
(USA, 1941)
Se c’è un film che rappresenta perfettamente l’arte della commedia fantastica degli anni ’40, quello è “L’inafferrabile signor Jordan” di Alexander Hall. Uscito nel 1941 e tratto dalla commedia teatrale “Heaven Can Wait” di Harry Segall, questo piccolo gioiello cinematografico riesce a fondere umorismo leggero, romanticismo e una riflessione sottile su temi profondi come la vita e la morte, il tutto senza mai perdere il tono spensierato e divertente tipico delle commedie dell’epoca.
Protagonista della vicenda è Joe Pendleton, un pugile di buon cuore interpretato da Robert Montgomery. Per un errore del suo angelo custode (Edward Everett Horton, caratterista fra i preferiti del grande Ernst Lubitsch), Joe viene “prelevato” troppo presto dall’aldilà, nonostante non fosse il momento giusto per lasciare il mondo terreno. Da qui, prende il via una serie di situazioni surreali, con il Signor Jordan, interpretato da uno straordinario Claude Rains, che cerca di rimediare all’errore trovando un nuovo corpo per Joe, affinché possa continuare a vivere e realizzare il suo sogno di diventare campione del mondo dei pesi massimi.
Montgomery è perfetto nel ruolo di Joe: il suo pugile è un uomo semplice, sincero, ma anche determinato e pronto a tutto pur di ottenere ciò che desidera. È impossibile non simpatizzare con lui, mentre si trova catapultato in un mondo che non comprende, dove la logica terrena si scontra con le regole dell’aldilà. Claude Rains, con la sua eleganza e il suo fascino britannico, è il perfetto contraltare a Montgomery: il suo Signor Jordan è saggio, pacato e vagamente ironico, capace di gestire le anime con disinvoltura, ma anche con una punta di compassione per le loro vicende terrene.
Uno degli aspetti più affascinanti del film è proprio il modo in cui Hall tratta il tema della morte. L’aldilà non è un luogo spaventoso o oscuro, ma una sorta di dimensione parallela dove l’anima trova una guida nel Signor Jordan. Il tono è sempre leggero, eppure c’è una malinconia sottile che attraversa tutta la vicenda, specialmente quando Joe si rende conto di quanto sia preziosa la vita e quanto sia importante vivere appieno ogni momento.
Dal punto di vista registico, Alexander Hall non ha bisogno di effetti speciali spettacolari per rappresentare il passaggio tra la vita e la morte. Tutto è reso con un’eleganza sobria, lasciando che siano gli attori e i dialoghi a creare la magia. E in questo sta la forza del film: non servono grandi artifici per raccontare una storia così umana e universale.
“L’inafferrabile signor Jordan” è uno di quei film che, pur datati, conservano una freschezza e una capacità di coinvolgere che lo rendono un classico intramontabile. Il suo umorismo garbato, la sua leggerezza e la sua riflessione sui temi del destino e della seconda possibilità ne fanno una pellicola che merita di essere riscoperta.
Una commedia che, nonostante gli oltre ottant’anni trascorsi dalla sua uscita, continua a far sorridere e riflettere, dimostrando che le storie ben raccontate, anche se calate in un contesto fantastico, hanno il potere di parlare al cuore di ogni spettatore. Un piccolo capolavoro da vedere o rivedere per chi ama le storie senza tempo.
Nel 1978 Warren Beatty, assieme a Buck Henry, dirige il remake che anche nel nostro Paese prende il titolo originale della commedia: “Il paradiso può attendere”. Scritto dallo stesso Beatty assieme ad Elaine May, nel cast spiccano lo stesso regista nei panni di Joe Pendleton – che però è un giocatore di football e non un boxer -, James Mason che impersona il signor Jordan e Julie Christie.
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