“Tempi moderni” di Charlie Chaplin

(USA, 1936)

A quasi 85 anni dalla sua uscita nelle sale cinematografiche questo capolavoro del grande Charlie Chaplin è più che mai attuale.

Il genio inglese, con almeno tre decenni di anticipo rispetto alla maggior parte dei cervelli del resto del mondo, aveva intuito come poteva degenerare la tanto sognata civiltà del “benessere”, quell’”American Dream” legato a doppio filo alla più famelica e ottusa industrializzazione.

Con occhi ugualmente acuti, un altro genio come Pier Paolo Pasolini in tempi non sospetti, parlava tristemente di come il Boom e il relativo consumismo, in meno di vent’anni, avessero corrotto l’animo puro e contadino del nostro Paese, che nemmeno il Ventennio fascista e l’immane tragedia della guerra erano riusciti a intaccare.

Come fece dire qualche anno dopo al protagonista dell’immortale “Il grande dittatore” che, oltre al tema del conflitto planetario riprende anche quello sociale affrontato in questo film: “…l’abbondanza ci ha dato povertà”.

Con “Tempi moderni” Chaplin ci racconta di una società sull’orlo dell’abisso, abisso che colpevolmente finge di non vedere. E come sempre, a rimetterci saranno sempre i più numerosi, che sono i deboli e gli indifesi.

Da far vedere a scuola.


“Monsieur Verdoux” di Charlie Chaplin

(USA, 1947)

Accade che i veri geni creino opere che spesso anticipino drammaticamente i tempi. “Il grande dittatore”, per esempio, fu realizzato dal maestro Charlie Chaplin nel 1940, quando la maggioranza del pianeta vedeva ancora Hitler come un esempio di leader di una nazione da emulare. La stessa cosa vale con questo suo “Monsieur Verdoux” diretto nel 1947 e che, come il suo film precedente, incontrò parecchi problemi di censura.

Nell’opinione pubblica mondiale aveva lasciato un segno indelebile la vicenda del francese Henri Landru che, per sopravvivere alla grave crisi economica scoppiata nel suo paese subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, aveva strangolato e poi derubato dieci donne.

Da un’idea di Orson Welles, Chaplin sviluppa il soggetto e poi la sceneggiatura di questo suo capolavoro, cambiando il nome del protagonista per evitare problemi legali e di censura.

Il suo Monsieur Verdoux è un uomo molto elegante e distinto, non a caso ha lavorato per oltre trent’anni in un prestigioso istituto di credito. Ma quando è scoppiata la crisi lui, il più anziano degli impiegati, è stato cacciato senza alcun indugio. Così, per far sopravvivere la moglie invalida e il piccolo figlio, Verdoux è diventano un antiquario, attività dietro la quale cela i feroci omicidi che compie ai danni di donne sole alle quali ruba tutti i loro averi per poi investirli in Borsa.

L’uomo è costretto a inventare nuovi stratagemmi per non insospettire le sue vittime e durante una conversazione con un suo vicino farmacista copia la formula di un micidiale veleno che non lascia tracce nell’organismo. Per provarlo decide di abbordare una giovane sola nella notte (la censura gli impedì di palesarla come prostituta… sob!) ma conoscendola meglio, scopre che la disperazione che ha portato la ragazza sulla strada nella notte (ma per carità non parliamo di prostituzione!) è la stessa che lo ha portato a diventare uno spietato killer.  “E’ un mondo crudele, dove bisogna diventare crudeli per sopravvivere…” le dice cambiandole il bicchiere avvelenato, per poi congedarla dandole alcuni soldi per sopravvivere qualche giorno.

L’”attività” è redditizia e le sue speculazioni in Borsa danno il profitto sperato e così Verdoux vede la “pensione” e il ritiro dalla sua sanguinosa attività molto vicino. Ma il crollo disastroso di Wall Street del 1929 travolge lui e la sua famiglia. A farne le spese sono soprattutto la moglie e il piccolo figlio che non sopravvivono agli stenti.

Solo e rassegnato, Verdoux vaga per Parigi dove incontra casualmente la giovane prostituta che è diventata l’amante di un ricco costruttore di armi. La donna, ora che possiede mezzi quasi illimitati, vorrebbe ricambiare il gesto di Verdoux occupandosi di lui, ma la Polizia è ormai sulle sue tracce e l’uomo decide di consegnarsi senza implicarla.

Dopo un lungo processo Verdoux viene condannato a morte, ma prima di essere ricondotto in cella ammonisce la società che lo ha giudicato colpevole, visto che allo stesso tempo nobilita invece di punire i veri responsabili di milioni di morti come i costrutti di armi.  

Ovviamente la parte più reazionaria della società americana – e occidentale in generale, uscita vincitrice dal secondo conflitto mondiale – si scagliò contro Chaplin dichiarandolo un regista antipatriottico e filo comunista, chiedendo poi la totale censura del film per il pericolo di emulazione.

La storia ci ha detto chi aveva ragione, e anzi ce lo continua a dire. Non si può non pensare, per esempio, alle atrocità commesse poco tempo fa da alcuni addetti alla sorveglianza dei nostri parchi che dopo anni di precarietà hanno dato fuoco  – usando anche animali vivi e provocando poi la morte di alcune innocenti persone – a boschi o pinete pur di riottenere il lavoro per la stagione o le stagioni successive. Persone e gesti da biasimare e condannare senza la minima remora. Ma se siamo davvero una società civile ci dobbiamo chiedere anche il perché. E allora aveva ragione Chaplin quando diceva che il nostro è un mondo crudele, dove bisogna diventare crudeli per sopravvivere o altrimenti si soccombe? …Terribile.

Un vero capolavoro immortale.

Da ricordare l’interpretazione di Matha Raye nel ruolo di una delle sue moglie ricche, e quella di Marilyn Nash in quello della giovane prostituta.

“La famiglia Addamas” di Charles Addams

La Famiglia Addams Loc

(USA, 1964-1966)

Delle famosissime strisce del disegnatore Charles Addams (il cui vero nome era Charles “Chas” Samuel Addams) sono state tratte numerose opere televisive e cinematografiche, ma quella che preferisco in assoluto è la serie degli anni Sessanta, che è entrata di diritto nell’immaginario di più generazioni. Con un cast di esperti attori televisivi, che nel corso dei decenni hanno fatto apparizioni in numerosissime altre serialità di successo, la “Famiglia Addams” derideva in maniera gentile ma sagace la grande way of life americana di quegli anni che spesso era arrogante e perbenista. Ed è l’unica – rispetto a tutte le successive rivisitazioni dai film ai cartoni animati che hanno accentuato l’aspetto macchiettistico della famiglia di mostri – ha conservare lo spirito caustico delle strisce di Addams, soprattutto nella prima stagione. Per la chicca, e per chi ancora non lo sapesse, l’incorreggibile Zio Fester di questa serie è interpretato da un compassato e calvo Jackie Coogan, piccolo protagonista quarant’anni prima de “Il Monello” del maestro Charlie Chaplin.