“Senza tetto né legge” di Agnès Varda

(Francia 1985)

La cineasta belga Angès Varda ci regala il ritratto di una giovane “fuori”, fra i più belli e struggenti della storia del cinema del Novecento.

Nel sud della Francia, poco dopo una gelida alba invernale, un bracciante trova il corpo senza vita di una ragazza, evidentemente morta di freddo e stenti. Le ricerche delle Polizia stabiliscono che la vittima si chiamava Simona, detta Mona, Bergeronf (Sandrine Bonnaire), e che da poco aveva superato i vent’anni.

E’ la stessa Varda che, fuori campo, ci racconta come ha ricostruito la storia della giovane, soprattutto intervistando tutto coloro che l’hanno incrociata negli ultimi mesi della sua breve e solitaria esistenza.

Dopo aver frequentato gli studi per segretaria d’azienda, Mona ha deciso di abbandonare tutto e tutti e di vivere in tenda girando grazie all’autostop, sopravvivendo grazie a piccoli lavori occasionali o furti.

Ma la nostra società, che solo pochi anni prima sognava “la fantasia al potere” e un mondo senza confini, è nel pieno dei luminosi ed edonistici anni Ottanta, e così per Mona lo spazio di sopravvivenza è sempre più ridotto fino a diventare solo un fosso gelato ai bordi di un campo.

Un film bellissimo, senza speranza e al tempo stesso delicato e commovente, che ricorda le opere del maestro Vittorio De Sica.

Leone d’Oro a Venezia e incetta, meritata, di premi in tutto il mondo.

“Il cardellino” di Donna Tartt

(Rizzoli, 2014)

Theodore Decker, detto Theo, ha avuto un’infanzia complicata che inesorabilmente si è trasformata in un’adolescenza molto problematica.

Figlio unico di una coppia male assortita Theo, poco dopo superati i dieci anni, rimane solo con la madre visto che il padre sparisce nel nulla, portandosi via alcuni gioielli e vari contanti.

La vita con sua madre sembra stabalizzarsi, ma appena compiuti i tredici anni Theo rimane orfano. Lui, al contrario di sua madre infatti, è uno dei pochi sopravvissuti al devastante attentato terroristico avvenuto nel cuore di New York, in uno dei musei più importanti della città.

Solo per una manciata di secondi si è allontanato dalla madre per rimanere a guardare una bambina sua coetana in visita anche lei alla pinacoteca, insieme al nonno, aveva dedotto Theo. Poi …il nulla.

Quando Theo si risveglia il suo universo è cambiato per sempre. La galleria è letteralmente andata in pezzi e molti corpi senza vita giacciono accanto a lui. Ma proprio in quel posto, pieno di morte e devastazione, Theo incontrerà quella parte di mondo che dopo un lungo e doloroso viaggio lo porterà a ritrovare se stesso…

Ottimo romanzo di formazione incentrato su uno dei temi principi e dolenti della cultura occidentale: il senso di colpa.

Se sotto molti aspetti è legato a doppio filo al Christopher McCandless di “Into the Wild” diretto da Sean Penn, il protagonista di questo romanzo Theo possiede anche quell’inesorabile senso di autodistruzione di un bambino, vittima degli eventi, che è convinto però di essere lui stesso la causa di tutto il male che lo circonda.

Struggente.