(UK, 1988)
Questa pellicola, scritta da John Cleese e lo stesso Charles Crichton, miscela humor britannico e humor americano dando vita a una delle commedie più brillanti e memorabili degli edonistici anni ’80.
La trama ruota attorno a un quartetto di rapinatori che, dopo aver portato a termine una rapina di diamanti, iniziano a tramare l’uno contro l’altro per accaparrarsi l’intero bottino. Wanda Gershwitz (Jamie Lee Curtis) e il suo amante Otto (un bravissimo Kevin Kline) pianificano di tradire George (Tom Georgeson), il leader della banda. Quando George viene arrestato, Wanda seduce il suo avvocato difensore, l’impacciato e molto britannico Archie Leach (John Cleese in una delle sue interpretazioni migliori), per scoprire dove sono nascosti i diamanti. Nel frattempo, il quarto membro della banda, il balbuziente Ken (uno strepitoso Michael Palin), cerca disperatamente di eliminare l’unica testimone del crimine, un’anziana signora amante dei cani, fallendo però ripetutamente in modo esilarante.
Il film brilla grazie al suo perfetto equilibrio tra commedia fisica, dialoghi arguti e satira sociale. La sceneggiatura, intelligente e piena di battute memorabili, mette in luce le differenze culturali tra britannici e americani con un umorismo tagliente. Kevin Kline, in particolare, offre un’interpretazione straordinaria nel ruolo di Otto, un ex-agente della CIA psicopatico con un’intelligenza dubbia ma con un’enorme fiducia in se stesso, interpretazione che gli valse l’Oscar come miglior attore non protagonista.
La regia di Crichton, veterano delle commedie Ealing, è impeccabile nel suo ritmo e tempismo comico. Ogni scena è costruita con precisione quasi matematica, permettendo ai quattro protagonisti di brillare in un vortice di tradimenti, fraintendimenti e situazioni assurde.
Ciò che rende “Un pesce di nome Wanda” un classico senza tempo è la sua capacità di combinare la commedia più sfrenata con momenti di genuina tensione e sviluppo dei personaggi. Il film non si limita a far ridere, ma costruisce una storia avvincente con personaggi complessi e ben delineati, creando un’opera che rimane fresca e divertente anche dopo ripetute visioni.
Con incassi straordinari e un’accoglienza entusiastica da parte della critica, “Un pesce di nome Wanda” rappresenta uno dei rari casi in cui una commedia riesce a essere sia esilarante che intelligente, guadagnandosi meritatamente un posto tra i classici del genere.
Per la chicca: nella versione originale Otto, per sedurre Wanda, parla in italiano e non in spagnolo come invece è stato tradotto, per ovvie esigenze, nella nostra versione.
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