“La piccola bottega degli orrori” di Roger Corman

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(USA, 1960)

Roger Corman, che ha festeggiato novant’anni lo scorso 5 aprile, è uno dei più geniali artigiani della macchina da presa del Novecento. I suoi numerosi film, tutti girati a bassissimo costo e con attori allora sconosciuti, hanno segnato la fantasia e gli incubi di più di una generazione. Molti sono stati copiati o rigirati, o addirittura rielaborati per un genere diverso. Come questo “La piccola bottega degli orrori” che è diventato un musical di enorme successo prima a Broadway e poi a Hollywood, e di cui ad Halloween parleremo.

Seymour (Jonathan Haze) è un giovane impacciato e goffo, schiacciato dalla figura della madre, una donna possessiva e malata psicosomatica cronica. Per sbarcare il lunario lavora come commesso nel piccolo negozio di fiori del signor Gravis Mushnik (Mel Welles).

Un giorno porta nel negozio una piccola piantina che ha comprato da un venditore cinese e la chiama Audrey Junior, in onore alla prosperosa assistente di Mushnik, Audrey (Jackie Jospeh) di cui è innamorato. Ma la sera stessa Seymour scopre che lo strano vegetale è carnivoro e ogni volta che mangia – il giovane le regala un pò del suo sangue – cresce a dismisura.

Divenendo incredibilmente grande, Audrey Junior diventa una vera e propria attrazione. Ma il sangue del giovane, che mantiene ovviamente il segreto, non basta più e così, senza volerlo, getta nelle fauci della pianta assassina vari malcapitati, fra cui il terribile dentista del piano sopra, e con un paziente (un allucinato Jack Nicholson al suo esordio) Seymour arriva a fingere di essere lui il medico, fino a quando…

Scritto da Charles B. Griffith, e tratto da un racconto di John Collier, questo film di Corman è una pietra miliare dell’horror, ma soprattutto della commedia nera. Nonostante gli evidenti limiti produttivi, Corman realizza una pellicola che ancora oggi punge e morde come una pianta carnivora.

Grande.

La piccola bottega degli orrori

“Terminator” di James Cameron

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(USA, 1984)

Nel 1984 la paura dell’olocausto atomico era ancora forte e concreta – come purtroppo è tornata ad esserlo in questi ultimissimi giorni – e un film di fantascienza centrato sul tema non sembrava una grande novità.

Ma quello che realizzò il giovane e semi sconosciuto James Cameron (con all’attivo solo il sequel di un b-movie horror) divenne immediatamente un cult, segnando una netta linea di demarcazione nel cinema di genere, e non solo.

Merito soprattutto di una bella e incalzante sceneggiatura – firmata dallo stesso Cameron insieme a Gale Anne Hurd (proveniente dalla scuola di Roger Corman e che sposerà lo stesso Cameron nell’85 per poi separarsi e convolare a nozze con Brian De Palma nel 1991) e William Wisher.

Il merito va anche ai muscoli e alla faccia “da schiaffi” di Arnold Schwazenegger, alla soggettiva del cyborg e agli effetti speciali che faranno scuola, come poi spesso capiterà per gli altri film di Cameron.

E ci aggiungo anche la bravura di Linda Hamilton che interpreta la volitiva Sarah Connor – madre del futuro leader della resistenza John Connor – attrice che lo stesso Cameron ha poi sposato nel 1997.

E comunque, per la fredda cronaca, Cameron – forse perché è laureato in fisica, e i fisici si sa sono tutti un po’ eccentrici (pensa a “The Big Bang Theory”) – non l’ha piantata di sposare colleghe: dal 1989 al 1991 è stato il marito di Kathryn Bigelow, la prima donna nella storia a vincere l’Oscar come miglior regista (nel 2008 con “The Hurt Locker”).

Ma tornando al film, la mia battuta preferita, oltre alla diabolica domanda del Terminator: “Sarah Connor?”, è quella del passate che viene letteralmente sradicato dal telefono pubblico in cui sta parlando dal cyborg che cerca l’elenco telefonico per sapere l’indirizzo della sua preda, e che dice rialzandosi pacato all’orco meccanico: “…Ehi amico: hai dei seri problemi comportamentali…”

Vincent Price

Vincent Price Cop

Il 25 ottobre del 1993 se ne andava Vincent Price.

Nato a Saint Louis il 27 maggio 1911, Vincent Price è il rampollo di una ricca famiglia americana: suo nonno inventò la prima crema di lievito tartaro rendendo più che benestanti tutti i suoi eredi.

Appassionato d’arte, si laurea a Yale in storia dell’arte e prosegue i suoi studi a Londra. L’amore per la recitazione arriva attraverso il teatro, ma presto il cinema si accorge di lui: fascinoso, con due occhi blu penetranti, una voce calda e sensuale, e soprattutto alto 193 centimetri.

Ovviamente i suoi sono i ruoli del cattivo o del perfido: nel 1948 interpreta il malvagio cardinale Richelieu ne “I tre moschettieri “ con Gene Kelly e Lana Turner.

Alla fine degli anni Quaranta, alla radio, presta la sua voce a Simon Templar, l’eroe della serie “Il Santo” che nei decenni successivi approderà  alla televisione e poi al cinema.

E’ negli anni Cinquanta che passa ai film dell’orrore – anche se partecipa al grande “Mentre la città dorme” di Fritz Lang del 1956 – con “La maschera di cera”(1953) e il memorabile “L’esperimento del Dottor K”(1958), da cui Cronenberg  realizzerà il terrificante remake “La mosca” nel 1986.

Lo stesso Price ha raccontato più di una volta le difficoltà che ebbe per girare la scena finale del film, quando doveva interpretare la “mosca” con la testa del Dottor K che veniva finalmente uccisa: nessuno del cast riusciva a smettere di ridere.

Con gli anni Sessanta arriva la collaborazione col geniale produttore e regista Roger Corman che lo porta ad interpretare film come “Il pozzo e il pendolo” (1961), “I racconti del terrore”(1962) e “La maschera della morte rossa”(1964).

Lo stesso anno interpreta quello che poi sarebbe diventato un cult:  “L’ultimo uomo della Terra” diretto da Ubaldo Ragona e Sidney Salkow, con Giacomo Rossi Stuart e Franca Bettoia, girato a Roma nel quartiere EUR, e tratto dal romanzo di Richard Matheson “Io sono leggenda” – che tornerà numerose volte sul grande schermo in vari adattamenti fra cui spiccano “La notte dei morti viventi “ di George Romero del 1969 e il bellissimo “1975: occhi bianchi sul pianeta Terra” di Boris Sagal del 1971.

Con gli anni Settanta l’horror diventa più cupo e interiore e Price presta le sue fattezze a due grandi pellicole, allora etichettate semplicemente di serie B ma oggi giustamente rivalutate: “L’abominevole Dr. Phibes”(1971) di Robert Fuest, e “Oscar insanguinato” (1973) diretto da Douglas Hickox in cui Price interpreta un attore shakespeariano stroncato dalla critica che torna per vendicarsi spettacolarmente contro i suoi detrattori.

Col passare del tempo le caratteristiche del film del terrore cambiano ma Price rimane vivo nell’immaginario collettivo: è sua la voce terrificante che accompagna l’avvento degli zombie nel video “Thriller” di Michael Jackson del 1983.

Tim Burton lo vuole nel suo “Edward mani di forbice” (1990), ma durante le riprese la sua parte viene ridotta a causa della malattia che lo sta consumando e che pochi anni dopo lo ucciderà.

Per noi Vincent Price è soprattutto un volto dei film dell’orrore, ma grazie (o questa volta a causa?) del doppiaggio ci siamo persi la sua voce profonda e inquietante, con una dizione perfetta che ha stregato generazioni di spettatori.