“Resident Alien” di Peter Hogan e Steve Parkhouse

(Cosmo Comis, 2021)

Il fumetto “Resident Alien” scritto da Peter Hogan e disegnato da Steve Parkhouse, pubblicato per la prima volta dalla Dark Horse Comics nel 2012, rappresenta un’interessante fusione tra il genere fantascientifico e il giallo investigativo. Le prime due storie – “Benvenuto sulla Terra!” e “La bionda suicida” – introducono il lettore in un universo narrativo originale.

Nel primo volume facciamo la conoscenza del protagonista, un alieno la cui navicella si è schiantata sulla Terra tre anni prima. Per sopravvivere, l’extraterrestre ha assunto l’identità del dottor Harry Vanderspeigle, un medico in pensione che vive in solitudine in una baita vicino alla piccola cittadina di Patience, nel nord-ovest degli Stati Uniti. Grazie a un’abilità telepatica, l’alieno riesce a far vedere agli umani un volto diverso dal suo vero aspetto. Anche se poi Harry scoprirà, suo malgrado, che qualcuno lo vede esattamente per quello che è…

La vita tranquilla di Harry viene sconvolta quando il sindaco della cittadina gli chiede di sostituire temporaneamente il medico locale, trovato brutalmente assassinato. Riluttante, ma affascinato dai misteri umani, Harry accetta e si ritrova coinvolto nelle indagini sull’omicidio, collaborando con lo sceriffo Mike.

La narrazione di Hogan è calibrata e coinvolgente, alternando momenti di ironia a riflessioni più profonde sull’umanità vista attraverso gli occhi di un outsider. Le tavole di Parkhouse, con il loro stile classico e dettagliato, creano un’atmosfera perfetta per una storia che mescola elementi di quotidianità e stranezza.

Nel secondo volume, la permanenza di Harry a Patience si prolunga mentre lui continua a collaborare con le autorità locali. Questa volta si trova ad indagare sulla morte di una giovane donna bionda, inizialmente considerata un suicidio ma che nasconde risvolti molto più complessi.

In questa storia, il personaggio di Harry si sviluppa ulteriormente, mostrando una crescente empatia verso gli umani e un’integrazione sempre maggiore nella comunità locale. Parallelamente, emergono indizi sul suo passato e sulla sua vera natura, mentre cresce anche la preoccupazione di essere scoperto.

Hogan approfondisce i temi dell’isolamento e dell’appartenenza, mentre Parkhouse utilizza sapientemente i colori e le ambientazioni per sottolineare i contrasti tra la natura aliena del protagonista e il mondo umano che lo circonda.

Ciò che rende speciale “Resident Alien” è l’equilibrio tra elementi di genere diversi come il protagonista alieno che, pur mantenendo una distanza emotiva e culturale dagli umani, sviluppa gradualmente un attaccamento verso di loro. Il mistero poliziesco ben costruito funge da filo conduttore con sullo sfondo il ritratto convincente della vita di provincia americana con le sue dinamiche sociali, i suoi segreti e una sottile vena umoristica che deriva dal punto di vista straniato del protagonista.

L’approccio narrativo è paziente e metodico, privilegiando la caratterizzazione dei personaggi e l’atmosfera rispetto all’azione frenetica. Questo ritmo deliberato permette al lettore di immergersi nelle peculiarità di Patience e dei suoi abitanti.

Le tavole di Parkhouse, con il loro tratto pulito e le inquadrature classiche, contribuiscono a creare un’atmosfera che oscilla tra il familiare e l’inquietante, perfetta per una storia che parla di un “estraneo” che osserva l’umanità cercando di comprenderla.

Queste prime due storie costituiscono un’ottima introduzione a una serie che continuerà ad espandersi, ponendo le basi per gli sviluppi futuri e stabilendo il tono distintivo che ha reso il fumetto così apprezzato da meritare un adattamento televisivo che però accentua i toni grotteschi e ironici della vicenda.

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