“Scheletri” di Zerocalcare

(Bao Publishing, 2020)

L’immortale Fabrizio De André canta nella sua splendida “Andrea”:

“…Il pozzo è profondo
Più fondo del fondo degli occhi
Della notte del pianto
Lui disse ‘Mi basta, mi basta che sia
Più profondo di me’…”

lanciando uno sguardo senza fine nel buco più profondo che abbiamo tutti nell’angolo più remoto di noi stessi. E così Zerocalcare torna a raccontarci dei suoi pensieri, dei suoi sogni e, soprattutto, dei suoi incubi irrisolti.

Come in “Un polpo alla gola“, in “Scheletri” Zerocalcare ci narra la dinamica che lo ha portato – suo malgrado e costretto coi denti dagli eventi – ad affrontare un enorme mostro che si era stabilito nella sua anima per molto tempo. Un’abominevole creatura cento volte più grande di quella che lo costringeva a mentire a sua madre in relazione al suo – inesistente – percorso universitario.

Nonostante la crudezza di alcuni eventi, Zerocalcare riesce come sempre a farci ridere e sorridere condendo la narrazione e i suoi disegni con battute e considerazioni molto spesso irresistibili. E poi “Scheletri”, come tutti gli altri volumi del suo autore, è anche un grande inno alla tolleranza e al rispetto verso gli altri, soprattutto quelli de Roma Est, che per me che so’ de Roma Nord, rimangono sempre un’enigma.

Chi non ha convissuto con un mostro simile almeno una volta nella vita: …è un bugiardo.

Zerocalcare …è sempre lui!

“Il filo della memoria” di Paolo Levi

(Rizzoli, 1984)

«Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice, invece, lo è a modo suo…» con questa grande ed immortale massima il maestro Tolstoj inizia lo splendido “Anna Karenina”; ed è appunto di una grande famiglia che, come tutte le altre ha avuto periodi felici e momenti tristi e tragici, che ci parla questo bellissimo romanzo di Paolo Levi (1919-1989).

Tutto parte da una grande fotografia color seppia scattata a Roma nel 1913, dove sono immortalati tutti i rami di un’antica e storica famiglia italiana di religione ebraica. Sandra, l’io narrante, grazie a pazienti studi di antiche lettere e racconti personali, ricostruisce le dinamiche e gli eventi salienti di ogni ramo, a partire dai primi dell’Ottocento e fino al 1984.

Ovviamente, la grande linea di demarcazione per tutti è la tragedia della Seconda Guerra Mondiale con la persecuzione nazi-fascista delle persone di religione ebraica e non solo. Sandra ci parla dei suoi genitori e della famiglia che lei ha creato insieme ad Enrico, conosciuto mentre era in esilio in Svizzera per scampare ai campi di concentramento.

Sandra ci racconta anche come, proprio a causa della guerra e della vile caccia spietata subita, la sua generazione sia la prima che si rifiuta di continuare a subire le persecuzione figlie dell’antisemitismo e a reagire. Quando lentamente i lutti e le profonde ferite fisiche e morali iniziano ad alleggerirsi, Sandra insieme a figli e marito, affronta il famigerato Boom economico e la società del “Benessere”, per poi approdare al ’68, ai bui anni Settanta e alla prima parte dei “luminosi” Ottanta, che però…

Levi ci regala un’indimenticabile romanzo storico e sociale, che ripercorre quasi due secoli di storia italiana, e che ci racconta da dentro l’essenza – croce e delizia… – dell’elemento alla base della nostra cultura: la famiglia.

Da leggere, anche se attualmente questo bel romanzo italiano è incredibilmente – e aggiungo pure vergognosamente – fuori catalogo, e reperibile solo nel mondo dell’usato.

“Minivip & Supervip. Il mistero del Via Vai”

(Bao Publishing, 2018)

Per festeggiare i cinquant’anni dall’uscita nelle sale del mitico lungometraggio animato “VIP: mio fratello superuomo“, Minivip e Supervip sono tornano in una godibilissima avventura a fumetti.

Il nostro pianeta è quasi totalmente vittima dell’inquinamento dovuto all’uso sconsiderato dei combustibili fossili per assecondare gli spostamenti delle persone e delle merci. La situazione sembra senza speranza, anche per i fratelli supereroi Minivip e Supervip, visto poi che quest’ultimo è depresso dopo essere stato lasciato dalla sua storica compagna Lisa che lo considerava un ostacolo alla sua carriera di giornalista d’assalto.

Minivip invece è felice, nonostante la grave situazione del pianeta, perché la sua compagna Nervustrella è incinta. Ma il terribile inquinamento ha reso la Terra anche l’ambiente ideale per ospitare le uova della terribile Fertile Sempiterna, un gigantesco lucertolone che vive sul pianeta Sparky, che invece a causa della sua crescente umidità è diventato inadatto. Così la diabolica Fertile Sempiterna, grazie ai Via Vai – degli strumenti a forma di torcia elettrica in grado di spostare cose e esseri viventi in qualsiasi luogo dell’universo, senza l’ausilio di alcuna energia – decide di portare le sue uova sulla Terra dove, una volta schiuse, prenderanno il controllo totale. Ma sulla sua strada, il diabolico lucertolone, si imbatterà loro malgrado nei fratelli Vip…   

Sfizioso sequel per i due fratelli supereroi nati dalla penna geniale di Bruno Bozzetto. La sceneggiatura di questo volume è stata scritta dallo stesso Bozzetto prendendo spunto dallo script per un film – mai prodotto – che aveva redatto insieme a Nicola Ioppolo. I disegni, davvero belli, sono firmati da Gregory Panaccione.

E’ proprio nei momenti più difficili e complicati che abbiamo bisogno dei supereroi. Minivip & Supervip magari non riusciranno a sconfiggere tutti i mali, ma almeno ci fanno ridere e sorridere, medicina fra le più importanti della storia.   

“L’istituto” di Stephen King

(Speling & Kupfer/Mondadori, 2019)

Maledetto di uno Stephen King che anche questa volta non mi hai fatto dormire per finire di leggere il tuo romanzo!

Fin da quando lessi la prima volta “La zona morta”, caro il mio Fedele Scrittore, per poi passare a ”L’ombra dello scorpione”, allo strepitoso “It”, al claustrofobico “Il gioco di Gerald” – e potrei continuare per molto… – mi hai inchiodato alle tue pagine fino all’ultimo rigo. E anche questa volta non mi hai deluso.

In questo angosciante libro ci porti in uno degli incubi di quasi tutti i ragazzini: essere rapiti e allontanati dai propri genitori. Così il dodicenne Luke Ellis, bambino intellettualmente superdotato, in una oscura notte viene rapito dalla sua casa a Minneapolis per risvegliarsi in una sorta di Istituto, perso nei boschi del Maine, dove insieme ad alcuni suoi coetanei viene sottoposto a numerosi e misteriosi esami medici, che sono anche delle vere e proprie torture fisiche e mentali.

Coloro i quali tentano di ribellarsi vengono violentemente picchiati, e per renderli il più possibile remissivi, viene elargito loro alcol e tabacco. Luke non riesce a comprendere come degli adulti possano torturare e picchiare dei bambini e poi la sera tornare a casa come se nulla fosse. Ma la storia, purtroppo, gli ricorda come gli essere umani riescano ad abituarsi a tutto, come quando nazisti e fascisti sterminavano ebrei, disabili, omosessuali o zingari per poi tornare a casa e cenare o giocare con i propri figli.

Ma soprattutto Luke scopre che il motivo per cui è stato rapito non è il suo incredibile intelletto, ma un’altra cosa, che lui ha sempre considerato secondaria. E così i suoi aguzzini a commettono l’errore di considerare secondaria la sua straordinaria intelligenza…

Il Re ci regala un grande e inquietante romanzo che come ritmo e ansia si allinea ai suoi scritti migliori.

E adesso che ho finito questo tuo romanzo, caro Stephen King, come mi addormento?

“Un bidone di guai” di Donald E. Westlake

(Mondadori, 2013)

Donald Edwin Edmund Westlake (1933-2008) è stato uno dei pilastri del romanzo giallo/noir americano. I protagonisti dei suoi libri sono spesso duri e implacabili. Ma viene ricordato anche come il primo grande autore ad aver inserito nelle sue trame e nei dialoghi dei suoi personaggi una marcata e spesso deliziosa ironia, tanto quasi da fondare un nuovo genere. E ancora oggi colpisce la modernità e l’irriverenza del suo stile.

Questo suo “Un bidone di guai” (“God Save the Mark” in originale) viene pubblicato la prima volta nel 1967. Il protagonista è Fred Fitch – che ci racconta tutto in prima persona… – è la classica vittima ideale di tutti i “bidonisti” di New York.

Non c’è piccola truffa della quale Fitch sia stato vittima, cosa che manda su tutte le furie il suo più caro amico Jack Reilly, un agente di Polizia, membro della Squadra B anti-truffe. Le cose prendono una piega inaspettata quando Fitch eredita in maniera del tutto inaspettata quasi quattrocentomila dollari da Matthew Grierson, un suo lontano zio mai conosciuto di persona. Visto poi che Grierson è stato ucciso…

Delizioso romanzo giallo, godibile fino all’ultima pagina dove ci arriviamo sorridendo, dopo aver vissuto un colpo di scena dietro l’altro.

Westlake è anche l’autore del romanzo “Anonima carogne” del 1962 del quale John Boorman realizza nel 1966 l’adattamento cinematografico “Senza un attimo di tregua“.

“Un polpo alla gola” di Zerocalcare

(Bao Publishing, 2012)

Tutti, nella nostra infanzia, abbiamo subito o vissuto un trauma (piccolo o grande che possa essere stato) che per “sopravvivere” abbiamo cercato di nascondere il più profondamente possibile all’interno della nostra anima.

E così Zerocalcare ci racconta il suo, accadutogli ai tempi della scuola dell’obbligo, e le cui conseguenze lo hanno accompagnato fino alle soglie della maturità. Maturità che ovviamente per molti non arriva mai…

Lo sappiamo bene (visto che lo siamo stati tutti) che i bambini possono essere assai crudeli e spietati, ed è così che molto spesso nascono i traumi della nostra infanzia. E’ per salvarsi da uno di questi che il piccolo Zerocalcare, suo malgrado, diventa uno strumento del destino cinico e baro che scaglia tutti i suoi implacabili dardi contro una sua compagna di classe…

Deliziosa storia a fumetti con un finale a sorpresa, che ci parla di come sono state faticose, difficili e soprattutto “pericolose” le nostre infanzie e le nostre adolescenze.

Zerocalcare è sempre lui!

“Laveno, solo andata” di Umberto Domina

(Rusconi, 1980)

Cosimo Cras è il direttore di quello che noi oggi chiameremo Marketing di una grande e prolifica azienda che ha sede a Milano. Sposato con Madly e con due figli adolescenti (che lui chiama Gempa e Gempo), Cosimo però è “morto di routine” e detesta le situazioni e i classici luoghi comuni tanto da essere quasi ossessionato dal redigere un Prontuario delle Frasi Comuni.

Così decide di morire per poter abbandonare la sua banale e ripetitiva esistenza. Ma non intende certo morire davvero. Il Cras vuole proseguire la sua vita da misantropo, chiuso in un piccolo convento a Laveno, nel cui cimitero viene tumulata la sua bara vuota. Ogni settimana, così, sbirciando da dietro la sua lapide – alla quale si accede dall’interno del convento – saluta di nascosto i suoi figli e sua moglie, che lo ha assecondato ma certo non condivide la sua remissiva scelta.

Anche se il Cras ha ingannato i suoi amici e i suoi colleghi, non lo ha fatto per soldi, visto che si è dimesso prima di maturare la pensione. E la piccola attività commerciale di sua moglie garantisce a lei e ai loro figli un tenore di vita più che accettabile. Cosimo la ha fatto quindi solo perché stanco di vivere e soprattutto per dedicarsi esclusivamente alla redazione del suo Prontuario.

Ma parafrasando il grande John Lennon: “La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altri progetti” e così i progetti di Cosimo, anche se nascosto e isolato nel vecchio convento, cozzeranno con la realtà…

Delizioso e originale romanzo di Umberto Domina (1921-2006), fra i nostri più arguti umoristi e autori, che dopo “Contiene frutta secca” torna a divertirci raccontandoci la storia di un uomo stanco …di essere stanco. L’arte di Domina, oltre alla sua immortale ironia, rende questo romanzo, che compie giusti giusti quarant’anni, ancora incredibilmente attuale.

Da leggere.

“Il gatto” di Georges Simenon

(Adelphi, 2017)

Terminato nell’ottobre del 1966, questo bel romanzo del maestro Simenon ci porta dentro la vita intima di una coppia insolita.

Emile Bouin è un figlio del popolo che nella vita ha fatto l’ispettore di cantiere per il Comune di Parigi. E’ stato sposato con Angèle, una donna che come lui veniva dal popolo, e che come lui amava la buon cucina, il sesso e la vita.

Non avendo avuto figli, quando Angèle è vittima di un incidente stradale, Emile rimane solo. La solitudine aumenta il giorno che va in pensione e così cambia abitazione, prendendo una camera in affitto presso una casa nel vicolo Doise.

Un pomeriggio, mentre è alla finestra, la signora che abita nella casa difronte alla sua, intravedendolo, gli chiede aiuto: un tubo nel bagno si è rotto e le sta allagando casa. Emile interviene, sistema la perdita e da quel giorno inizia a frequentare la casa di Marguerite Doise.

Anche lei vedova, ma proveniente da una delle famiglie più in vista della Parigi di qualche decennio prima. Suo nonno, infatti, è stato il fondatore della famosa industria dolciaria Doise (che adesso ha altri proprietari), ed è stato sempre lui a costruire tutte le case a schiera nel vicolo che poi ha preso il suo nome.

Emile e Marguerite alla fine si sposano, ma il loro matrimonio è destinato ad essere molto simile all’impossibile rapporto che hanno i loro rispettivi animali domestici: il gatto di Emile e il pappagallo di Marguerite.

Entrando magistralmente nelle “miserie” dell’animo umano, Simenon ci descrive la storia di un rapporto impossibile che vive all’ombra della morte. Quella dei rispettivi coniugi trapassati, così come di tutti gli altri loro parenti; quella che li attende presto entrambi, vista la loro età; e quella di una certa Parigi che loro stessi rappresentano, e che con loro stessi scomparirà.

Da leggere, come tutti i libri di Simenon.

Nel 1971 Pierre Granier-Deferre realizza l’adattamento cinematografico dal titolo “Le chat – L’implacabile uomo di Saint Germain” con Jean Gabin e Simone Signoret.

“A proposito di niente” di Woody Allen

(La Nave di Teseo, 2020)

Beh, gente, qui abbiano davanti 398 pagine esilaranti, struggenti e anche drammatiche.

Uno dei geni indiscussi del cinema americano (e non solo) si racconta senza mezzi termini in questa irresistibile autobiografia.

Allan Stewart Königsberg nasce nel 1935 in una famiglia della piccola borghesia ebrea americana che vive a Brooklyn. La religione dei suoi parenti non è ovviamente rilevante, se non perché lui diventerà uno dei più grandi e divertenti narratori delle dinamiche delle famiglie americane di tradizione israelitica.

Svogliato e pigro a scuola – nonostante il suo alto Q.I. – il giovane Allan ama il baseball (dove è una delle migliori “seconda base” in circolazione) passare i pomeriggi (o le mattine in cui bigia la scuola) nei cinema per vedere i grandi classici di Hollywood, e girovagare per Manhattan. Si appassiona all’illusionismo volendo diventare da grande un prestigiatore, e usa quello che impara per diventare un giocatore implacabile di poker.

Ancora alle superiori, inizia a scrivere battute per gli addetti stampa di grandi star del momento che le usano per mantenere alta l’attenzione del pubblico sui propri beniamini attraverso articoli di giornale dedicati alla vita mondana del jet set. Fra le vincite al poker e il lavoro di battutista Allan già guadagna molto più dei suoi genitori messi insieme. Propio per il suo nuovo lavoro di autore decide di usare uno pseudonimo.

La televisione si interessa di lui e così inizia a lavorare fianco a fianco ad alcuni grandi autori comici del momento con Sid Caesar, Mel Brooks o Danny Simon (fratello di Neil). Quasi per caso, poi, Woody Allen incontra il cinema. Le prime esperienze di sceneggiatore e attore non sono particolarmente entusiasmanti, ma quando riesce ad avere il controllo totale della produzione (gli investitori lo finanziano senza metter bocca nella sceneggiatura o nelle riprese) le cose cambiano…

In parallelo Allen ci racconta la sua lunga vita amorosa fatta di molte relazioni e quattro matrimoni, il penultimo dei quali con l’attrice Mia Farrow. La drammatica separazione con la stessa Farrow è ancora un ghiotto argomento per i tabloid scandalistici, e non solo, e continua ad avere pesanti strascichi anche nella vita artistica dello stesso Allen.

Dio è morto, Marx è morto …ma Woody Allen scrive sempre tanto bene!

Da leggere.

“Assassino senza volto” di Henning Mankell

(Marsilio, 2015)

Lo scrittore svedese Henning Mankell (1948-2015) è considerato, giustamente, uno degli eredi dei maestri Maj Sjöwall e Per Wahlöö, i fondatori dei giallo scandinavo.

Mankell ha iniziato a pubblicare passati i quarant’anni e si è affermato nel panorama editoriale svedese nel 1991, quando ha pubblicato questo romanzo con la prima inchiesta del suo protagonista: il commissario Kurt Wallander.

I punti in comune fra Wallander e il commissario Martin Beck – figlio delle penne di Sjöwall e Wahlöö – non sono pochi. Ma più che somiglianze fisiche o caratteriali fra i due, è lo sguardo disilluso e preoccupato per la società che inesorabilmente sta cambiando, e certo non in meglio, che li unisce e li accomuna.

Così come Beck, Kurt Wallander è un ottimo poliziotto ma ha una vita personale problematica. E’ stato lasciato dalla moglie e con la figlia, poco più che adolescente, non riesce ad avere un rapporto sereno. A differenza di Beck che è a Stoccolma, Wallander vive e lavora a Ystad nella Scania, la parte meridionale della Svezia.

Ed è in una remota località della campagna della Scania, in una fredda alba invernale, che una coppia di anziani contadini viene ritrovata massacrata nella propria casa.

La violenza e la brutalità dei due efferati omicidi sconvolgono tutti, anche il commissario Wallander a cui viene affidato il caso.

Così come i suoi maestri Sjöwall e Wahlöö, Henning attraverso un enigma giallo ci racconta l’evolversi di una società perbenista che vuole fare finta di non accorgersi dei propri angoli più oscuri e fuori controllo.