“Kitbull” di Rosana Sullivan

(USA, 2019)

La Pixar ci regala un nuovo piccolo gioiellino digitale.

Nella periferia di San Francisco, nel quartiere chiamato Mission Dristrict, fra i rifiuti e i rottami abbandonati in un cortile vive un gattino randagio.

Le cose sembrano prendere una brutta piega quando nel cortile viene portato da un umano un enorme pitubull bianco. Il felino è terrorizzato dal nuovo arrivato ma, casualmente, i due cominciano a giocare insieme grazie a un tappo di bottiglia.

Una sera, dopo alcune ore, l’umano apre la porta del cortile per buttare fuori il pitbull dolorante e totalmente coperto da ferite e morsi.

Per la paura il felino tenta di nascondersi ma rimane incastrato in un pezzo di plastica. Il cane allora si avvicina e lo libera, ma il felino gli soffia impaurito.

Al cane non rimane altro che tornare nella sua cuccia zoppicando. Il gattino si pente di essere stato così aggressivo e va dal cane per consolarlo…

Scritto e diretto dall’americana Rosana Sullivan, “Kitbull” con i suoi nove minuti di delizioso e commovente cinema d’animazione, è un corto da vedere che ci ricorda giustamente chi sono le vere “bestie” sul nostro pianeta…

“A prova di errore” di Sidney Lumet

(USA, 1964)

Scritto da Walter Bernstein e tratto dal romanzo “Fail-Safe” (pubblicato per la prima volta sul “Saturday Evening Post” nell’ottobre de 1962) di Eugene Burock e Harvey Wheeler, “A prova di errore” è davvero un gran bel film.

Questo è dovuto al cast davvero di altissimo livello fra cui spiccano Henry Fonda (nel ruolo del Presidente degli Stati Uniti), Walter Matthau (in quello del cinico e arrogante Prof. Groeteschele uno “scienziato-politico” consigliere del Pentagono) oltre a una lunga serie di ottimi caratteristi che negli anni successivi acquisteranno notorietà sia al cinema che in televisione.

A partire da: Dom DeLuise (che verrà diretto poi sia da Mel Brooks che dalla moglie Anne Bancroft), Larry Hagman (che pochi anni dopo diverrà il protagonista della serie “Strega per amore” e poi incarnerà uno dei primi veri e indimenticabili “cattivi” della televisione prestando il suo volto a quello del perfido J.R. Ewing di “Dallas”), Sorrell Booke (che parteciperà a numerose note serie tv come “Il dottor Kildare” o “Colombo”, ma che rimarrà impresso nell’immaginario, soprattutto della mia generazione, per aver incarnato in tutti i 147 episodi della serie “Hazzard” Jefferson Davis Hogg detto “J.D. Boss Hogg”), Fritz Weaver (che nel corso della sua lunga carriera lavorerà con registi del calibro di John Schlesinger, Mike Nichols, Stephen Frears, George A. Romero nonché Paolo Sorrentino), Dan O’Herlihy e Frank Overton.

Siamo in piena Guerra Fredda e per un apparente corto circuito una pattuglia di bombardieri degli Stati Uniti parte in missione top secret per bombardare Mosca con testate nucleari.

E’ la scintilla che innescherà la terza e definitiva guerra mondiale alla quale, ormai è scontato da tempo, nessuno “davanti” e “oltre cortina” sopravvivrà. Spetta al Presidente degli Stati Uniti tentare di disinnescare la reazione a catena che spazzerà via la vita dalla faccia della Terra e così chiama direttamente il leader dell’U.R.S.S. per spiegargli la situazione.

Ma la barriera di sfiducia e sospetto fra le due super potenze atomiche è difficile da superare, così come i processi di distruzione che incautamente i rispettivi militari hanno affidato alle macchine bypassando l’uomo. Macchine che tragicamente non si sono dimostrate …a prova di errore…

Magistrale interpretazione di Matthau che riesce a trasformare il suo faccione simpatico e sornione in una maschera dura dagli occhi senza luce. Così come quella di Fonda mentre parla al telefono con il suo omologo sovietico, coadiuvato solo dal giovane interprete Buck (Hagman).

Oltre al suo valore artistico, questo ottimo film possiede anche un valore storico-cinematografico perché uscì contemporaneamente a “Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba” del maestro Stanley Kubrick.

Le cronache del tempo ci raccontano di come Kubrick divenne furioso quando era ancora sul set del film e venne a conoscenza del progetto di Lumet, tanto da intentare varie azioni legali. Cause che intentò anche Peter George autore del romanzo “Red Alert”, pubblicato nel 1958, dal quale è tratta la sceneggiatura del film di Kubrick.

Se è vero che la storia dei due film – e dei due romanzi – è davvero molto simile, è vero anche che le due versioni cinematografiche usano toni e sfumature molto diverse: sono due pellicole che raccontano la stessa vicenda in maniera però assai differente.

E questo ci porta a un’ultima riflessione: sia Lumet che Kubrick, per il personaggio dello sprezzante e calcolatore consulente del Pentagono che a suon di percentuali parla di miliardi di morti e “giusta causa” hanno scelto un grande attore comico.

E se il Peter Sellers che impersona il Dottor Stranamore è truccato, il Matthau che fa Groeteschele invece no, probabilmente per rende ancora più fastidioso e insopportabile il personaggio. Da vedere.

Per la chicca: nel 2000 Stephen Frears dirige il remake, fatto per la tv, girato in bianco e nero e tutto in presa diretta con interpreti come George Clooney, Richard Dreyfuss, Harvey Keitel, Noha Wyle e Don Cheadle.

“Il colpo della metropolitana” di Joseph Sargent

(USA, 1974)

Tratto dal libro “The Taking of Pelham One Two Three” di John Godey e scritto per il grande schermo da Peter Stone, “Il colpo della metropolitana” è uno di quei filmacci duri e ironici tipici degli anni Settanta.

E se parliamo di ironia, non può mancare uno dei volti più sornioni del cinema americano di quegli anni: Walter Matthau che, da grande attore di razza, non sapeva solo far ridere.

I responsabili della metropolitana di Tokyo sono in visita presso gli uffici della direzione di quella di New York. A fare da “cicerone” al gruppo tocca al tenente della Polizia dei trasporti metropolitani Zachary Garber (Matthau).

Intanto, un commando composto da quattro uomini con armi automatiche: Mr Blue (Robert Shaw, grande attore shakespeariano, famoso per i suoi ruoli di cattivo come quello in “007 Dalla Russia con amore” o ne “La stangata” e per aver impersonato il cacciatore di squali Quint ne “Lo squalo” di Spielberg), Mr Green (Martin Balsam), Mr Grey (Hector Elizondo che poi diverrà famoso in ruoli secondari brillanti come quello in “Pretty Woman” o in “Paura d’amare”) e Mr Brown (Earl Hindman che acquisterà una certa notorietà a partire dalla fine degli anni Ottanta interpretando la serie “Quell’uragano di papà”) sequestra la motrice del treno Pelham 123, con diciotto persone a bordo.

I malviventi contattano la direzione della metropolitana e comunicano la loro richiesta: un milione di dollari entro un’ora altrimenti giustizieranno un ostaggio al minuto. Garber, insieme al suo collaboratore, il tenete Rico Patrone (Jerry Stiller, padre di Ben, che parteciperà nel decennio successivo all’immortale sit-com “Seinfeld”) cerca di gestire al meglio la situazione salvaguardando gli ostaggi. Ma…

Con un grande cast davvero di prima qualità e due protagonisti davvero complementari “Il colpo della metropolitana” è sempre un bel filmaccio e la sua eredità ce la sottolinea bene il genio di Quentin Tarantino che, guarda caso, nel suo “Le iene – Cani da rapina” i criminali durante il colpo si chiamano a vicenda: Mr White, Mr Orange, Mr Blonde, Mr Pink, Mr Brown e Mr Blue.

Da ricordare anche la colonna sonora David Shire, che un paio di anni dopo firmerà alcuni brani del soundtrack del film “La febbre del sabato sera”.

Per la chicca: nel 1998 è stato realizzato il primo remake omonimo diretto da Félix Enríquez Alcalá prodotto per la tv, e nel 2009 il secondo diretto da Tony Scott con Denzel Washington e John Travolta dal titolo “Perlham 123 – Ostaggi in metropolitana” per il grande schermo.

“Guerre Stellari” di George Lucas

(Arnoldo Mondadori Editore, 1977)

La storia ci ha chiarito bene l’impatto che il merchandising di “Guerre Stellari” ha avuto sul fatturato multimilionario del film, e non solo. Ci sono in giro alcuni ottimi documentari che ci raccontano come le action figure – che io allora chiamavo romanticamente “pupazzetti”… – di Luke Skywalker, Han Solo, Leia Organa, Chewbacca, ma soprattutto quella di Lord Darth Vader hanno incisio l’immaginario collettivo, oltre che il PIL degli USA.

E di come poi le grandi case di produzione abbiamo imparato a programmare il merchandising già nella fase di pre produzione della pellicola.

Su quell’onda, la Arnoldo Mondadori Editore pubblicò il romanzo del film, scritto proprio da George Lucas (così almeno cita il copryright). Ovviamente parliamo di due opere completamente diverse, dove il libro è lo sviluppo del trattamento della sceneggiatura, esattamente l’inverso di quello che accade di solito.

Se per quanto riguarda il merchandising vero e proprio “Guerre Stellari” è stato il primo grande caso nella storia, per il romanzo invece no. Nel 1966 venne affidata a Isaac Asimov la trasposizione letteraria del film blockbuster “Viaggio allucinante” diretto da Richard Fleischer, solo per fare un esempio.

Ma torniamo a tanto tempo fa in una galassia lontana lontana: il romanzo ha il suo perché, soprattutto leggendolo a oltre quarant’anni di distanza. Nel prologo poi troviano i punti cruciali che lo stesso Lucas userà per scrivere i primi tre capitoli, mentre nulla ci anticipa i due che verranno girati negli anni successivi, “L’impero colpisce ancore” e “Il ritorno dello Jedi”.

Ci sono dettagli che nel film, per esigenze di montaggio sono semplicemente accennati, come la storica amicizia fra Luke e Ben, o il rapporto ambiguo fra Tarkin e Vader.

Ma soprattutto ci sono termini e traduzioni indimenticabili, su tutti l’astronave cargo del cornelliano Han Solo che si chiama: “Il Falcone Millenario” – …che goduria! – oltre a numerose foto di scena rigorosamente in bianco e nero, e in quarta di copertina il “Chi è” di Guerre Stellari.

Per veri patiti …e che la forza sia con te!

“Dont’ Worry” di Gus Van Sant

(USA, 2018)

John Callahan non ha avuto una vita facile. Abbandonato dalla madre appena nato, non è riuscito a inserirsi nella famiglia d’adozione e, ancora bambino, è stato molestato da una maestra. Un inizio così duro lo ha portato, già alle soglie dell’adolescenza, a diventare un alcolista e un tossicodipendente.

Agli inizi degli anni Settanta, a soli ventidue anni, completamente ubriaco John lascia guidare la sua auto a Dexter, un alcolista come lui, incontrato la sera stessa ad una festa. Dexter, in preda all’alcol, scambia un lampione per un’uscita della superstrada. L’impatto è devastante, ma Dexter ne esce quasi illeso. John invece no. La sua colonna vertebrale si è spezzata e non potrà più muovere la maggior parte dei muscoli dal collo in giù.

Bloccato in un letto d’ospedale, in quello che sembra il fondo abissale dell’inferno che è la sua esistenza, John inizia una lenta risalita verso la serenità e la voglia di vivere. Questo avviene soprattutto grazie ad Annu, una ragazza svedese che assiste i pazienti dell’ospedale in cui è ricoverato, agli Alcolisti Anonimi ai quali John si unisce; e alle sue vignette, che in poco tempo riscuotono un successo strepitoso.

Gus Van Sant firma un gran bel film sulla vera vita di un uomo molto particolare, che il destino ha messo a dura prova, ma che ha saputo reagire soprattutto attraverso la sua volontà e la sua pungente ironia.

A interpretare Callahan – nato nel 1951 e scomparso nel 2010 – è un bravissimo Joaquin Phoenix che ci regala davvero un’interpretazione magistrale. Nel cast devono essere ricordati anche Jonah Hill, che veste i panni di Donnie lo sponsor di John agli Alcolisti Anonimi, Rooney Mara in queli di Annu, e Jack Black in quelli molto tosti di Dexter.

Da vedere.  

“La favorita” di Yorgos Lanthimos

(USA/UK/Irlanda, 2018)

Il regista greco Yorgos Lanthimos (già autore del surreale “The Lobster”) ci racconta una carnale storia d’intrighi a corte nell’Inghilterra dell’inizio del XVIII secolo.

La regina Anna Stuart (Olivia Colman) per il suo carattere scostante e per la sua salute minata dalla gotta, ha di fatto abbandonato il governo del regno nelle mani della sua amica intima Lady Sarah Marlborough (una bravissima Rachel Weisz) che in tutti i modi favorisce il primo ministro Godolphin e indirettamente suo marito alto ufficiale dell’esercito di sua maestà, impegnato in una sanguinosa e dispendiosa guerra contro il regno di Francia.

A corte arriva la giovane Abigail Hill (un’altrettanto brava Emma Stone) cugina di Sarah, ma caduta in disgrazia a causa dei debiti di gioco del padre, che l’ha “donata” a un suo creditore. La ragazza è molto scaltra e in breve tempo riesce a farsi notare dalla regina. All’inizio Sarah rimane divertita dalla spregiudicatezza della cugina, poi comprende che Abigail è disposta a tutto pur di prendere il suo posto nel letto della sovrana, dando il via così ad una sanguinosa battaglia all’ultimo sangue…

Come sempre Lanthimos firma una pellicola grottesca, cruda e sanguigna. Con un cast davvero superbo fra cui spicca Olivia Colman – che come la Weisz aveva partecipato a “The Lobster” – che giustamente ha vinto la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia e l’Oscar come miglior attrice non protagonista per questa sua interpretazione, “La favorita” ci punge la coscienza.

“Quinto non ammazzare!” di Robert Siodmak

(USA, 1944)

Tratto dal romanzo di James Ronald “This Way Out” questo film, il cui titolo originale è “The Suspect” – e non intendo parlare di quello in italiano che c’entra come i cavoli a merenda… – ci regala una delle migliori interpretazioni cinematografiche del grande Charles Laughton.

Londra, 1902. Philip Marshall (Laughton) è un uomo onesto e di cuore. Nel negozio, di cui è responsabile, tutti i dipendenti lo stimano e lo rispettano. Anche a casa il suo unico figlio lo ama e lo rispetta. L’unica persona che lo maltratta e non perde occasione per umiliarlo è Cora, sua moglie. Un giorno nel negozio arriva la giovane e Mary Gray (Ella Raines) in cerca di un posto di lavoro. Marshall non può assumerla nel negozio, ma le indica un’altra attività dove poi la raccomanda.

Fra i due nasce una tenera e innocente amicizia che alla fine Marshall decide di interrompere per evitare scandali. Cora, convita che fra i due ci sia un legame soprattutto materiale, una sera lo affronta dichiarandogli che il mattino dopo rovinerà la reputazione di entrambi urlando ai quattro venti la loro indegna relazione. Non tanto per la propria, ma per quella candida di Mary l’uomo getta la moglie per le scale fingendo poi un incidente.

Il commissario Huxley, intuisce la colpa di Marshall, ma non riesce a trovare uno straccio di prova che possa reggere in tribunale. E così stuzzica il vicino di casa Gilbert Simmons, un meschino ricattatore, che abbocca all’amo e si reca da Marshall per ricattarlo. Alla fine Huxley farà leva proprio sull’onestà morale di Marshall per far scattare la sua trappola finale…

Bella pellicola in bianco e nero d’atmosfera che con un cast superbo e una regia di primo livello segna il cinema noir degli anni Quaranta. Guardando la grande interpretazione di Laughton davanti alla macchina da presa possiamo solo immaginare quelle che faceva sul palcoscenico di un teatro.

Per palati fini.