“Le Chat – L’implacabile uomo di Saint Germain” di Pierre Garnier-Deferre

(Francia/Italia, 1971)

Quattro anni dopo l’uscita del libro “Il gatto” di Georges Simenon, il cineasta Pierre Granier-Deferre realizza il suo adattamento cinematografico. La sceneggiatura la scrive insieme a Pascal Jardin, e non sono pochi i cambiamenti che i due decidono di fare rispetto alla trama del romanzo.

A partire dai nomi dei due protagonisti che non sono più Emile e Marguerite, ma Julien Buoin (un grande Jean Gabin) e Clémence (un’altrettanto grandissima Simone Signoret). Sono una coppia non più in seconde nozze (come nel romazo), ma in prime. Julien è un tipografo in pensione, mentre Clémence un artista di circo rimasta claudicante a causa di una caduta durante uno spettacolo.

I due non si parlano più, da quando Marguarite ha ucciso il gatto del marito. Anche se condividono la vecchia casa in affitto che abitano dal giorno delle loro nozze, comunicano solo attraverso dei sintetici e taglienti bigliettini.

Il quartiere dove abitano è diventato un cantiere a cielo aperto, dove numerose imprese edili stanno costruendo enormi palazzi “dormitorio” per la nuova Parigi. Ma su tutto, come nel libro del maestro Simeon, aleggia l’ombra della morte…

Gabin, dopo le pellicole dedicate al commissario Maigret, torna a vestire i panni di un personaggio creato dallo scrittore belga. E, come sempre, lo fa da grande attore. Lo stesso si può dire della Signoret che incarna in maniera sublime una donna ormai “sfiorita” che non riesce a più a comprendere il suo compagno di vita.

Un film triste, duro e nostalgico che vale la pena di vedere anche solo per i suoi due grandi protagonisti.

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