“Suffragette” di Sarah Gavron

(UK, 2015)

Qui non parliamo del Paleolitico o del Medioevo, qui parliamo di circa un secolo fa, parliamo del tempo delle nostre bisnonne: di quando le donne non avevano alcuna ufficiale rilevanza nella società, al pari – o forse anche un grandino più in basso – dei bambini o degli anziani che non potevamo più lavorare.

Anche in quella che per circa un secolo e mezzo si è considerata la democrazia più avanzata del pianeta, la Gran Bretagna, agli albori del XX secolo la donna non poteva permettersi alcun ruolo ufficiale sociale o familiare indipendente. Intendiamoci, le donne si spezzavano la schiena per crescere i propri figli e badare alla casa magari lavorando pure, e questo è certo, ma non avevano alcun diritto, compresi quelli sui figli che solo il padre, in quanto uomo, li accampava tutti.

Ma il “secolo breve” illumina anche la storia delle donne che, finalmente, riescono a capire la terrificante imparità sociale con la quale sono state cresciute per millenni. E’ questo il problema più grande: averne coscienza. Perché se una persona è convinta di non meritarsi nient’altro, è semplicissimo soggiogarla…

Scritto da Abi Morgan – già autrice di splendide sceneggiature come quella del film “Shame” o della serie televisiva “River” – e con un cast davvero superbo fra cui spiccano Carey Mulligan, Helena Bonham Carter e Meryl Streep, questo splendido film ci mostra bene quanta strada, dolorosamente, è stata fatta e quanta ancora ci sia da fare per la vera uguaglianza sociale fra i sessi.

Se noi italiani abbiamo concesso il diritto di voto alle donne solo nel 1946, oltre quindici anni dopo la Turchia per esempio, ci possiamo consolare con l’amena e linda Svizzera dove, a livello federale, il suffragio parziale femminile risale al 1971 – anno in cui io ero già nato …sob! – precedendo solo il Portogallo (1976) e il paradiso fiscale del Liechtenstein (1984).

E soltanto dall’anno in cui ai Mondiali di calcio furoreggiò Totò Schillaci, il 1990, le donne, in Svizzera, sono elettrici ed eleggibili in ogni singolo cantone. Complimenti!

“Shame” di Steve McQueen

(UK, 2011)

Scritto dallo stesso Steve McQueen insieme ad Abi Morgan, “Shame” colpisce dritto sul muso.

Brandon (uno strepitoso Michael Fassbender) vive a New York dove possiede un ottimo lavoro che gli permette di stare in un appartamento a Manhattan. Ma la vita di Brandon è segnata da un lato oscuro: il suo rapporto bulimico e irrisolto col sesso. L’uomo, infatti, passa tutto il suo tempo libero guradando film porno, facendo sesso con partner occasionali e, più spesso, con prostitute.

A turbare il suo equilibrio arriva Sissy (Carey Mulligan), sua sorella minore – che viene dallo “stesso orrido posto” – ma che vuole solo passare del tempo insieme a lui. Il girone infernale dei lussuriosi in cui vive Brandon vacilla pericolosamente…

Nuda e cruda pellicola su lato oscuro che ognuno di noi potrebbe avere, dove le immagini – molto spesso forti – e gli sguardi valgono quanto i dialoghi. Per la sua interpretazione, Fassbender ha vinto, giustamente, la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia.

Shame