“Enola Holmes” di Harry Bradbeer

(UK, 2020)

Nel 1929 la grande Virginia Woolf nel suo splendido “Una stanza tutta per sé”, descrivendo le immense e troppo spesso insormontabili difficoltà che una donna scrittrice – e non solo – ha incontrato nel corso dei secoli in una società spudoratamente maschilista come quella britannica – …e non solo – ci parla di Judith, l’ipotetica sorella dell’immortale William Shakespeare che, anche dotata del suo stesso inarrivabile ingegno, non sarebbe mai potuta diventare famosa o scrivere tutte le opere che firmò il fratello perché stritolata e soffocata “a causa” della sua condizione di bambina prima, e donna dopo.

La scrittrice americana e docente di scrittura creativa Nancy Springer nel 2006, sulla scia ideale della Judith Shakespeare della Woolf, pubblica “The Case of the Missing Marquess” (primo di una serie, ad oggi, di sei romanzi) la cui protagonista è la giovane Enola Holmes, l’ipotetica sorella minore di Mycroft e Sherlock Holmes.

La sedicenne Enola Holmes (Millie Bobby Brown) vive felicemente con la madre Eudoria (Helena Bonahm Carter) nella grande villa in campagna della famiglia Holmes. Il padre è morto poco prima che lei nascesse e i suoi fratelli Mycroft (Sam Caflin) e Sherlock (Henry Cavill) hanno lasciato la magione da anni. In realtà il vero proprietario è Mycroft, il primogenito, che però ha concesso alla madre e alla sorella di vivere nella villa fino al sedicesimo compleanno di Enola.

Così, proprio la mattina del suo sedicesimo compleanno, Enola scopre che sua madre se ne è andata per sempre. Ma Eudoria non l’ha educata come le altre ragazze (a differenza di Judith): le ha insegnato il combattimento corpo a corpo, la chimica, la scienza e soprattutto la voglia di imparare e scoprire. Grazie ad alcuni indizi la giovane ipotizza che la madre si sia trasferita a Londra. Quando tornano nella villa i suoi due fratelli maggiori, con Mycroft che vuole rinchiuderla in un austero collegio femminile, Enola decide di ritrovare la madre da sola. Ma sulla sua strada inciamperà in un ragazzo…

Sfizioso e godibilissimo film con una protagonista insolita e avvincente, anche per i pignoli amanti del grande Sherlock Holmes come me. La sceneggiatura è firmata da Jack Thorne (autore di quella dell’ottimo “Radioactive” di Marjane Satrapi) ed evidenzia in maniera ironica e intelligente il geniale contrasto creato dalla Springer nel dare all’investigatore più misogino della letteratura planetaria una sorella bella e intelligente come lui, …o forse di più.

Insieme a “Vita privata di Sherlock Holmes” di Billy Wilder, “La soluzione sette per cento” di Nicholas Meyer, “Piramide di paura” di Barry Levinson, “Senza indizio” di Thom Eberhardt e alla serie “Sherlock” di Mark Gatiss, Steven Moffat e Steve Thompson, “Enola Holmes” è una delle migliori opere liberamente ispirate al personaggio immortale creato dal grande Arthur Conan Doyle.

“Sherlock” di Mark Gatiss, Steven Moffat e Steve Thompson

Sherlock Loc

(USA/UK, dal 2010)

A quasi 130 anni dalla sua nascita il mito di Sherlock Holmes è sempre più vivo e affascinante.

Il personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle  continua ad avere numerose riedizione e adattamenti, soprattutto televisivi, e fra questi la serie prodotta dalla BBC “Sherlock”, che adatta ad oggi sia i due protagonisti, Holmes e Watson, sia i loro casi intricati.

Se “Elementary”, che nasce nel 2012, introduce la rivoluzione copernicana di fare del Dottor Watson una donna, “Sherlock” invece mantiene il carattere dei personaggi e le loro debolezze fedeli a quelle create da Conan Doyle.

Bisogna anche sottolineare che le due serie hanno un formato del tutto diverso: quella inglese ha un carattere classico da sceneggiato o film per la tv, mentre quella americana dura cinquanta minuti e ha una cadenza settimanale.

Comunque, io che sono un appassionato di Sherlock Holmes, gongolo nel passare da una serie all’altra. Due bei prodotti simili ma poi non così tanto, davvero ben confezionati.