“Molte vite, un solo amore” di Brian Weiss

(Mondadori, 2013)

Brian Weiss, newyorkese classe 1944, si è laureato presso la Columbia University e alla Yale Medical School, e ha poi diretto per anni il Dipartimento di psichiatria del Mount Sinai Medical Center.

Nel 1980, durante una seduta di terapia una paziente, che lui chiama Catherine, sotto ipnosi inizia a parlargli di esperienze di vite passate. Da quel momento Weiss si specializza nell’ipnosi regressiva e, attraverso alcune suoi pazienti, inizia ad affrontare il tema della reincarnazione e della sopravvivenza dell’anima dopo la morte.

In questo suo libro Weiss racconta la storia di Elizabeth e Pedro (due nomi fittizi per due suoi pazienti reali) le cui anime vivevano un’esistenza irrisolta e che, senza saperlo – e soprattutto non conoscendosi neanche – si cercavano da sempre, da molte vite precedenti.

Emozionante, davvero, soprattutto per il messaggio centrale che ci dice che l’amore è la cosa più importante di tutto. E se il Piccolo Principe non sapeva dove andavano a finire le persone amate che scomparivano ma sapeva bene dove restavano per sempre, Weiss lo tranquillizza: le nostre anime sopravvivono e si riconosceranno per sempre.

Chi arriccia il naso, peggio per lui!

“Marzolino Tarantola – La grande corsa” di Bonvì

(Mondadori, 2016)

Il programma di cartoni animati “Supergulp!” (cosi come “Crash Bang Gulp!” prima, “Giumbolo” e “Giumbolando” poi) ha influenzato in maniera profonda le generazioni – compresa la mia – che hanno avuto la fortuna di poterlo vivere e vedere in televisione. Soprattutto fra il 1978 e il 1981 (con l’avvento definitivo del colore in tv) i fumetti che apparivano settimanalmente hanno inciso un lungo solco nell’immaginario dei giovani spettatori. Fra quelli stranieri e quelli italiani, sono apparse figure mitiche e indimenticabili. E proprio di una di queste, creata dal genio dell’immortale Bonvi (Franco Bonvicini) voglio parlare oggi.

Si tratta di una serie creata soprattutto per riempire il palinsesto del programma e di cui Bonvi ha scritto solo due storie complete: “Marzolino Tarantola”. Ispirato al “Saturnino Farandola” di Albert Rabida (e dal quale la Rai fece uno sceneggiato per ragazzi che proprio in quegli anni riscosse un notevole successo e di cui ho parlato qualche tempo fa) “Marzolino Tarantola” prende spunto anche da altri grandi strisce create dal suo autore (come “Sturmtruppen” e “Nick Carter”) oltre che al cinema più classico d’avventura come “La grande corsa” diretto da Blake Edwards nel 1965.

E proprio “Marzolino Tarantola – La grande corsa” è l’unica storia completa pubblicata.  

Marzolino Tarantola è un facoltoso amante dell’avventura e, insieme al suo maggiordomo Alfred e a Enrico (molto somigliante al Patsy di Nick Carter) che con la sua forza bruta fa da solo tutto quello che farebbe un equipaggio di una dozzina di uomini, accetta di partecipare alla gara automobilistica intercontinentale che ha il suo traguardo a Parigi. Ma a ostacolare slealmente Tarantola c’è il perfido professor Moriatry (e non Moriarty! Allora Sherlock Holmes era ancora sotto diritti…) e il suo assistente poco lucido Perfidio…

Un’avventura che ci ricorda quanto grande e importante è la storia dei nostri fumetti che troppo spesso è ingiustamente oscurata da quelli stranieri.   

“Una spola di filo blu” di Anne Tyler

(Guanda, 2016)

I Whitshank hanno sempre abitato nella casa col grande portico. Fu proprio Junior Whitshank a costruirla a ridosso della Seconda Guerra Mondiale. E suo figlio Red ci è cresciuto e ha cresciuto i suoi figli sotto quel portico. Ma le cose cambiano, i figli crescono e prendono strade diverse.

Questo vale per tutti, è valso per Junior che pur di affermarsi nella vita ha lasciato suo padre vedovo – che non ne ha sofferto più di tanto – e si è trasferito a Baltimora per fare il manovale negli anni della grande Depressione. Appena è riuscito a metter su una piccola ditta di costruzioni, gli abbienti signori Brill gli hanno commissionato la casa col grande portico, in uno dei quartieri più esclusivi della città. Junior l’ha costruita come se fosse stata la sua, e una volta finita non c’è stato giorno in cui non ha sognato di comprarla. Quando il sogno si è avverato, Junior ci si è trasferito con la moglie e i suoi due figli ancora piccoli.

Red, il minore, crescendo ha preso le redini della ditta paterna così come la casa col grande portico dove ha portato sua moglie Abby a vivere e crescere i loro quattro figli, due femmine e due maschi. E proprio il più piccolo, Danny, è sempre stato quello più problematico…

Magistrale ritratto corale di una famiglia americana della middle class, di quelle che apparentemente non hanno nulla di davvero straordinario se non il fatto di rappresentare, come poche altre, le dinamiche interiori e profonde della società umana.

Anne Tyler continua a raccontarci in maniera sublime gli strappi e i dolori intimi che nascono in una famiglia e che segnano per sempre tutti i suoi componenti.

Da leggere.   

“L’ultimo cavaliere” di Stephen King

(Sperling & Kupfer, 1982/2013)

Con questo romanzo il Re dà vita alla saga de “La Torre Nera”, saga che ancora oggi non è conclusa.

Pubblicato integralmente per la prima volta nel 1982, King lo ha iniziato a scrivere in una notte del marzo del 1970 – esatto, proprio alla fine dell’inverno del 1970! – grazie a una risma di carte verde che aveva casualmente trovato all’Università che allora frequentava.

In un mondo post apocalittico l’umanità è tornata ai tempi del vecchio Far West, dove i cavalieri, che hanno le caratteristiche e l’onore dei samurai, sono pistoleri. Roland de Gilead è l’ultimo cavaliere, che attraversa il mondo conosciuto, addentrandosi poi anche in quello sconosciuto, per raggiungere e uccidere l’Uomo in Nero.

Il duro addestramento che Roland ha superato da adolescente gli ha insegnato a essere pronto a tutto, e a considerare chiunque sacrificabile per ottenere il suo scopo. Perché i poteri dell’uomo in nero sono quasi sconfinati…

Il Re è sempre il Re, e anche in questa prima “puntata” de “La Torre Nera” ce lo dimostra sapientamente. Le atomosfere cruente e gli incubi che lastricano il percorso di Roland sono indimenticabili come tutti quelli creati dal Re. Da leggere, come tutte le sue opere.

E’ uscita da poco al cinema la versione cinematografica de “La Torre Nera” diretta da Nikolaj Arcel, con Idris Elba nel ruolo di Roland e Matthew McConaughey in quello dell’Uomo in Nero.

L’ultimo cavaliere

“Il turista involontario” di Anne Tyler

(Guanda, 2012)

Che Anne Tyler (vincitrice del Pulitzer nel 1989) sia una delle mie scrittrici preferite in assoluto è un fatto relativo, visto che è universalmente riconosciuto che ogni suo libro possiede sempre qualcosa di indiscutibilmente straordinario. Come questo “Il turista involontario” del 1985 che ci parla di una delle tragedie più strazianti dell’essere umano: la perdita di un figlio.

Macon Leary è una persona che ama le abitudini, come l’ordine e il proprio salotto, che trova il luogo più sicuro del pianeta. Per questo è l’autore di una serie di piccole guide per chi è costretto a viaggiare suo malgrado, elencando le cose più utili e opportune da portare o da evitare, che si intitolano “Il turista involontario”.

Ma la vita di Macon Leary sta inesorabilmente franando verso un baratro senza fondo. L’estate precedente il suo unico figlio Ethan, appena dodicenne, è stato assassinato durante una rapina in un drugstore. Poco dopo anche il suo matrimonio con Sarah è naufragato.

A complicare la sua esistenza ci si mette anche Edward, il cane di Ethan, che da qualche tempo ha cominciato a diventare sempre più irascibile e aggressivo. Proprio a causa del cane, Macon incontra la giovane Mauriel, una strampalata e singolare addestratrice di cani…

Splendido romanzo che affronta uno dei temi più difficili dell’animo umano in maniera davvero eccezionale. Da leggere e da tenere nella propria libreria.

Nel 1988 Lawrence Kasdan dirige l’adattamento cinematografico che prende il titolo “Tursta per caso”, e che viene candidato a quattro premi Oscar.

Turista involontario

 

“Corruzione” di Don Winslow

(Einaudi, 2017)

Don Winslow, newyorkese d.o.c. classe 1953, prima di dedicarsi esclusivamente alla scrittura (come scrittore e anche come sceneggiatore) nella vita ha fatto molti mestieri, fra cui il detective privato e il consulente per studi legali e assicurazioni. E in questo suo romanzo “Corruzione” – che il maestro Stephen King ha paragonato a “Il Padrino” di Mario Puzo – si sente e si apprezza ottimamente. 

Con un ritmo incalzante e con l’uso frequente di flashback concatenati, Winslow ci racconta la storia del sergente Danny Malone, capo – di fatto visto che ufficialmente il responsabile è un tenente – della Manhattan North Special Force (detta Da Force), sezione speciale del NYPD, che si occupa dei crimini nella parte nord della città, e che vede il suo ambito nello storico e ormai degradato quartiere di Harlem.

Ma, soprattutto, Danny Malone è il Re indiscusso di Manhattan North. Lui è il capo della tribù “Blu” che mantiene l’ordine fra le strade. Che punisce chi deve essere punito, che protegge i bambini da genitori violenti o dai pedofili, le ragazze dagli stupratori e al tempo stesso riscuote le bustarelle e le riconsegna, gestisce e supporta i grandi trafficanti di eroina della città e fa accordi “commerciali” con le famiglie mafiose più rilevanti.

Danny Malone, con orgoglioso sangue irlandese nelle vene, viene da una famiglia di poliziotti, suo padre e suo nonno lo erano, o di vigili del fuoco, suo fratello Liam è uno dei numerosi pompieri del NYFD rimasti sotto le macerie del World Trade Center l’11 settembre 2001. E, credetemi, Malone più di ogni altra cosa nella vita voleva essere un buon poliziotto…

Strepitoso romanzo crime dal ritmo serrato che non delude fino all’ultima parola. In un crescente, ottimamente strutturato, riviviamo i momenti cruciali della vita professionale e personale di un uomo che da giovane paladino della Giustizia ne diventa pubblico eroe e, allo stesso tempo, un corrotto traditore. A due anni dalla pensione, quando tutto sembra aver preso la giusta piega, Malone si trova inaspettatamente a un bivio, e dovrà scegliere una strada. Qualunque scelga, sarà per lui senza ritorno.

Ad avercene scrittori così da noi. Anche se, a pensarci bene, davvero verrebbero pubblicati dalla nostra brillante, dinamica e sempre attenta alle avanguardie editoria “ufficiale”? La stessa editoria che preferisce – alcuni maligni dicono per moda o semplicemente per “comodità” – pubblicare le ipotetiche elucubrazioni mentali di un onanista di Minneapolis piuttosto che le storie di un esordiente italiano. E quando si tratta di un italiano…

Ma cara Bellonci non badarci: sono solo maldicenze e falsità…         

Corruzione

“La lunga notte del dottor Galvan” di Daniel Pennac

(Feltrinelli, 2010)

Grande prova d’autore di Daniel Pennac che in questo lungo racconto – per le sue dimensioni romanzo proprio non si può chiamare – ci dimostra tutta la sua arte, la sua fantasia e il suo stile, nonostante parli di malattia e dolore fisico.

In una lunga notte del passato, il promettente e ambizioso giovane dottor Galvan è di turno al Pronto Soccoro dell’ospedale in cui presta servizio. Ma la notte, e la sua vita, cambieranno per sempre quando un uomo, seduto in sala d’attesa da molto tempo, crolla a terra privo di sensi. La diagnosi sembra semplice…

Come diceva John Lennon: “La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altri progetti”, e così Galvan comprenderà amaramente che tutto il tempo passato a immaginare il suo biglietto da visita da professionista affermato …sarà stato solo tempo sprecato.

E comunque, per i più fanatici pennacchiani, il caro Malaussène non stonerebbe di una virgola nel Pronto Soccorso in cui lavora Galvan.

“La lunga notte del dottor Galvan”

“L’isola Blu, Re Giulio” di Federica Lauria e Laura Ester Ruffino

(Prankster, 2016)

La nostra editoria possiede una lunga e prestigiosa tradizione dedicata alle storie per i più piccoli. Tradizione alla quale questo “piccolo” – proprio perché dedicato ai bambini – libro appartiene giustamente.

Nell’isola Blu da sempre vivono donne, uomini, fate e maghi in totale armonia. La cioccolata calda è la cosa che risolve ogni problema quotidiano e piccolo imprevisto. Ma la serenità dell’isola è in serio pericolo da quando sul trono sale Re Giulio, un tirannico e viziato despota. Ma non basta, le cose peggiorano quando il sovrano si sposa con Carolina, che seduta accanto al Re diventa ancora peggio.

Fate e i maghi dell’isola, allora, non possono far a meno di prendere in mano la situazione e intervenire facendo…

Scritta da Laura Ester Ruffino e illustrata splendidamente da Federica Lauria, questa breve storia ci lascia col cuore più leggero e gli occhi pieni di colori.

L’isola Blu, Re Giulio

“Il gioco dell’angelo” di Carlos Ruiz Zafòn

(Mondadori, 2008)

Carlos Ruiz Zafòn è famoso per essere uno dei più brillanti scrittori gotici contemporanei. Usando come sfondo la sua Barcellona, Zafòn ha creato una serie di romanzi che ruotano intorno al Cimitero dei Libri Dimenticati.

Questo è il secondo della serie (dopo “L’ombra del vento” del 2001), e trova la sua ambientazione nei primi decenni del Novecento.

La vita di David Martìn non è stata facile. La madre lo ha abbandonato da piccolo con un padre alcolista e violento, segnato per sempre dalla guerra nelle Filippine. Per sbarcare il lunario, il signor Martìn ha finito per fare il guardiano notturno nella redazione di un piccolo giornale locale. Una sera, mentre è col figlio ancora in tenera età, viene freddato da due killer misteriosi. Solo al mondo, David viene preso sotto l’ala protettiva di Don Pedro Vidal, rampollo di una delle più ricche e influenti famiglie di Barcellona, che lo fa assumere come apprendista nella redazione del piccolo giornale.

Proprio a stretto contatto col mondo del giornalismo David inizia a coltivare il suo rapporto con la scrittura. Da prima con piccoli pezzi poi, col passare del tempo, con veri e proprio racconti che vengono pubblicati sul giornale. Ma la sua bravura attira le attenzioni di personaggi particolari e spesso inquietanti…

Romanzaccio gotico e crepuscolare, centrato sul rapporto di uno scrittore con la sua arte e con tutto quello che questa comporta: con ciò a cui è disposto a rinunciare e, soprattutto, con ciò che invece vorrebbe ottenere a tutti i costi.

Se è vero che ognuno di noi ha il suo prezzo, a quanto ammonta quello di un giovane scrittore? …Ai lettori di Zafòn l’ardua sentenza.   

Il gioco dell’angelo

“Ristorante Nostalgia” di Anne Tyler

(Guanda, 2012)

Amo molto le opere di Anne Tyler, vincitrice del Premio Pulitzer nel 1989 per “Lezioni di respiro”, e più volte finalista, come con questo “Ristorante Nostalgia” pubblicato per la prima volta nel 1982.

Fra la numerose doti narrative della Tyler c’è quella di saper entrare splendidamente nelle vite quotidiane dei suoi personaggi – come nel bellissimo “Le storie degli altri” (1998) – vite fatte di grigia e malinconica quotidianità, di paure e viltà, dove i grandi dolori e i grandi traumi troppo spesso non sono urlati, ma vissuti silenziosamente.

Perla Tull ha cresciuto da sola i suoi tre figli Cody, Ezra e Jenny. Quando ormai era considerata una zitella a titolo definitivo, Perla ha incontrato Beck, un promettente agente di commercio che in poco tempo l’ha porta all’altare. Se Beck, per lavoro, torna solitamente solo per il weekend, Perla non sembra avere problemi nel crescere i tre bambini senza un vero aiuto. Poi, improvvisamente, l’uomo sparisce e lei è costretta a fare davvero tutta da sola. A pagare le conseguenze più dure sono, ovviamente, i tre figli che rimangono segnati dalle debolezze della donna. Così i tre, col passare degli anni e dei decenni, costruiranno – volenti o nolenti – le proprie esistenze sul loro rapporto conflittuale con la madre…

Splendido affresco di una famiglia “normale” che attraversa i primi trequarti del Novecento. Con un pennello sottile, raffinato e spesso impietoso, Anne Tyler ci dipinge il ritratto di una famiglia che potrebbe essere la nostra, dove nessuno dei sui membri riesce mai a considerarsi “normale”.

Da leggere.

Ristorante Nostalgia