“Certain Women”” di Kelly Reichardt

(USA, 2016)

Tratto dai racconti “Both Ways Is the Only Way I Want It” di Maile Meloy – giovane scrittrice americana e collaboratrice del “New Yorker” – questa delicata e intimistica pellicola è stata scritta da Anish Savjani, Neil Kopp, Vincent Savino e Kelly Reichardt che lo ha diretto e montato.

Le vite di quattro donne si sfiorano quasi casualmente a Livingston, cittadina del Montana, che con i suoi quasi 1.400 metri di altitudine vive di un clima rigido e severo.

Laura Wells (Laura Dern) è un avvocato capace e preparato, ma ogni giorno deve fare i conti con il maschilismo – più o meno velato – della società in cui vive. Come quello del suo cliente Fuller (un bravissimo Jared Harris), ottimo manovale che da otto mesi tenta di fare causa alla sua ex ditta lavorando per la quale ha subito un grave incidente. Ma Fuller, avendo accettato la prima offerta d’indennizzo, ormai non ha più voce in capitolo, e si convince della verità solo quanto la Wells lo porta a un incontro con un avvocato, uomo. Laura è ufficialmente una donna single, ma in realtà ha una relazione clandestina con Ryan Lewis (James LeGros) marito di Gina (Michelle Williams). Fra i coniugi Lewis le cose non sembrano andare bene, sia per il rapporto conflittuale che lei ha con la loro unica figlia adolescente, sia per la profonda insoddisfazione che Gina ha verso la sua vita domestica. L’unica cosa che la rende felice è la nuova casa che il marito le sta costruendo fuori Livingston. Proprio per realizzare una grande parete del salone, Gina vuole delle antiche pietre arenarie che una volta facevano parte della prima scuola costruita dai coloni a Linvingstone, e ora sono abbandonato nel giardino di un anziano solitario.

Beth Travis (Kristen Stewart) è una giovane praticante che sogna di emanciparsi diventando avvocato. Sua madre e sua sorella nella vita hanno fatto, e fanno, sempre e solo le commesse, e lei da sempre è stata disposta a tutto pur di non seguire le loro orme. Accetta così di tenere dei corsi serali in leggi scolastiche presso la scuola di una piccola località ad oltre quattro ore di macchina da Livingston. Ad una lezione incontra casualmente Jamie, che gestisce da sola un ranch nei dintorni del piccolo paese.

Bella pellicola, con immagini e paesaggi alla Wenders, che ci racconta come a volte, quando si sente troppo freddo, può non dipendere dal clima.  

“Café Society” di Woody Allen

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(USA, 2016)

L’anima triste e malinconica di Woody Allen appare in ogni sua pellicola, dalla più tragica o drammatica, a quella più esilarante. In questa, che non è esattamente né l’una e né l’altra, Allen ci racconta – come accade spesso – della vita e dei suoi momenti più intensi che troppo spesso passano veloci.

Alla fine degli anni Trenta il giovane Bobby Dorfman (Jesse Eisenberg), ultimo di tre fratelli di una piccola famiglia ebrea newyorchese, decide di cambiare la sua vita raggiungendo il fratello della madre, Phil Stern (Steve Carell) noto agente di spettacolo a Hollywood.

La vita a Los Angeles non è facile come Bobby credeva, e l’unica vera nota positiva è Veronica (Kristen Stewart) una delle segretarie dello zio, incaricata di fargli vedere e conoscere la capitale del cinema planetario.

Ma la vita non è sempre semplice, e così Bobby deciderà di tornare a New York e aiutare suo fratello Ben (Corey Stoll) che, grazie alla sua carriera di gangster, è diventato proprietario di un night club. Ma…

Splendida riflessione nostalgica sulla vita, sulla giovinezza e sull’amore del maestro Woody Allen. Con scenografie, costumi e fotografia – curata da Vittorio Storaro – da Oscar.