
(Giappone, 1979)
Sono un grande estimatore di Miyazaki, ma soprattutto sono un folle fan delle serie “Le avventure di Lupin III” quello dalla giacca verde, serie firmate proprio dallo stesso Miyazaki, e quindi questo film, che racchiude due miei miti personali, non può che essere speciale per me.
Il 15 dicembre 1979 arriva nelle sale giapponesi “Il castello di Cagliostro” secondo lungometraggio dedicato a Lupin III e primo diretto da un allora semi-sconosciuto Hayao Miyazaki. Una pellicola che, pur rimanendo ancorata al mondo del celebre ladro gentiluomo creato da Monkey Punch, anticipa molti dei temi e delle atmosfere che caratterizzeranno il futuro maestro dello Studio Ghibli.
La vicenda si apre con Lupin e Jigen intenti a fuggire dopo un furto, scoprendo che il bottino è composto da banconote false prodotte nella misteriosa contea di Cagliostro. Decisi a indagare, i due si ritrovano coinvolti in una trama ben più pericolosa: salvare la giovane Clarisse dalle grinfie del malvagio Conte di Cagliostro, che vuole costringerla a un matrimonio per ottenere un antico segreto legato a un tesoro nascosto.
Fin dalle prime sequenze, Miyazaki ci trasporta in un universo che mescola il brivido dell’avventura con una delicatezza narrativa che raramente si trova in opere dello stesso genere. Pur mantenendo l’ironia e l’audacia tipiche di Lupin III, il regista dà al personaggio un’inedita sfumatura romantica e cavalleresca, rendendolo più vicino a un eroe della tradizione epica che a un semplice furfante.
E poi ci sono i paesaggi: il castello, sospeso tra sogno e minaccia, le distese verdi che sembrano uscite da una cartolina dell’Europa di un altro tempo, i cieli vasti e azzurri che già preannunciano lo stile che consacrerà Miyazaki come maestro dell’animazione mondiale. Ogni fotogramma è un’opera d’arte, carica di dettagli che trasmettono una bellezza senza tempo.
Ma “Il castello di Cagliostro” non si limita a stupire visivamente. Il film porta con sé una riflessione sull’avidità, sulla corruzione del potere e sull’importanza di proteggere ciò che è puro e innocente. Clarisse, inizialmente vittima inerme, diventa simbolo di speranza e riscatto, incarnando quella figura femminile forte e resiliente che ritroveremo in molti dei lavori futuri di Miyazaki.
All’epoca della sua uscita, la pellicola non fu un grande successo commerciale, ma col tempo è diventata un vero cult, apprezzata tanto dai fan di Lupin quanto dagli estimatori del cinema d’animazione. Una tappa obbligatoria per chi vuole scoprire le origini di uno dei più grandi registi del nostro tempo.
Per chi ama le storie ricche di avventura, ironia e poesia, questa è una piccola meraviglia capace di conquistare spettatori di ogni età, mostrando che anche dietro al più imprevedibile dei ladri può nascondersi un cuore grande.
Per non parlare poi dell’inarrivabile Fiat 500 del mago del furto… un film d’animazione che col passare degli anni non perde un colpo.
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