“Il pianeta verde” di Coline Serreau

(Francia, 1996)

Questo gioiellino satirico e – purtroppo – anche molto attuale, dopo essere stato brevemente distribuito nelle nostre sale solo grazie ad un circuito indipendente, è letteralmente sparito dalla circolazione, almeno nella nostra versione per molto tempo.

Eppure la sua regista e sceneggiatrice Coline Serreau è l’autrice di uno dei film francesi più famosi degli anni Ottanta: “Tre uomini e una culla”. E allora perché Hollywood, che non ha perso tempo a realizzarne una remake americano di enorme successo ha completamente ignorato questa pellicola divertente e ironica che, alla sua uscita, ha riscosso anche un discreto successo in Francia?

Anche se non posso entrare nella capoccia degli amministratori delegati delle grandi major americane, la risposta è abbastanza semplice: perché è una critica all’acido muriatico della luminosamente ottusa società occidentale. “Il piante verde” è un ritratto impietosamente lucido e intelligente dei numerosi vizi, dei numerosi limiti e delle numerose ipocrisie del nostro tempo. E, soprattutto, punta il dito contro tutti quei comportamenti superficiali e/o arroganti che stavano nel 1996 (e continuano ancora oggi…) uccidendo il nostro pianeta.

Mila (la stessa Serreau) abita serenamente sul Pianeta Verde, un piccolo e felice corpo celeste dove ognuno vive in perfetta simbiosi con gli altri e con l’ambiente. Gli abitanti, la cui vita supera in media ben oltre i duecento anni, sono del tutto identici agli essere umani, solo che la loro storia è avanti di circa tremila anni. Sul Pianeta Verde, infatti, l’era industriale è passata da tre millenni, e il popolo è sopravvissuto alle sue tirannie e al suo inquinamento smettendo di comprare cose inutili e tornando a rispettare animali e piante.

Si è sviluppata in maniera incredibile anche la telepatia, che permette agli abitanti del piccolo pianeta di viaggiare attraverso il cosmo sugli altri corpi celesti dove scambiano nozioni, esperienze e pensieri. Ma da oltre duecento anni nessuno vuole tornare sulla Terra, visto che è considerato un posto selvaggio e tanto arretrato, socialmente e culturalmente.

Prima di morire il padre di Mila le ha confessato però che sua madre era una terrestre, conosciuta durante l’ultimo viaggio fatto sulla Terra, e che è morta dandola alla luce. Spinta da una incontenibile curiosità, Mila si offre volontaria per compiere una spedizione informativa sul nostro pianeta, cosa che provocherà un impatto indimenticabile per lei, ma soprattutto per gli umani che avranno la “fortuna” di incrociarla…

Nel cast appaiono, oltre alla regista (autrice anche della colonna sonora), Vincent Lindon e una giovanissima Marion Cotiliard. Negli anni Novanta nel nostro Paese non era ancora così universalmente riconosciuto il problema ambientale. O meglio, chi già se ne preoccupava non spostava troppi elettori o spettatori. E allora perché anche da noi questo film è scomparso?

Perché osa toccare due argomenti tabù per la nostra cultura “nazional-popolare”. Il primo infatti è il Cattolicesimo: Mila entrando a Nostre-Dame de Paris riconosce nell’uomo inchiodato alla croce che domina una cappella Gesù, un antico abitante del Pianeta Verde sceso sulla Terra duemila anni prima per emancipare i suoi abitanti e mai più tornato…

Ma non basta!

La Serreau, oltre a scherzare sulla nostra religione ufficiale, si permette di toccare la cosa che arde in ogni focolare domestico da Trieste in giù, forse anche di più dell’amor patrio. Coline Serreau osa burlarsi …del calcio.

Mila viene invitata ad assistere ad una partita di calcio al Parco dei Principi, e mentre si consuma il match lei scombussola le menti di giocatori, arbitro (cha corre per il campo cantando “‘O sole mio”) e guardialinee… bagarre che si conclude con un bacio finale e alquanto appassionato fra i due portieri.

Come diceva mia nonna: “Scherza coi Fanti, ma non toccare gli Attaccanti!” …o forse non era così.