“Mangiare bere uomo donna” di Ang Lee

(Taiwan, 1994)

Mangiare, bere, uomo e donna sono i bisogni primari di ogni essere umano. Cosa che sa bene il signor Chu (Sihung Lung) visto che è uno dei cuochi più famosi ed esperti della millenaria cucina cinese a Tapei.

Forse per questo organizza ogni domenica un pranzo luculliano per le sue tre figlie, la più piccola delle quali ha appena superato i vent’anni mentre la più grande sfiora i trenta. Jia-Jen (Kuei-Mei Yang), Jia-Chien (Chien-Lien Wu) e Jia-Ning (Yu-Wen Wang) sanno che l’appuntamento è imprescindibile, anche se fra una splendida portata e l’altra la comunicazione non è delle migliori.

Vedovo da oltre sedici anni, Chu si preoccupa per l’avvenire e soprattutto per la felicità delle sue figlie che però, come lui stesso, non si scambiano pensieri, timori o sogni. Probabilmente a ciò è legata la patologia che gli impedisce da anni, nonostante il suo mestiere, di assaporare gli alimenti visto che il suo palato non riconosce più alcun sapore.

Ma le vite dei quattro, proprio come capita nella realtà, sono destinate a essere travolte dagli eventi più inaspettati…

Deliziosa e “saporita” commedia …cucinata secondo la grande tradizione culinaria cinese che ci ricorda – come la splendida serie manga giapponese “La Taverna di mezzanotte – Tokyo Stories” firmata da Yaro Abe – quanto lo stomaco sia vicino al cuore.

Da “mangiare” con gli occhi.

La sceneggiatura del film è scritta dallo stesso Lee assieme a James Schamus (collaboratore storico del regista col quale lavorerà anche nei progetti successivi) e alla sceneggiatrice e attrice Hui-Ling Wang. La pellicola viene candidata all’Oscar come migliore opera straniera, e anche se non si aggiudica la statuetta lancia definitivamente la carriera internazionale di Ang Lee.

Per la chicca: nella stanza di Jia-Ning si intravede il poster del mitico film “Il mio vicino Totoro” del grande Myazaki.

Purtroppo è quasi impossibile trovare questo delizioso film nella programmazione tradizionale o in streaming. Per “rigustarlo” occorre rivolgersi al mondo dell’usato.

“Vita di Pi” di Yann Martel

Vita di Pi copertina

(2012, PIEMME)

Sull’onda dell’entusiasmo suscitato dal film di Ang Lee ho deciso di leggere il romanzo originale.

L’ho finito in poche ore, nelle quali mi sono ritrovato disperato su una scialuppa di salvataggio accanto a una gigantesca tigre del Bengala di nome Richard Parker.

Chi ha visto il film sa bene che a colpire e sconvolgere non sono tanto i sette mesi passati da un adolescente solo e perso nell’immenso oceano, ma la sua sorprendente volontà di voler sopravvivere a tutti i costi, così dura e tenace, e che affonda le sue radici in una pacifica e spirituale infanzia vissuta in un’India affascinante, cosmopolita e piena di animali, aromi e colori.

Come ha detto Ang Lee: “Siamo tutti Richard Parker!”.