“Strawberry Mansion – La casa di fragola” di Kentucker Audley e Albert Birney

(USA/Canada, 2021)

Alcuni film sembrano usciti direttamente dai nostri sogni più profondi, quelli che non ricordiamo mai del tutto al risveglio ma che ci lasciano addosso una sensazione dolceamara, come se avessimo attraversato un’altra dimensione. “Strawberry Mansion – La casa di fragola”, scritto e diretto da Kentucker Audley e Albert Birney, è esattamente questo: un sogno cinematografico che si muove tra il surreale e il malinconico, lasciando allo spettatore un senso di meraviglia e nostalgia.

Il film ci porta in un futuro distopico dove nemmeno i sogni sono al sicuro: vengono registrati, analizzati e tassati da un governo opprimente che trasforma persino i nostri desideri più intimi in un prodotto controllabile. James Preble, interpretato dallo stesso Audley, è un burocrate incaricato di esaminare i sogni dell’anziana Arabella Isadora, che vive isolata in una casa lontana dal tempo e dallo spazio. Ma nel momento in cui James entra nei mondi onirici di Arabella, il confine tra realtà e immaginazione si dissolve, trascinandolo in un viaggio di scoperta che è al contempo personale e universale.

Visivamente, il film è un’opera d’arte. Con un’estetica che richiama la genialità artigianale di Michel Gondry e la fantasia sfrenata di Terry Gilliam, ogni fotogramma di “Strawberry Mansion” sembra un collage creato con ritagli di sogni dimenticati: cieli rosa pastello, personaggi grotteschi che sembrano usciti da una fiaba oscura, animazioni a passo uno che aggiungono una nota nostalgica. Gli effetti visivi, pur semplici e volutamente low-tech, amplificano l’aspetto onirico e donano al film un’anima che molti blockbuster digitalmente perfetti non riescono nemmeno a sfiorare.

E proprio come nei sogni, la logica lascia il posto alle emozioni. Tra scheletri che ballano, creature bizzarre e paesaggi irreali, il film riesce a parlare di temi profondamente umani: l’amore, la memoria, la libertà e la lotta contro un sistema che vorrebbe trasformare anche l’immaginazione in una merce da vendere.

Le interpretazioni degli attori si fondono perfettamente con l’atmosfera eterea. Penny Fuller, nei panni dell’anziana Arabella, incarna una saggezza e una dolcezza che toccano il cuore, mentre Grace Glowicki, nella versione giovane del personaggio, regala una presenza delicata e sfuggente, come un ricordo che non si riesce a trattenere.

Certo, il film non è privo di difetti: il ritmo a tratti rallenta, e alcune sequenze sembrano indulgere troppo nell’estetica a scapito della narrazione. Ma è un piccolo prezzo da pagare per un’opera che riesce a catturare l’essenza dei sogni, con tutte le loro contraddizioni e la loro bellezza ineffabile.

“Strawberry Mansion” non è un film da guardare, ma da vivere, lasciandosi trasportare in un universo che sfida la logica per parlare direttamente al cuore. È un inno alla fantasia e alla libertà, e una delicata ribellione contro un mondo che troppo spesso dimentica quanto siano preziosi i nostri sogni.

Se amate il cinema che osa, che sa unire l’artigianalità della forma a una profondità emotiva autentica, questo film saprà conquistarvi. Perché, in fondo, chi di noi non ha mai desiderato abitare in una casa fatta di fragole?

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