“La farfalla sul mirino” di Seijun Suzuki

(Giappone, 1967)

Se vogliamo essere fiscali, dobbiamo riconoscere che la sceneggiatura di questa leggendaria pellicola di Seijun Suzuki ha qualche lacuna e incongruenza. Ma d’altronde la produzione gliela fece riscrivere in sole 24 ore, dopo avergli bidonato l’originale. Nonostante ciò, “La farfalla sul mirino” è uno dei film più visionari e citati nella storia del cinema.

Quando la produzione vide l’opera finita, cacciò Suzuki che intentò una lunga lite legale, che ancora è oggi fra le più significative del mondo cinematografico nipponico. Il regista venne inserito in una sorta di “lista nera” e non girò un film per oltre dieci anni. Riuscì a mantenersi solo lavorando per la televisione.

Grazie a queste vicissitudini il film cominciò a circolare nei cineclub più d’avanguardia e nel corso degli anni è diventato un vero e proprio cult. Tanto da influenzare la grande cinematografia d’azione coreana, così come quella statunitense. Fra gli estimatori di quest’opera ci sono infatti nome come Chan-wook Park, John Woo, Quentin Tarantino e Jim Jarmusch.

La storia di Godo Hanada, il miglior killer n. 3 del Giappone, che per sopravvivere deve combattere contro un’organizzazione della yakuza e poi contro tutti gli altri migliori killer fino alla scontro epico e claustrofobico contro il famigerato e fantomatico n.1, non è poi così importante. Quello che conta sono le immagini che ci mostrano sequenze davvero eccezionali con trovate geniali e paradossali che ancora oggi fanno scuola.

Insomma, senza questo film, che al suo regista costò di fatto la carriera, il cinema d’azione non sarebbe lo stesso.

Per la chicca: il titolo originale “Koroshi no rakuin” letteralmente sarebbe “il marchio dell’assassino”, titolo con cui il film venne distribuito all’inizio. La farfalla, a cui fa riferimento il nuovo titolo, è quella che nel film si posa realmente sul mirino di Hanada, nel momento topico, cambiando così la storia.