
(Gonzo Editore, 2021)
Quanto incide sulla nostra esistenza la storia personale di “figli” dei nostri genitori? …‘Na cifra, purtroppo.
Almeno è questo quello che ci dice Pax nel suo autobiografico graphic novel “Orecchie rosa”.
Ma la stessa autrice ci racconta che esiste anche un modo per sopravvivere a questa pesante e ingombrante ingerenza, troppo spesso poi “diabolicamente” involontaria. Così riviviamo i traumi subiti dalla madre che, come la classica e malefica goccia in testa, alla fine entrano nell’anima e nell’essere della figlia.
Figlia però che, non senza fatica – e fin troppo spesso con molto dolore – alla fine riesce a sottrarsi a tali perversi e autolesionistici meccanismi.
Pax disegna e scrive con una maturità narrativa sorprendente, costruendo tavole che oscillano tra la delicatezza delle sfumature pastello e la brutalità di sequenze che non risparmiano nulla al lettore. Il suo tratto, volutamente infantile in alcuni passaggi, si trasforma in graffi nervosi quando le emozioni si fanno più acute, creando un perfetto parallelismo tra forma e contenuto che eleva il fumetto ben oltre la semplice cronaca autobiografica.
La forza dell’opera risiede nella sua capacità di universalizzare il dolore privato senza mai cadere nell’autocommiserazione. Ogni pagina diventa specchio di quegli schemi disfunzionali che si tramandano, spesso inconsapevolmente, di generazione in generazione come eredità malate che nessuno ha mai chiesto di ricevere. L’autrice riesce magistralmente a mostrare come certi meccanismi psicologici si inneschino sin dalla più tenera età, trasformando gesti apparentemente innocui in ferite che segneranno per sempre l’identità di chi li subisce.
Particolarmente toccanti risultano le sequenze in cui la protagonista bambina cerca disperatamente di comprendere i comportamenti contraddittori dell’adulto di riferimento, in un crescendo di confusione emotiva che Pax restituisce attraverso vignette frammentate e colori che si fanno via via più cupi. È in questi momenti che il graphic novel raggiunge la sua massima potenza espressiva, dimostrando come il linguaggio del fumetto possa restituire la complessità del trauma con una forza che la sola parola scritta difficilmente riuscirebbe a eguagliare.
Un libro disegnato e scritto fuori le righe ma che ci parla di uno dei grandi dilemma esistenziali da quando l’essere umano ha …inventato la famiglia.
Godibile fino all’ultimo disegno e consigliato ai professionisti di traumi e dolori familiari, proprio come me.
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