“Smashed” di James Ponsoldt

Smashed Cop

(USA, 2012)

Il dramma dell’alcolismo non è mai stato facile da portare sul grande schermo, eccezion fatta per il grande Billy Wilder – in tempi in cui non era riconosciuto neanche come una vera e propria malattia – con il suo “Giorni perduti” del 1945.

Ma questa piccola pellicola – nel senso di “produzione indipendente” e con un cast non di grido – riesce a farci entrare nella vita e nella pelle di un’alcolista, nelle sue menzogne quotidiane e nell’oblio irresponsabile che l’alcol provoca.

E, come accade nella realtà, la strada che porta alla sobrietà passa anche per l’umiliazione e il dolore: per salvarsi bisogna cambiare vita. Radicalmente.

Con una bravissima Mary Elizabeth Winstead “Smashed” – che vuol dire sbronzo e allo stesso tempo rotto – è da vedere, soprattutto per quelli che sottovalutano il dramma, proprio o altrui, dell’alcolismo.

Premio Speciale della Giuria del Sundance Film Festival 2012.

“Vedovo, aitante, bisognoso d’affetto, offresi… anche babysitter” di Jack Lemmon

Vedovo aitante Cop

(USA, 1971)

Si, il regista è proprio lui, Jack Lemmon, il grande interprete delle più importanti commedie hollywoodiane della seconda parte del Novecento.

Questa deliziosa – e sottolineo deliziosa – commedia è l’unica pellicola, purtroppo, firmata dal grande attore. E non poteva che essere interpretata dal suo grande amico e partner di lavoro Walter Matthau che, invecchiato appositamente per il film, impersona Joseph P. Kotcher un anziano vedovo che vive con il figlio e la nuora, e si occupa più che efficientemente del nipotino Duncan.

Ma sua nuora lo trova invadente e obsoleto, e soprattutto non si fida di lui. Gli toglie così la cura del figlio, affidandola alla giovane adolescente Erica. Poco dopo impone al marito di chiudere il suocero in una casa di riposo. Ma “Kotch” proprio non ci sta, e per non mettere in crisi il matrimonio del figlio decide di allontanarsi.

Intanto la giovane Erica rimane incinta e viene allontana dalla città. L’anziano, venuto a conoscenza della notizia, la rintraccia e sarà lui l’unico sostegno, materiale e morale, alla grande prova che dovrà affrontare la giovane.

Davvero un affresco dolce e delicato sulla terza età e sul ruolo di questa nella società, che già allora tendeva a emarginare.

E adesso tu ti chiederai: “ma che cavolo c’entra il titolo in italiano?”

E infatti non c’entra una mitica mazza!

E’ evidente che dietro a queste fantasmagoriche traduzioni ci deve essere qualcosa, tipo un premio occulto in denaro per il titolo più fuorviante e demente in italiano!

Tanto per la cronaca il titolo originale era “Kotch”.

Non vorrei essere polemico, ma vogliamo parlare pure della locandina italiana…? Degna del fatidico “La nipotina” de “Il comune senso del pudore” di Alberto Sordi.

“Essi vivono” di John Carpenter

Essi vivono Cop

(USA, 1988)

La cinematografia di John Carpenter è piena di grandi cult, ma scelgo questo perché mi ricordo bene gli anni Ottanta e, allo stesso tempo, sembra scritto e girato oggi.

John Nada è un operaio che a causa della grave crisi economica ha perso il lavoro ed è costretto a vagabondare da una città all’altra. Giunto in una nuova metropoli trova lavoro in un cantiere edile.

Finita la giornata John non ha un tetto dove andare ma Frank, un collega, lo introduce nella sua sistemazione: una baraccopoli ai margini della città che ruota intorno ad una piccola parrocchia.

La sera, come la maggior parte dei suoi vicini, John guarda la televisione ma strane interferenze disturbano i programmi. Nelle interferenze un uomo lancia strani allarmi che parlano dell’invasione da parte di extraterrestri che da anni hanno conquistato la Terra ma che, grazie alla passività degli umani e a sapienti mezzi di ipnosi sublimale, sembra non esserci mai stata.

Gli alieni – afferma l’uomo poco prima di essere interrotto dai programmi canonici patinati – hanno assunto ormai tutti i ruoli più importanti a livello economico e finanziario e, oltre a dominarci, stanno sperimentando sostanze chimiche e farmaci su di noi e sul nostro pianeta, proprio come se fossimo il “loro” Terzo Mondo.

John, come tutti quanti, ride incredulo, ma nota lo stesso uno strano movimento nella piccola chiesetta. Si intrufola nel piccolo edificio che scopre essere il centro da dove partono quelle strane trasmissioni sovversive. Ma c’è di più, nello scantinato vengono fabbricati degli strani occhiali da sole e, quando la Polizia fa irruzione nella baraccopoli, per istinto ne ruba una scatola.

Allontanatosi dalla zona della retata, per curiosità, il giovane operaio si infila un paio d’occhiali e il mondo come lo conosceva finisce per sempre. Grazie a quelle strane e anonime lenti finalmente può vedere: tutta la città è piena di messaggi subliminali che istigano ad obbedire, a essere passivi e a guardare sempre la televisione.

Ogni insegna o cartello pubblicitario nasconde un messaggio, così come ogni rivista o libro, persino le banconote hanno il loro: “Io sono il tuo Dio”. Tolte le lenti tutto torna come fintamente normale. Ma la cosa più incredibile e che fra gli esseri umani vivono mimetizzati gli alieni che – guardandoli con gli occhiali – mostrano le loro terrificanti sembianze.

Dopo lo shock iniziale John decide di reagire e si unisce alla Resistenza. Lì viene indotto su come riuscire a sopravvivere – visto che gli alieni spacciano i membri della Resistenza come “Comunisti assetati di potere” gonfiando i loro conti i banca – e soprattutto su come “risvegliare” il resto della popolazione.

I messaggi subliminali e la mimetizzazione degli alieni è possibile grazie alle onde che vengono trasmesse da una speciale antenna nascosta fra quelle numerose del più grande network della città: basta eliminare quella e non ci sarà più bisogno di occhiali speciali per vedere la realtà. Ma la Polizia fa irruzione, qualcuno ha tradito…

Tratto dal racconto “Eight O’Clock in the Morning” di Ray Nelson, il film di Carpenter è uno dei gioielli del cinema indipendente americano con degli spettacolari spot pubblicitari girati ad hoc per il film.

Se dovesse tornare nelle nostre sale oggi bisognerebbe aggiungerci un sottotitolo: “Essi vivono – e non mollano le poltrone!”