy.
La tragedia ebbe ripercussioni anche sulla distribuzione del film. Bogdanovich, determinato a mantenere il controllo creativo sulla pellicola e a proteggerla da possibili speculazioni sulla morte della Stratten, acquistò personalmente i diritti di distribuzione, indebitandosi pesantemente. Questo azzardo gli costò la bancarotta quando il film non ottenne il successo sperato al botteghino.
Nonostante le circostanze drammatiche che ne accompagnarono l’uscita, “…e tutti risero” è oggi considerato uno dei lavori più personali e riusciti di Bogdanovich. Il film possiede una qualità quasi elegiaca, un’atmosfera di dolce malinconia che, vista retrospettivamente, sembra presagire la tragedia che avrebbe colpito la produzione.
La performance di Stratten, sebbene non particolarmente estesa, è caratterizzata da una luminosa presenza e da una naturale eleganza. C’è qualcosa di particolarmente toccante nel vederla interpretare un personaggio che rispecchiava, in parte, le sue stesse qualità: avvenenza, innocenza e vulnerabilità.
Rivedere oggi “…e tutti risero” significa apprezzare non solo l’omaggio di Bogdanovich alle commedie sofisticate di un’epoca passata, ma anche testimoniare un momento di cinema americano che fu irrimediabilmente segnato da una tragedia personale. Tra risate e battute brillanti, il film porta con sé un sottotesto di profonda tristezza, diventando involontariamente un monumento alla memoria di una giovane stella la cui luce si spense troppo presto.
Più che una semplice commedia romantica, “…e tutti risero” rappresenta un documento prezioso di un tempo e di un cinema che non esistono più, e il testamento artistico di un amore spezzato dalla ottusa violenza di genere.
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