“Provaci ancora Sam” di Herbert Ross

(USA, 1972)

Chi ha letto la sua irresistibile autobiografia “A proposito di niente” sa che Allan Stewart Königsberg, in arte Woody Allen, oltre ad essere stato un ottimo sportivo, soprattutto come giocatore di baseball, è stato fin da giovanissimo un grande seduttore.

Per cui il Sam protagonista di questo “Provaci ancora Sam” ha solo dei riferimenti superficiali al vero Woody Allen. La prima esperienza sul grande schermo per il genio newyorkese non è positiva: nel 1965 scrive la sceneggiatura di “Ciao Pussycat” che però durante le riprese viene abbondantemente stravolta, rivelandosi poi un flop di critica e pubblico.

Nel 1969 gira con mezzi davvero limitati “Prendi i soldi e scappa” che è una parodia dei reportage televisivi di cronaca nera. D’altronde Allen conosce molto bene la televisione, visto che è diventato un autore stimato e ricercato già da adolescente. Poco dopo, come ci racconta sempre nella sua autobiografia, scrive la commedia teatrale “Provaci ancora Sam” per puro divertimento. Grazie al suo genio e alla sua interpretazione, insieme a quella di Diane Keaton e Tony Roberts, da piccola rappresentazione off-Broadway la commedia sbanca in pochi mesi al botteghino.

Il cinema torna ad interessarsi di Allen che però scrive una sceneggiatura “intoccabile”. A dirigere il film viene chiamato un grande artigiano della macchina da presa come Herbert Ross – autore di pellicole come “La soluzione sette per cento“, “California Suite” o “Quel giardino di aranci fatti in casa” – dal quale Allen imparerà i primi trucchi del mestiere.

Il naufragio del matrimonio di Sam, i suoi disperati e patetici tentativi di “tornare sulla piazza” e la sua fugace avventura con Linda (Diane Keaton) moglie del suo migliore amico Dick (Tony Roberts), ma soprattutto i consigli a base di whisky, ceffoni e baci del grande Humprey Bogart (interpretato da Jerry Lacy) sono ormai storia del cinema. A distanza di cinquant’anni nessuna delle strepitose battute del film ha perso il suo smalto o la forza ironica.

Il successo internazionale del film – nel nostro Paese la distribuzione di “Prendi i soldi e scappa” avviene solo poche settimane prima dell’uscita di “Provaci ancora Sam” – gli apre definitivamente le porte del mondo del cinema.

Da ricordare, nella nostra versione, oltre al “solito” magistrale doppiaggio dello stesso Allen da parte di Oreste Lionello, quello di Lacy nei panni di Bogart da parte di Paolo Ferrari, davvero due grandi ed indimenticabili artisti.

Da vedere e rivedere ad intervalli regolari.

“California Suite” di Herbert Ross

(USA, 1978)

In alcune lussuose suite di un grande albergo di Beverly Hills si consumano le più basse, dure ma anche divertenti miserie umane di alcuni suoi ospiti. Neil Simon firma la sceneggiatura di questo ennesimo adattamento di una sua opera teatrale diretto da un grande artigiano del cinema come Herbert Ross.

Hannah (una splendida, in tutti i sensi, Jane Fonda) e il suo ex marito Bill (Alan Alda) si incontrano dopo quasi dieci anni dal divorzio, per discutere l’affidamento dell’ultimo anno da minorenne della loro unica figlia Jenny (Dana Plato).

Diana Barrie (una strepitosa Maggie Smith, che vincerà l’Oscar come miglior attrice non protagonista, il secondo nella sua lunghissima carriera) arriva a Los Angeles per partecipare alla notte degli Oscar, è la favorita per la statuetta come miglior attrice non protagonista (il fato è sempre il fato!). Ad accompagnarla c’è suo marito Sidney Cochran (un forse ancora più bravo Michael Caine) ex attore e ora antiquario, con il quale ha un lungo e problematico rapporto personale. Nonostante tutto Sidney sarà l’unico capace di raccogliere i pezzi di Diana sconfitta alla cerimonia…

Marvin (un irresistibile, come sempre, Walter Matthau) arriva a Beverly Hills per la prima comunione del figlio di suo fratello Harry (Herb Edelman). Marvin non viaggia mai in aereo assieme alla moglie Millie (una grande Elaine May) per paura di rendere con un solo incidente i loro figli orfani. Così lei lo raggiungerà il giorno dopo, qualche ora prima della cerimonia. La sera i due fratelli la passano ricordando i bei vecchi tempi e quando Marvin torna alticcio nella sua suite ci trova una sorpresa di Harry: una escort (che allora si chiamavano squillo). Il problema arriva la mattina dopo quando Marvin si sveglia accanto alla ragazza, ancora totalmente ubriaca, e alla porta bussa Millie…

I medici Gump (Richard Pryor) e Panama (Bill Cosby), colleghi di ospedale a Chicago, con le rispettive consorti stanno passando gli ultimi giorni di una vacanza insieme. I numerosi piccoli incidenti avvenuti nel corso delle ferie hanno fatto venire a galla la grande competizione fra i due dottori che esplode incontenibile quando la prenotazione della suite dei coniugi Gump non risulta. Mentre i Panama si godono la loro splendida suite, i Gump devono passare la notte in una piccola e allagata camera di servizio…

I vari episodi non sono così nettamente divisi, ma temporalmente incastrati uno dentro l’altro. L’ordine è quello dal più drammatico a quello più comico. Tutti gli attori dimostrano indiscutibilmente la loro bravura recitando un testo che non perde smalto col passare degli anni.

 

“Quel giardino di aranci fatti in casa” di Herbert Ross

Quel giardino di aranci Loc

(USA, 1982)

E’ vero che portare sul grande schermo una commedia di Neil Simon è apparentemente una cosa molto facile, ma solo la grande maestria di Herbert Ross riusciva a farlo senza far trasparire l’impronta nettamente teatrale del soggetto.

E’ il caso di questo delizioso film dei primi anni Ottanta in cui giganteggia un grande Walter Matthau nei panni di Herbert Tucker, sceneggiatore hollywoodiano in crisi che riceve la visita della figlia 19enne Libby (una brava Dinah Manof, già Marty Maraschino in “Grease”) che non vede da sedici anni.

Oltre a confermare la teoria secondo la quale un grande attore comico possiede anche le corde del drammatico, “Quel giardino di aranci fatti in casa” ci parla dei problematici e – troppo spesso – dolorosi rapporti familiari con quella leggerezza e ironia di cui solo Neil Simon è capace.

Da vedere.