“La lunga notte del dottor Galvan” di Daniel Pennac

(Feltrinelli, 2010)

Grande prova d’autore di Daniel Pennac che in questo lungo racconto – per le sue dimensioni romanzo proprio non si può chiamare – ci mostra tutta la sua arte, la sua fantasia e il suo stile, nonostante parli di malattia e dolore fisico.

In una lunga notte del passato, il promettente e ambizioso giovane dottor Galvan è di turno al Pronto Soccorso dell’ospedale in cui presta servizio. Ma la notte, e la sua vita, cambieranno per sempre quando un uomo, seduto in sala d’attesa da molto tempo, crolla a terra privo di sensi. La diagnosi sembra semplice…

Come diceva John Lennon: “La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altri progetti” e così Galvan comprenderà amaramente che tutto il tempo passato a immaginare il suo biglietto da visita da professionista affermato …sarà stato solo tempo sprecato.

E comunque, per i più fanatici pennacchiani, il caro Malaussène non stonerebbe di una virgola nel Pronto Soccorso in cui lavora Galvan…

“Ristorante Nostalgia” di Anne Tyler

(Guanda, 2012)

Amo molto le opere di Anne Tyler, vincitrice del Premio Pulitzer nel 1989 per “Lezioni di respiro”, e più volte finalista, come con questo “Ristorante Nostalgia” pubblicato per la prima volta nel 1982.

Fra la numerose doti narrative della Tyler c’è quella di saper entrare splendidamente nelle vite quotidiane dei suoi personaggi – come nel bellissimo “Le storie degli altri” (1998) – vite fatte di grigia e malinconica quotidianità, di paure e viltà, dove i grandi dolori e i grandi traumi troppo spesso non sono urlati, ma vissuti silenziosamente.

Perla Tull ha cresciuto da sola i suoi tre figli Cody, Ezra e Jenny. Quando ormai era considerata una zitella a titolo definitivo, Perla ha incontrato Beck, un promettente agente di commercio che in poco tempo l’ha portata all’altare. Se Beck, per lavoro, torna solitamente solo per il weekend, Perla non sembra avere problemi nel crescere i tre bambini senza un vero aiuto. Poi, improvvisamente, l’uomo sparisce e lei è costretta a fare davvero tutta da sola. A pagare le conseguenze più dure sono, ovviamente, i tre figli che rimangono segnati dalle debolezze della donna. Così i tre, col passare degli anni e dei decenni, costruiranno – volenti o nolenti – le proprie esistenze sul loro rapporto conflittuale con la madre…

Splendido affresco di una famiglia “normale” che attraversa i primi trequarti del Novecento. Con un pennello sottile, raffinato e spesso impietoso, Anne Tyler ci dipinge il ritratto di una famiglia che potrebbe essere la nostra, dove nessuno dei sui membri riesce mai a considerarsi “normale”.

Da leggere.

“Un’avventura in Siberia” di Emilio Salgari

(Voland, 2014)

Troppo spesso il grande Emilio Salgari è dimenticato. Lui che è stato autore di circa ottanta romanzi e centocinquanta racconti, già nell’ultimo periodo della sua vita venne stroncato dalla critica “da salotto”, tanto da morire in miseria, facendo arricchire invece oltremodo i suoi editori. Ma, alla faccia della critica “da salotto”, le opere di Salgari vengono regolarmente ristampate e pubblicate da oltre un secolo.

Come questa raccolta di racconti e articoli “Un’avventura in Siberia” dedicata al freddo polare della regione fra le più inospitali del pianeta. Grazie ai racconti di cacciatori leggendari viviamo straordinarie avventure. Assistiamo alla caccia spietata e fin troppo facile dei trichechi, o quella più “alla pari” degli orsi polari, nelle cui descrizioni Salgari non nasconde la disparità fra gli animali, che difendono solo la loro esistenza, e l’uomo, impietoso e sanguinario assassino per il solo scopo di lucro.

L’estate si avvicina e se avete voglia di sentire un brivido di freddo vivendo un’avventura al limite della sopravvivenza, raccontata da uno dei più grandi narratori che il nostro Paese abbia mai avuto, questo è il libro per voi.

“E Johnny prese il fucile” di Dalton Trumbo

(Bompiani, 2016)

Cominciamo dalla fine: dopo aver letto l’ultima pagina di questo straordinario romanzo, ho avuto difficoltà nell’iniziarne un altro. Perché questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1938, colpisce dritto al mento, facendo cedere la mascella e diventare le gambe molli.

Si tratta di uno dei più grandi romanzi contro la guerra mai scritti, e incredibilmente è anche l’unico firmato da Dalton Trumbo, che ha dedicato il resto della sua splendida penna al cinema. E il film che poi egli stesso ha girato (prima sognando di farlo dirigere a Luis Buñuel), l’unico che abbia mai diretto, era uno dei film preferiti dal grande Truffaut.

Il vent’enne Joe Bonham ripensa alla sua breve vita. Ricorda la sua infanzia, la sua famiglia e la sua adolescenza non ancora finita. E poi si ricorda: si ricorda che il suo Paese è entrato in guerra e lui è stato reclutato. Dopo un breve addestramento è stato portato insieme ai suoi commilitoni in Europa dove “si combatte per la democrazia”.

E lì, nel 1918 quando il conflitto sembrava al termine, è stato ferito. Una granata lo ha preso in pieno. E allora Johnny si chiede se è ancora vivo, perché nessuno è mai sopravvissuto… nel limbo senza fondo in cui si è ritrovato capisce l’atroce verità: l’esplosione gli ha portato via gli occhi, il naso, le orecchie, la bocca, le gambe e le braccia. E capisce anche di essere il frutto di un accanimento terapeutico che lo rende “un pezzo di carne in vita”. Potendo solo muovere la testa, Johnny passa il tempo a cercare di capire chi lo sta facendo sopravvivere e perché…

Ispirato alle esperienze di inviato di guerra della stesso Trumbo, ma soprattutto dal suo profondo antimilitarismo, E Johnny prese il fucile è uno dei romanzi simbolo del Novecento breve e sanguinario (e non è che il 2000 sia iniziato meglio…) e venne pubblicato per la prima volta poche ore dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Le prefazione che l’autore scrisse nella riedizione del romanzo dei primi anni Settanta ci aggiorna tragicamente sui numeri relativi ai giovani deceduti o gravemente menomati sia nel secondo conflitto mondiale che in quello, allora contemporaneo, del Vietnam.

Oltre che nelle scuole, questo libro dovrebbe essere letto da chi pensa che la forza sia sempre la soluzione migliore.

Per la chicca: per realizzare il loro inquietante video One, i Metallica hanno usato vari spezzoni originali del film tratto da questo libro.

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“Un’altra sconfitta, Ferrari” di Mino Milani

(Effigie, 2007)

Su Guglielmo, detto Mino, Milani (classe 1928) ci sarebbe molto da dire e da raccontare. Autore di spicco del Corriere dei Piccoli, fumettista, giornalista e scrittore di romanzi storici e fantasy. Ma ora parliamo del suo “Un’altra sconfitta, Ferrari” che ci porta nella Pavia – città natale dell’autore – di metà Ottocento, raccontandoci una nuova indagine del commissario Ferrari.

1847, nella statica Pavia asburgica tutto sembra procedere come sempre anche se la città è in fermento per la prossima consacrazione di sette nuovi sacerdoti, evento che avverrà durante una grandiosa cerimonia nella chiesa del Carmine, alla presenza di ben quattro vescovi. I preparativi occupano quasi tutti i cittadini, compreso il commissario dell’Imperiale e Reale Delegazione di Polizia Melchiorre Ferrari, che segue il tutto con molto disincanto.

Ma le cose cambiano quando è chiamato a risolvere un efferato delitto. Il possidente Cattaneo, apparentemente uomo senza vizi, è stato trovato nel suo appartamento col collo spezzato. Proprio nell’abitazione del morto è stato fermato il presunto assassino: un uomo – che certo non è della zona – dalla statura molto piccola ma con dei muscoli agili e forti, che però si rifiuta di parlare. La situazione precipita quando il sospetto riesce ad evadere e poche ore dopo viene ritrovato in un confessionale della chiesa del Carmine il corpo di un sacerdote, anche lui col collo spezzato…

Un piccolo gioiellino giallo, che ricorda al meglio la nostra grande tradizione noir che parte da Giorgio Scerbanenco e arriva fino ad Andrea Camilleri.

Per amanti del genere, e non solo.

“Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” di Jonas Jonasson

(Bompiani, 2012)

L’editoria scandinava è famosa in tutto il mondo per i suoi gialli e i suoi noir, il commissario Martin Beck creato da Maj Sjöwall e Per Wahlöö, e la trilogia di Millennium di Stieg Larsson su tutti. Ma questo libro scritto da Jonas Jonasson nel 2009, tutto incentrato sulla satira e l’ironia, è l’eccezione che conferma la regola.

Il giorno del suo centesimo compleanno, poco prima che venga festeggiato nella casa di riposo in cui vive, Allan Karlson scappa scavalcando – in ciabatte e con molta attenzione… – la finestra della sua camera al piano terra per poi scomparire. In maniera del tutto casuale Allan si ritroverà fra le mani una valigia piena di soldi dando il via a una serie di eventi che lo porteranno a essere il più ricercato del Paese.

Ma per Allan non è certo la prima avventura del genere, classe 1905, fin da giovane è stato appassionato di esplosivi, cosa che lo ha portato in giro per il mondo, facendogli conoscere i protagonisti più importanti del Secolo Breve, come per esempio Mao Tse-Tung, Stalin, Franco, Truman, Churchill, De Gaulle e altri ancora…

Divertente e ironico viaggio nel Novecento, nonché satirica riflessione sulla vita e, soprattutto, sulla vecchiaia. Nel 2013 viene realizzato un adattamento cinematografico diretto da Felix Herngren.

“Parigi XXI” di Iacopo Melio

(Miraggi Edizioni, 2016)

Ci sono molti modi per raccontare una storia d’amore.

Ci sono molti modi di parlare di un amore finito, e del dolore incontenibile che questo provoca. Ma molti di questi modi rischiano di essere banali o già letti e visti. Questo libro di Iacopo Melio no, ci racconta l’amore e le sue pieghe più dolorose in maniera sincera, profonda e originale.

Giacomo decide di mettere sulla carta l’enorne buco nel cuore che le ha lasciato Francesca andandosene. Viviamo così le poesie che lui scrive ripensando al rapporto totale che li accumunava. Fino all’ultima, dal titolo “Parigi XXI”…

La nostra cultura, e quindi la nostra editoria, è davvero povera di giovani e veri autori, ma Iacopo, fortunatamente, ci dimostra che nulla è perduto che – come in amore – possiamo ancora sperare.

“Il giardino segreto” di Frances Hodgson Burnett

(Giunti Junior, 2010)

Questo caposaldo della narrativa per ragazzi appare per la prima volta nel 1910. A firmarlo è la scrittrice anglo-americana Frances Hodgson Burnett, autrice anche de “Il piccolo Lord”.

La storia di Mary, bruttina e antipatica e Colin, viziato e disadattato, che grazie alla loro amicizia cambiano e crescono abbandonando i loro limiti, segna da oltre un secolo l’immaginario adolescenziale planetario.

Ma proprio perché da quel lontano 1910 ne sono uscite milioni di opere per ragazzi, “Il giardino segreto” merita ancora di essere letto. Perché parla in maniera sincera della difficoltà e del dolore di essere bambini che diventano adolescenti, in un mondo dove i più piccoli contano poco, se non grazie al loro rango sociale, e ci racconta come la perdita degli affetti più cari può essere superata grazie alla vera amicizia.

E poi che metafora migliore c’è dell’adolescenza di un giardino che da selvaggio diventa ben curato…

Da rileggere.

“Myra Breckinridge” di Gore Vidal

(Fazi, 2007)

La nostra editoria è piena di presunti scrittori tormentati che, per grazia celeste, dividono le loro vite complicate – soprattutto dal punto di vista sessuale – con noi, elevando i nostri spiriti ma soprattutto scandalizzandoci.

Così almeno crede chi decide di pubblicarli e portali in libreria. Ma quasi tutti – e metto quasi per educazione… – provocano solo tanta noia e non certo scandalo, visto che poi sono troppo spesso semplicemente incolori autocelebrazioni (o celebrazioni dei propri sogni più repressi, quasi sempre frutto di un’adolescenza solitaria e pedicellosa).

Tutti questi superflui volumi sbiadiscono e trovano il loro vero destino, che è nella carta riciclata, – anche se generalmente io i libri li conservo con cura, ma a volte possono pure servire per pubblicare altre cose più utili e piacevoli… – mettendoli anche solo a pochi metri di distanza dai grandi romanzi che hanno davvero cambiato la storia e la cultura planetaria, come questo “Myra Breckinridge” del maestro Gore Vidal, pubblicato nel 1968 e vietato negli Stati Uniti fino a metà degli anni Settanta.

Col suo stile sublime, Vidal ci porta nel diario intimo di Myra, vedova di Myron e decisa a prendersi metà del patrimonio di Buck, ex attore western mediocre e zio del marito, nonché titolare di un piccola ma redditizia Accademia per aspiranti attori a Hollywood.

Ma (occhio che anticipo la trama, ma stavolta non si può farne a meno e poi la trovereste sulla quarta di copertina ben in evidenza) Myra in realtà è Myron che, grazie a un chirurgo danese ha cambiato sesso, e attraverso le sue esperienze è conscia di poter manipolare gli uomini e le donne…

Per la sua dichiarata omosessualità Vidal fu censurato fino dagli anni Cinquanta e la cosa che più infervorava i suoi beceri persecutori era la sua sconfinata cultura e ironia, nonché la massima serenità che aveva con la propria sessualità. Vidal non si piegò mai, anzi, con questo libro picchia duro proprio contro i fondamenti più beceri del maschilismo e del patriarcato più ottusi.

A oltre mezzo secolo dalla sua prima pubblicazione “Myra Breckinridge” scandalizza davvero come pochi. E allora è opportuno chiedersi: perché un libro del genere in Italia è da anni fuori catalogo e reperibile solo nel reparto dell’ usato (di ebook non ne parliamo proprio, lì si che sarebbe davvero uno scandalo…)?

Non sarà perché altrimenti molto di quello che lo circonderebbe si scioglierebbe come pallida neve al sole? …Ma no, queste cose da noi non si fanno e non si pensano nemmeno!

Nel 1970 Michael Sarne dirige “Il caso Myra Breckinridge”, adattamento cinematografico nel del tutto riuscito, con un cast però di tutto rispetto che include Raquel Welch, John Huston e Mae West.

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“Guardiani dell’Essere” di Eckhart Tolle e Patrick McDonnell

(L’Età dell’Acquario, 2011)

Eckhart Tolle (pseudonimo di Ulrich Leonard Tolle, nato in Germania nel 1948) ha passato la prima parte della sua vita in cerca di se stesso e, come accade a pochi privilegiati, sull’orlo del baratro si è trovato. E’ autore di testi dedicati alla conoscenza di se stessi e soprattutto del proprio Essere. Patrick McDonnell è l’artista autore, tra gli altri, del fumetto “Mutts” che viene pubblicato oggi su oltre 700 quotidiani nel mondo.

Questo piccolo ma bellissimo volume è l’incontro dei due: McDonnell immortala col suo pennello alcune brevi massime di Tolle. Ed è dedicato ai Guardiani dell’Essere che sono i nostri piccoli animali domestici.  Un esempio: “Ho vissuto con molti maestri Zen, ed erano tutti gatti” ci spiega Tolle.

Chi non possiede o non ha posseduto mai un cane o un gatto forse non può comprendere a pieno il ruolo che questi hanno o possono avere nella nostra esistenza.

D’altronde gli animali, e questo è indiscutibile, non hanno le sovrastrutture mentali che purtroppo possiediamo noi, e nascono vivono e muoiono semplicemente sapendo solo di Essere. Qualcuno vuole confutare il fatto che sono troppo spesso loro la parte più “umana” e sensibile della nostra società?

…E allora si compri manuali per il self-coaching e per il riordino.