“Gorilla nella nebbia” di Michael Apted

(USA, 1988)

“Gorilla nella nebbia” è un film biografico diretto da Michael Apted che racconta la straordinaria vita di Dian Fossey, interpretata magistralmente da Sigourney Weaver. La sceneggiatura è scritta da Anna Hamilton Phelan – autrice di script di film come “Dietro la maschera” di Peter Bodganovich o “Ragazze interrotte” di James Mangold – e Tab Murphy, e tratta da un articolo di Harold T.P. Hayes nonché dai lavori della stessa Fossey.

La pellicola narra il percorso della zoologa americana che, abbandonando la vita cittadina negli Stati Uniti, si trasferisce in Rwanda per studiare e proteggere i gorilla di montagna, una specie allora in grave pericolo di estinzione. Attraverso un’immersione totale nell’habitat naturale di questi primati, Fossey sviluppa un legame profondo con i gorilla, in particolare con un silverback che lei chiama “Digit”.

L’interpretazione di Sigourney Weaver è semplicemente eccezionale. L’attrice riesce a trasmettere perfettamente la trasformazione di Fossey da scienziata entusiasta a protettrice ossessiva e inflessibile. Weaver incarna con intensità sia la dolcezza che la determinazione feroce del personaggio, ottenendo meritatamente una nomination all’Oscar come Miglior attrice protagonista.

La regia di Apted è sobria ma efficace, alternando momenti di contemplazione della bellezza naturale a sequenze di forte impatto emotivo. Le riprese, realizzate nelle vere foreste rwandesi, donano al film un’autenticità visiva straordinaria, mentre le interazioni con i veri gorilla (mescolate a scene con animatronic e attori per le sequenze più ravvicinate) risultano assolutamente credibili.

Il film non si limita a celebrare il lavoro scientifico di Fossey, ma esplora anche i lati più complessi e controversi della sua personalità: l’isolamento sociale, i metodi estremi nella lotta contro i bracconieri e il crescente distacco dalla realtà umana. “Gorilla nella nebbia” diventa così non solo un tributo alla conservazione ambientale, ma anche uno studio sul prezzo personale che può comportare una dedizione totale a una causa.

La colonna sonora di Maurice Jarre, con le sue melodie evocative, contribuisce a creare l’atmosfera mistica delle montagne africane, sottolineando il legame quasi spirituale tra Fossey e i suoi gorilla.

Pur romanzando alcuni aspetti della vita di Fossey (inclusa la relazione con il fotografo Bob Campbell, interpretato da Bryan Brown), il film riesce a trasmettere l’essenza della sua missione e il suo impatto duraturo nella conservazione di una specie che, senza il suo intervento, sarebbe molto probabilmente scomparsa.

“Gorilla nella nebbia” è un’opera potente che, a distanza di anni, continua a emozionare e a ricordare l’importanza della biodiversità e della protezione delle specie a rischio, oltre a celebrare il coraggio di una donna che ha dedicato e sacrificato la sua vita per una causa così fondamentale per tutto il nostro Pianeta; e che venne uccisa con un macete il 26 dicembre del 1985 nel suo campo base sui monti del Rwanda, a soli 53 anni, da una mano ancora oggi sconosciuta.

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“Dietro la maschera” di Peter Bogdanovich

(USA, 1985)

Roy Lee Dennis, detto Rocky per la passione di sua madre per il rock, è stato un ragazzo che all’eta di due anni ha dovuto iniziare a combattere contro la displasia craniodiafisaria, una terribile malattia degenerativa che aumenta in maniera incontrollabile i depositi di calcio sul cranio. Oltre a terrificanti emicranie, gravi problemi con la vista e l’udito, la patologia deforma il cranio e quindi il viso. Ma Rocky scriveva poesie e cercava di vivere la sua vita nella maniera più serena possibile, e cioè fino a dove la malattia e – soprattutto – lo sguardo, l’ignoranza e l’arroganza degli altri glielo permettevano.

Anna Hamilton Phelan, autrice di script per film come “Gorilla nella nebbia” o “Ragazze interrotte”, scrive la sceneggiatura ispirandosi alla vera vita di Rocky. Dietro la MDP c’è Peter Bogdanovich, uno dei grandi artigiani indipendenti americani, che ha iniziato la sua carriera artistica agli inizi degli anni Sessanta come attore nella mitica serie “Ai confini della realtà” di Rod Serling.

Rocky Dennis (un bravissimo Eric Stoltz) deve cambiare scuola e la cosa lo mette a disagio come sempre. Ma come sempre affronta con grande serenità ogni prova che la vita gli riserva, come la malattia degenerativa che ha colpito il suo cranio rendendoglielo “surreale”, come dice lui stesso.

Sua madre Rusty (una bravissima Cher) se ne occupa e lo difende dalla cattiveria del mondo con le unghie e con i denti, ma il prezzo che deve pagare diventa ogni giorno sempre più alto. Rusty, infatti, è una tossicodipendente che ama cambiare gli uomini come i propri vestiti. La vera famiglia di Rocky, visto che il padre lo ha abbandonato, sono anche i motociclisti con cui sua madre lo ha sempre portato in giro, fin da piccolo. E sono sempre loro che ogni mattina lo portano a scuola, dove Rocky è sempre fra i primi della classe.

Con l’arrivo dell’adolescenza – che nessun medico aveva neanche lontanamente sperato – per Rocky arriva anche quello che sua madre ha temuto per anni: il confronto “desolante” con le ragazze. Rusty tenta in ogni modo di salvaguardare il figlio, anche goffamente, ma alla fine Rocky conosce Diana (Laura Dern), una giovane non vedente con la quale allaccia uno stretto rapporto sentimentale. Ma…

Dolorosa e bellissima pellicola che ci parla di sofferenza, amore e tolleranza, soprattutto quella di Rocky che con il cuore grande come il mare, sopporta serenamente la gretta paura e il becero disdegno di chi si ferma sempre e solo al suo aspetto fisico, vedendolo bigottamente come una colpa.

Oltre alla grande interpretazione di Cher, che venne inspiegabilmente “dimenticata” agli Oscar – anche se le cronache del tempo imputarono tale dimenticanza alla parte più puritana della giuria per il ruolo controverso di Rusty, madre amorosa ma al tempo stesso tossicodipendente e disinvolta mangia uomini – devono essere ricordate anche quelle di Stoltz e della Dern, che giovanissimi riescono davvero a lasciare il segno.

La colonna sonora del film doveva essere centrata sulle canzoni di Bruce Springsteen, cantante molto amato da Rocky, ma la casa di produzione le cambiò. Dopo una lunga causa in tribunale Bogdanovich, nell’edizione Directors’s Cut, ha reinserito quelle di Springsteen.

Per la chicca: nel ruolo della signora che regala un cucciolo di cane a Rocky c’è Anna Hamilton Phelan, l’autrice della sceneggiatura. Mentre in quello di T.J., uno dei motociclisti amici di Rusty, c’è il regista e attore Nick Cassavetes.

Cher vince il premio come migliore interprete femminile al Festival di Cannes dove Bogdanovich è nominato per la Palma d’Oro. Il film si aggiudica l’Oscar come miglior make up.

Sempre bello.

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