“Prigioniero della Seconda Strada” di Melvin Frank

(USA, 1975)

Mel Edison (un grande Jack Lemmon) è un uomo di mezza età felicemente sposato con Edna (Anne Bancroft), con le figlie che frequentano un ottimo college, e un lavoro di responsabilità, da oltre vent’anni, presso un’importante azienda newyorkese.

In una delle giornate più calde e afose dell’anno, inizia per Mel la sua personale discesa agli inferi: litiga con il vicino di casa che gli getta una secchiata d’acqua addosso nonostante l’acqua e la corrente arrivino a singhiozzo, il condizionatore è bloccato su 2 gradi, il suo appartamento viene svaligiato e, soprattutto, viene licenziato.

Grazie all’amore di sua moglie – e a una minacciosa e inquietante pala da neve… – però Mel riuscirà a riprendersi…

Ottima commedia intimista con due protagonisti davvero molto bravi, tratta da un pièce teatrale scritta dal grande Neil Simon nel 1971, e di cui lo stesso Simon cura la sceneggiatura. Nel cast, oltre a Lemmon e la Bancroft, spicca Gene Saks – nei panni del fratello maggiore di Mel – regista di “A piedi nudi nel parco” e “Fiore di Cactus”, nonché collaboratore stretto dello stesso Simon.

Per la chicca: nella pellicola appaiono in ruoli marginali F. Murray Abraham e un giovane e sconosciuto Sylvester Stallone che viene aggredito e picchiato dallo stesso Mel, proprio pochi mesi prima di iniziare a girare il suo primo “Rocky”.

Il dvd, fortunatamente, offre il doppiaggio originale fatto per l’uscita in Italia del film con le voci indimenticabili di Giuseppe Rinaldi e Anna Miserocchi, fra i più bravi doppiatori italiani di sempre.  

“Fatso – Pastasciutta …amore mio!” di Anne Bancroft

Fatso Loc

(USA, 1980)

Che Anne Bancroft fosse una donna con un grande senso ironico non è certo un mistero, visto che è stata la compagna di vita di Mel Brooks, ma che fosse in grado di scrivere, dirigere e interpretare una deliziosa commedia come “Fatso – Pastasciutta …amore mio!” era forse meno evidente.

La Bancroft, il cui vero nome era Anna Maria Louise Italiano, non ha mai nascosto le sue origini italiane, e in questo film le rivendica tutte, con pro e contro annessi.

Dominick Di Napoli (un grande Dom DeLuise) gestisce placidamente una cartoleria a Brooklyn insieme alla sorella Antonietta (la Bancroft). La vita di Dominick ruota intorno a tre pilastri: la famiglia (vive infatti col fratello minore Frankie, anche lui scapolo, nell’appartamento sopra a quello dove abita la sorella con marito e figli), il lavoro e, da italoamericano doc, il cibo.

La vita dei Di Napoli però viene sconvolta dalla morte improvvisa del loro cugino Salvatore, che a soli 39 anni viene stroncato da un malore causato dalla sua grave obesità. Visto che anche Dom ha svariati chili di troppo, Antonietta lo costringe a rivolgersi a un implacabile dietologo.

Per qualche tempo l’uomo riesce a seguire la dieta ferrea ma poi, una notte, cede vanificando tutti i suoi sacrifici. Casualmente una cliente del negozio gli suggerisce i “Chubby Checkers”, una sorta di Anonima Obesi grazie alla quale lei è riuscita a dimagrire alcune decine di chili.

Dom partecipa agli incontri sentendosi subito rincuorato, ma una notte un incontenibile attacco di voracità lo porta a minacciare il fratello con un coltello pur di avere le chiavi del lucchetto che blocca il frigorifero e i pensili della cucina. Frankie, preoccupatissimo, chiama in soccorso Oscar e Sonny, i tutor del fratello, che si precipitano a casa Di Napoli. Ma l’obesità è una brutta bestia – sigh! – e a forza di parlare di cibo Dom, Oscar e Sonny rompono i lucchetti e svuotano la dispensa.

Disperata, la mattina seguente, Antonietta tenta l’ultima carta: l’amore. E così corre a chiamare Lydia (Candice Azzara), la giovane proprietaria di un negozio di antiquariato vicino al loro, della quale Dom è platonicamente innamorato.

La cosa sembra funzionare fino a quando, una terribile sera, Lydia misteriosamente scompare facendo precipitare Dom in un abisso di cibo (cinese)…

Una dichiarazione d’amore verso gli obesi e i diversi in generale, fatta con molto garbo e tanta ironia. E pensare che la Bancroft non ha mai avuto problemi di peso, lei che è stata – e nell’immaginario collettivo lo è ancora – un sex-symbol e una delle dark lady più famose di Hollywood dando viso e corpo – e che corpo! – alla famigerata Mrs. Robinson de “Il laureato”.

In tutta la sua carriera, e in questo film in particolare, Anne Bancroft ci ricorda che non bisogna essere per forza obesi o diversi per essere sensibili. Una grande!

Purtroppo oggi è praticamente impossibile rivedere questo gioiellino di film. Non esiste un’edizione in DVD in italiano e sono anni – se non decenni – che non viene trasmesso in televisione.

Io possiedo un rarissimo VHS che ormai si sta letteralmente sbriciolando, sob!        

 

“Cercando la Garbo” di Sidney Lumet

Cercando la Garbo Loc

(USA, 1984)

Estelle Rolfe (una grande Anne Bancroft) è una signora volitiva, pronta a combattere ogni tipo di ingiustizia nel mondo.

Questo suo carattere le è costato molte cose nella vita, fra cui il marito che da un decennio si è risposato, ma non l’amore del suo unico figlio Gilbert (Ron Silver), mite contabile in una grande società, e sposato con la viziata ed egocentrica Lisa (un’antipatica quanto brava Carrie Fisher).

L’equilibrio nella vita di Gilbert viene però travolto da una tremenda scoperta: la madre ha un cancro al cervello non operabile, e le rimangono pochi mesi di vita. Arrabbiata, ma non disperata, Estelle ha un solo desiderio prima di morire: conoscere Greta Garbo, il mito della sua vita.

Per accontentarla Gilbert sarà costretto a fare un viaggio, soprattutto dentro se stesso, che lo cambierà per sempre.

Il maestro Sidney Lumet firma questa deliziosa e malinconica pellicola sull’amore materno, sul senso della vita e suoi sogni che ognuno coltiva nell’intimo, ma anche su uno dei più grandi miti del Novecento: la divina Greta Garbo.

Sono passati più di settant’anni dall’uscita dell’ultimo film interpretato dalla diva svedese, ma il suo fascino da dea è ancora intatto.

Prova a rivedere la scena delle risate in “Ninotchka” senza alzare involontariamente il sopracciglio, e ne riparliamo…