
(Italia, 1968)
Questa pellicola rappresenta uno dei più brillanti esempi del genio creativo di Bruno Bozzetto, maestro indiscusso dell’animazione italiana. In questo lungometraggio visionario, il regista milanese non si limita a intrattenere, ma costruisce una satira tagliente sulla società dei consumi, anticipando con sorprendente lucidità tematiche che sarebbero diventate centrali nei decenni successivi.
La storia ruota attorno alla dinastia dei VIP, una famiglia di supereroi geneticamente perfezionati che da generazioni proteggono il mondo. L’ultimo erede, SuperVip, incarna tutte le qualità dell’eroe tradizionale: alto, muscoloso, intelligente e dotato di superpoteri. Suo fratello minore, MiniVip, rappresenta invece il fallimento genetico della stirpe: minuto, miope, goffo e apparentemente privo di qualsiasi capacità straordinaria.
Quando la perfida Happy Betty – magnate della catena di supermercati HB – mette in atto un piano diabolico per conquistare il mondo, nemmeno SuperVip può resistere. La malefica industriale ha infatti sviluppato un congegno rivoluzionario: un minuscolo razzo che, inserito nel cervello umano, trasforma le persone in consumatori zombie, completamente assuefatti alla pubblicità televisiva e pronti ad acquistare compulsivamente i prodotti HB. In un colpo di scena che sovverte il classico paradigma dell’eroe, sarà proprio il sottovalutato MiniVip a doversi fare carico del destino dell’umanità.
Ciò che rende “VIP mio fratello superuomo” un’opera straordinaria è la sua incredibile capacità di previsione socioculturale. Nel 1968, quando in Italia esisteva solo la televisione pubblica e il concetto di televisione commerciale era ancora embrionale, Bozzetto immaginava già gli effetti potenzialmente devastanti della pubblicità televisiva sulla psiche umana e sul comportamento dei consumatori. La visione distopica di persone ridotte a automi del consumo anticipa sorprendentemente i dibattiti che si sarebbero sviluppati negli anni ’80 e ’90 sull’influenza dei media.
Altrettanto profetica è la caratterizzazione dei personaggi. Nel contrasto tra SuperVip e MiniVip, Bozzetto demolisce il culto della perfezione fisica e dell’apparenza, proponendo un antieroe vulnerabile ma dotato di intelligenza emotiva e resilienza, caratteristiche che alla fine si riveleranno più preziose della forza bruta. Questa decostruzione dell’archetipo dell’eroe tradizionale anticipa di decenni l’evoluzione del genere supereroistico contemporaneo.
L’influenza di questa pellicola sulla cultura pop successiva è innegabile e vastissima. “I gemelli” (1988) di Ivan Reitman, con la coppia DeVito-Schwarzenegger, riprende palesemente la dinamica dei fratelli diversissimi costretti a collaborare. Ma l’eco del lavoro di Bozzetto si estende ben oltre.
La famiglia di supereroi in uniforme rossa de “”Gli incredibili” (2004) della Pixar richiama immediatamente l’estetica dei VIP, mentre la critica al consumismo sfrenato e alla manipolazione mediatica è diventata un tema ricorrente in numerose opere contemporanee.
Dal punto di vista stilistico, Bozzetto crea un universo visivo inconfondibile. Il suo tratto essenziale ma estremamente espressivo, unito a un uso sapiente del colore e a soluzioni di montaggio innovative, conferisce al film un’identità unica. Le sequenze psichedeliche che rappresentano le allucinazioni pubblicitarie sono particolarmente memorabili e testimoniano la volontà sperimentale dell’autore.
Lo stile grafico minimalista di Bozzetto non è solo una scelta estetica, ma anche una dichiarazione d’intenti: contrapporre la semplicità genuina dell’animazione artigianale italiana al gigantismo dell’industria americana, dimostrando come sia possibile creare opere profonde anche con mezzi limitati.
“VIP mio fratello superuomo” si inserisce nella trilogia di lungometraggi che, insieme a “West & soda” (1965) e “Allegro non troppo” (1976), rappresenta l’apice della carriera di Bozzetto. Ciascuna di queste opere reinterpreta e sovverte generi cinematografici consolidati: il western, il film di supereroi e il film musicale.
A distanza di oltre mezzo secolo, questo capolavoro dell’animazione italiana conserva intatta la sua forza satirica e la sua capacità di intrattenere spettatori di tutte le età. In un’epoca in cui il dibattito su consumismo, manipolazione mediatica e culto dell’apparenza è più attuale che mai, rivedere “VIP mio fratello superuomo” significa riscoprire non solo un classico dell’animazione, ma anche un’opera di straordinaria attualità.
Come tutte le creazioni di Bozzetto – dal “Signor Rossi” ai cortometraggi più sperimentali – questo film conferma il talento visionario di un autore che ha saputo elevare il cinema d’animazione italiano a livelli di eccellenza internazionale, combinando intrattenimento, riflessione sociale e innovazione stilistica in un equilibrio perfetto.
Ascolta gratuitamente questa e altre recensioni di libri, film e serie tv sul podcast il podcast “La Foglia d’Acanto” disponibile su Spotify, Amazon Music e YouTube.
Pingback: “La donna, il sesso e il superuomo” di Sergio Spina | Valerio Tagliaferri