“Il turista involontario” di Anne Tyler

(Guanda, 2012)

Che Anne Tyler (vincitrice del Pulitzer nel 1989) sia una delle mie scrittrici preferite in assoluto è un fatto relativo, visto che è universalmente riconosciuto che ogni suo libro possiede sempre qualcosa di indiscutibilmente straordinario. Come questo “Il turista involontario” del 1985 che ci parla di una delle tragedie più strazianti dell’essere umano: la perdita di un figlio.

Macon Leary è una persona che ama le abitudini, come l’ordine e il proprio salotto, che trova il luogo più sicuro del pianeta. Per questo è l’autore di una serie di piccole guide per chi è costretto a viaggiare suo malgrado, elencando le cose più utili e opportune da portare o da evitare, che si intitolano “Il turista involontario”.

Ma la vita di Macon Leary sta inesorabilmente franando verso un baratro senza fondo. L’estate precedente il suo unico figlio Ethan, appena dodicenne, è stato assassinato durante una rapina in un drugstore. Poco dopo anche il suo matrimonio con Sarah è naufragato.

A complicare la sua esistenza ci si mette anche Edward, il cane di Ethan, che da qualche tempo ha cominciato a diventare sempre più irascibile e aggressivo. Proprio a causa del cane, Macon incontra la giovane Mauriel, una strampalata e singolare addestratrice di cani…

Splendido romanzo che affronta uno dei temi più difficili dell’animo umano in maniera davvero eccezionale. Da leggere e da tenere nella propria libreria.

Nel 1988 Lawrence Kasdan dirige l’adattamento cinematografico che prende il titolo “Tursta per caso”, e che viene candidato a quattro premi Oscar.

Turista involontario

 

“Corruzione” di Don Winslow

(Einaudi, 2017)

Don Winslow, newyorkese d.o.c. classe 1953, prima di dedicarsi esclusivamente alla scrittura (come scrittore e anche come sceneggiatore) nella vita ha fatto molti mestieri, fra cui il detective privato e il consulente per studi legali e assicurazioni. E in questo suo romanzo “Corruzione” – che il maestro Stephen King ha paragonato a “Il Padrino” di Mario Puzo – si sente e si apprezza ottimamente. 

Con un ritmo incalzante e con l’uso frequente di flashback concatenati, Winslow ci racconta la storia del sergente Danny Malone, capo – di fatto visto che ufficialmente il responsabile è un tenente – della Manhattan North Special Force (detta Da Force), sezione speciale del NYPD, che si occupa dei crimini nella parte nord della città, e che vede il suo ambito nello storico e ormai degradato quartiere di Harlem.

Ma, soprattutto, Danny Malone è il Re indiscusso di Manhattan North. Lui è il capo della tribù “Blu” che mantiene l’ordine fra le strade. Che punisce chi deve essere punito, che protegge i bambini da genitori violenti o dai pedofili, le ragazze dagli stupratori e al tempo stesso riscuote le bustarelle e le riconsegna, gestisce e supporta i grandi trafficanti di eroina della città e fa accordi “commerciali” con le famiglie mafiose più rilevanti.

Danny Malone, con orgoglioso sangue irlandese nelle vene, viene da una famiglia di poliziotti, suo padre e suo nonno lo erano, o di vigili del fuoco, suo fratello Liam è uno dei numerosi pompieri del NYFD rimasti sotto le macerie del World Trade Center l’11 settembre 2001. E, credetemi, Malone più di ogni altra cosa nella vita voleva essere un buon poliziotto…

Strepitoso romanzo crime dal ritmo serrato che non delude fino all’ultima parola. In un crescente, ottimamente strutturato, riviviamo i momenti cruciali della vita professionale e personale di un uomo che da giovane paladino della Giustizia ne diventa pubblico eroe e, allo stesso tempo, un corrotto traditore. A due anni dalla pensione, quando tutto sembra aver preso la giusta piega, Malone si trova inaspettatamente a un bivio, e dovrà scegliere una strada. Qualunque scelga, sarà per lui senza ritorno.

Ad avercene scrittori così da noi. Anche se, a pensarci bene, davvero verrebbero pubblicati dalla nostra brillante, dinamica e sempre attenta alle avanguardie editoria “ufficiale”? La stessa editoria che preferisce – alcuni maligni dicono per moda o semplicemente per “comodità” – pubblicare le ipotetiche elucubrazioni mentali di un onanista di Minneapolis piuttosto che le storie di un esordiente italiano. E quando si tratta di un italiano…

Ma cara Bellonci non badarci: sono solo maldicenze e falsità…         

Corruzione

“La lunga notte del dottor Galvan” di Daniel Pennac

(Feltrinelli, 2010)

Grande prova d’autore di Daniel Pennac che in questo lungo racconto – per le sue dimensioni romanzo proprio non si può chiamare – ci dimostra tutta la sua arte, la sua fantasia e il suo stile, nonostante parli di malattia e dolore fisico.

In una lunga notte del passato, il promettente e ambizioso giovane dottor Galvan è di turno al Pronto Soccoro dell’ospedale in cui presta servizio. Ma la notte, e la sua vita, cambieranno per sempre quando un uomo, seduto in sala d’attesa da molto tempo, crolla a terra privo di sensi. La diagnosi sembra semplice…

Come diceva John Lennon: “La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altri progetti”, e così Galvan comprenderà amaramente che tutto il tempo passato a immaginare il suo biglietto da visita da professionista affermato …sarà stato solo tempo sprecato.

E comunque, per i più fanatici pennacchiani, il caro Malaussène non stonerebbe di una virgola nel Pronto Soccorso in cui lavora Galvan.

“La lunga notte del dottor Galvan”

“L’isola Blu, Re Giulio” di Federica Lauria e Laura Ester Ruffino

(Prankster, 2016)

La nostra editoria possiede una lunga e prestigiosa tradizione dedicata alle storie per i più piccoli. Tradizione alla quale questo “piccolo” – proprio perché dedicato ai bambini – libro appartiene giustamente.

Nell’isola Blu da sempre vivono donne, uomini, fate e maghi in totale armonia. La cioccolata calda è la cosa che risolve ogni problema quotidiano e piccolo imprevisto. Ma la serenità dell’isola è in serio pericolo da quando sul trono sale Re Giulio, un tirannico e viziato despota. Ma non basta, le cose peggiorano quando il sovrano si sposa con Carolina, che seduta accanto al Re diventa ancora peggio.

Fate e i maghi dell’isola, allora, non possono far a meno di prendere in mano la situazione e intervenire facendo…

Scritta da Laura Ester Ruffino e illustrata splendidamente da Federica Lauria, questa breve storia ci lascia col cuore più leggero e gli occhi pieni di colori.

L’isola Blu, Re Giulio

“Il gioco dell’angelo” di Carlos Ruiz Zafòn

(Mondadori, 2008)

Carlos Ruiz Zafòn è famoso per essere uno dei più brillanti scrittori gotici contemporanei. Usando come sfondo la sua Barcellona, Zafòn ha creato una serie di romanzi che ruotano intorno al Cimitero dei Libri Dimenticati.

Questo è il secondo della serie (dopo “L’ombra del vento” del 2001), e trova la sua ambientazione nei primi decenni del Novecento.

La vita di David Martìn non è stata facile. La madre lo ha abbandonato da piccolo con un padre alcolista e violento, segnato per sempre dalla guerra nelle Filippine. Per sbarcare il lunario, il signor Martìn ha finito per fare il guardiano notturno nella redazione di un piccolo giornale locale. Una sera, mentre è col figlio ancora in tenera età, viene freddato da due killer misteriosi. Solo al mondo, David viene preso sotto l’ala protettiva di Don Pedro Vidal, rampollo di una delle più ricche e influenti famiglie di Barcellona, che lo fa assumere come apprendista nella redazione del piccolo giornale.

Proprio a stretto contatto col mondo del giornalismo David inizia a coltivare il suo rapporto con la scrittura. Da prima con piccoli pezzi poi, col passare del tempo, con veri e proprio racconti che vengono pubblicati sul giornale. Ma la sua bravura attira le attenzioni di personaggi particolari e spesso inquietanti…

Romanzaccio gotico e crepuscolare, centrato sul rapporto di uno scrittore con la sua arte e con tutto quello che questa comporta: con ciò a cui è disposto a rinunciare e, soprattutto, con ciò che invece vorrebbe ottenere a tutti i costi.

Se è vero che ognuno di noi ha il suo prezzo, a quanto ammonta quello di un giovane scrittore? …Ai lettori di Zafòn l’ardua sentenza.   

Il gioco dell’angelo

“Ristorante Nostalgia” di Anne Tyler

(Guanda, 2012)

Amo molto le opere di Anne Tyler, vincitrice del Premio Pulitzer nel 1989 per “Lezioni di respiro”, e più volte finalista, come con questo “Ristorante Nostalgia” pubblicato per la prima volta nel 1982.

Fra la numerose doti narrative della Tyler c’è quella di saper entrare splendidamente nelle vite quotidiane dei suoi personaggi – come nel bellissimo “Le storie degli altri” (1998) – vite fatte di grigia e malinconica quotidianità, di paure e viltà, dove i grandi dolori e i grandi traumi troppo spesso non sono urlati, ma vissuti silenziosamente.

Perla Tull ha cresciuto da sola i suoi tre figli Cody, Ezra e Jenny. Quando ormai era considerata una zitella a titolo definitivo, Perla ha incontrato Beck, un promettente agente di commercio che in poco tempo l’ha porta all’altare. Se Beck, per lavoro, torna solitamente solo per il weekend, Perla non sembra avere problemi nel crescere i tre bambini senza un vero aiuto. Poi, improvvisamente, l’uomo sparisce e lei è costretta a fare davvero tutta da sola. A pagare le conseguenze più dure sono, ovviamente, i tre figli che rimangono segnati dalle debolezze della donna. Così i tre, col passare degli anni e dei decenni, costruiranno – volenti o nolenti – le proprie esistenze sul loro rapporto conflittuale con la madre…

Splendido affresco di una famiglia “normale” che attraversa i primi trequarti del Novecento. Con un pennello sottile, raffinato e spesso impietoso, Anne Tyler ci dipinge il ritratto di una famiglia che potrebbe essere la nostra, dove nessuno dei sui membri riesce mai a considerarsi “normale”.

Da leggere.

Ristorante Nostalgia

“Ogni volta che mi baci muore un nazista” di Guido Catalano

(Rizzoli, 2017)

Ci sono poesie e poesie, e ci sono ironie e ironie.

Nel nostro Paese, nonostante tutto, ci sono fortunatamente ancora molti poeti.

Molti, giusto o sbagliato che sia, si prendono davvero sul serio. Guido Catalano, invece, si prende seriamente sull’ironico.

Non che le sue non siano poesie, assolutamente, ma ognuna possiede un’ironia, spesso pungente, che sprizza da tutti i pori.

E se il tema principale, l’argomento dal quale partire, è l’amore Catalano non si ferma lì. Grazie ai suoi numerosi amori vissuti, perduti e molto spesso forse solo sognati, ci parla di come siamo fatti noi italiani. Che poi è uno dei principali scopi che dovrebbe avere un’arte come la poesia.

Ogni volta che mi baci muore un nazista

“Un’avventura in Siberia” di Emilio Salgari

(Voland, 2014)

Troppo spesso il grande Emilio Salgari è dimenticato. Lui che è stato autore di circa ottanta romanzi e centocinquanta racconti, già nell’ultimo periodo della sua vita venne stroncato dalla critica “da salotto”, tanto da morire in miseria, facendo arricchire invece oltremodo i suoi editori. Ma, alla faccia della critica “da salotto”, le opere di Salgari vengono regolarmente ristampate e pubblicate da oltre un secolo.

Come questa raccolta di racconti e articoli “Un’avventura in Siberia” dedicata al freddo polare della regione fra le più inospitali del pianeta. Grazie ai racconti di cacciatori leggendari viviamo straordinarie avventure. Assistiamo alla caccia spietata e fin troppo facile dei trichechi, o quella più “alla pari” degli orsi polari, nelle cui descrizioni Salgari non nasconde la disparità fra gli animali, che difendono solo la loro esistenza, e l’uomo, impietoso e sanguinario assassino per il solo scopo di lucro.

L’estate si avvicina e se avete voglia di sentire un brivido di freddo vivendo un’avventura al limite della sopravvivenza, raccontata da uno dei più grandi narratori che il nostro Paese abbia mai avuto, questo è il libro per voi.

Un’avventura in Siberia

“Un’antologja” della Loggia dei Poeti Dadaisti Sintetici

(Ensemble, 2017)

Chi sono i “pazzi” visionari che hanno assemblato queste poesie dadaiste sintetiche raccogliendone in un’Antologja? …Così si presentano nella prefazione:  “La Loggia dei Poeti Dadaisti Sintetici è nata con l’intento di costruire collage di derivazione dadaista capaci di unire la leggerezza della musica pop e nazionalpopolare con la complessità e la profondità di alcuni componimenti classici, la grinta del rock con l’elegante endecasillabo, la delicatezza d’autore con lo slogan pubblicitario.”

I Dadapoeti sono molti, così come le loro opere fra le quali, se proprio me lo chiedete, io preferisco: “Cerco il filo di un richiamo”, “Non amarmi perché vivo all’ombra”, “S’i’ fosse foco” e “Uno non tradirla mai, ha fede in te”.

E per dare un’idea, a chi non li conoscesse affatto, eccone una fra le più sintetiche:

Si sta come d’estate

in Sudafrica

gli Azzurri”.

(G. Ungaretti/”La Gazzetta dello Sport”)

Per veri intenditori. “Pazzi”.

“E Johnny prese il fucile” di Dalton Trumbo

(Bompiani, 2016)

Cominciamo dalla fine: dopo aver letto l’ultima pagina di questo straodinario romanzo, ho avuto difficoltà nell’iniziarne un altro. Perché questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1938, colpisce dritto al mento, facendo cedere la mascella e diventare le gambe molli. Si tratta di uno dei più grandi romanzi contro la guerra mai scritti, e incredibilmente è anche l’unico firmato da Trumbo, che ha dedicato il resto della sua splendida penna al cinema. E il film che poi egli stesso ha girato (prima sognando di farlo dirigere a Luis Buñuel), l’unico che abbia mai diretto, era uno dei film preferiti dal grande Francois Truffaut.

Il vent’enne Joe Bonham ripensa alla sua breve vita. Ricorda la sua infanzia, la sua famiglia e la sua adolescenza non ancora finita. E poi si ricorda: si ricorda che il suo Paese è entrato in guerra e lui è stato reclutato. Dopo un breve addestramento è stato portato insieme ai suoi commilitoni in Europa dove “si combatte per la democrazia”. E lì, nel 1918 quando il conflittto sembrava al termine, è stato ferito. Una granata lo ha preso in pieno. E allora Johnny si chiede se è ancora vivo, perché nessuno è mai sopravvissuto… nel limbo senza fondo in cui si è ritrovato capisce l’atroce verità: l’esplosione gli ha portato via gli occhi, il naso, le orecchie, la bocca, le gambe e le braccia. E capisce anche di essere il frutto di un accanimento terapeutico che lo rende “un pezzo di carne in vita”. Potendo solo muovere la testa, Johnny passa il tempo a cercare di capire chi lo sta facendo sopravvivere e perché…

Ispirato alle esperienze di inviato di Trumbo, ma soprattutto dal suo profondo antimilitarismo, “E Johnny prese il fucile” è uno dei romanzi simbolo del Novecento breve e sanguinario (e non è che il 2000 sia iniziato meglio…) e venne pubblicato per la prima volta poche ore dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Le prefazione che l’autore scrisse nella riedizione del romanzo dei primi anni Settanta ci aggiorna tragicamente dei numeri relativi ai giovani deceduti o gravemente menomati sia nel secondo conflitto mondiale che in quello, allora contemporaneo, del Vietnam.

Oltre che nelle scuole, questo libro dovrebbe essere letto da chi pensa che la forza sia sempre la soluzione migliore.

Per la chicca: per realizzare il loro inquietante video “One”, i Metallica hanno usato vari spezzoni originali del film tratto da questo libro.

E Johnny prese il fucile