“Lezioni di respiro” di Anne Tyler

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(Guanda, 1990)

“Di buone intenzioni sono piene le fosse” dice un antico e saggio detto. Ed è “con le migliori intenzioni” che Maggie Moran affronta la sua e esistenza così come quella di tutti coloro che ama e frequenta.

Questo sabato è un giorno particolare, un giorno in cui Maggie e suo marito Ira, devono partecipare la funerale di Max, marito di Serena, compagna di liceo della stessa Maggie. Durante il viaggio in auto per raggiungere la cittadina in cui vive Serena, Maggie ripensa al lontano ricordo della scuola fatta assieme a Serena, periodo in cui ha iniziato a frequentare Ira. Con le migliori intenzioni Maggie ha costruito il rapporto con il ragazzo che poi sarebbe diventato suo marito, con le sue compagne, e poi con i suoi figli. E, sempre con le migliori intenzioni, Maggie spesso cerca di far aderire le persone e i loro compartamenti con quelli che lei idealizza nella sua testa. Cosa che finisce per creare non poche contraddizioni, visto che Maggie vuole vedere solo quello che le piacerebbe vedere…

Bel romanzo di un’autrice che amo molto. Vincitore del Premio Pulitzer 1989.

Lezioni di respiro

“Il ponte di San Luis Rey” di Thorton Wilder

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(Mondadori)

Anche se la prima pubblicazione di questo romanzo risale al 1927, ancora oggi mantiene integra la sua forza narrativa grazie ad un profondo e affascinante ritratto dei suoi protagonisti. Nel 1714 il Perù, sotto il dominio spagnolo, è sconvolto dal crollo tanto improvviso quanto inaspettato del ponte secolare di San Luis Rey che, nel collassare, ha portato con sé le cinque persone che lo stavano attraversando. Ma chi erano queste cinque persone? Quale vicissitudini li hanno portati su quel ponte proprio nel momento del suo crollo? Il religioso Fra Ginepro, che suo malgrado ha assistito alla tragedia, decide di ripercorrere le vite delle vittime per tentare di comprendere il disegno Divino, con una amara scoperta finale…

Splendido romanzo vincitore del Premio Pulitzer, che apre una riflessione profonda sul senso della vita e sul rapporto di questa con la spiritualità e la religione. Incredibile come da noi sia stato dimenticato, tanto da non far uscire sui nostri schermi la sua riduzione cinematografica firmata da Mary  McGuckian nel 2004, con un cast di tutto rispetto fra cui spiccano Robert De Niro, F. Murray Abraham, Kathy Bates, Gabriel Byrne, Harvey Keitel e Geraldine Chaplin. La versione per il grande schermo del 1944, invece, è inguardabile visto che lo scritto di Wilder viene snaturato e deturpato per misere esigenze commerciali.

“Harvey” di Henry Koster

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(USA, 1950)

Questo è uno fra i gioielli cinematografici più luminosi di tutti i tempi. Forse l’inno più bello alla diversità che la Hollywood del New Deal roosveltiano produsse. E il protagonista non poteva essere altro che James Stewart, attore simbolo di quell’indimenticabile periodo e che con il passare degli anni io personalmente non faccio altro che apprezzare. Se Stewart fu “solo” candidato all’Oscar per questo film, a vincere la statuetta fu la bravissima Josephine Hull come migliore attrice non protagonista, lei che sei anni prima aveva interpretato un altro grande film “Arsenico e vecchi merletti” nel ruolo di una delle due diaboliche sorelle. Tratto dall’opera teatrale di Mary Chase, vincitrice del Premio Pulitzer nel 1945, “Harvey” ci pone due emblematiche domande: chi di noi non ha mai avuto un amico immaginario? e soprattutto: chi ha avuto il coraggio di raccontarlo agli altri?

Da rivedere a cadenza regolare e inserire nel programma scolastico statale!