“I love Radio Rock” di Richard Curtis

(UK/Germania/Francia, 2009)

Sembra incredibile, eppure è vero. Nel 1966, nel Regno Unito di Sua Maestà, il Rock and Roll era considerato dalla parte più reazionaria della società – quella che sedeva negli scranni più alti del Parlamento e del governo – nient’altro che pornografia bella e buona. Roba da censurare, da imbavagliare, da cacciare fuori dalle frequenze radio come si caccia un cane rognoso dalla soglia di casa.

E così fu. Le stazioni ufficiali della BBC avevano ricevuto l’ordine: quella musica non doveva passare. Il rock era pericoloso, sovversivo, immorale. Era la colonna sonora di una generazione che non voleva più stare zitta, che si muoveva diversamente, che amava diversamente, che pensava diversamente. E proprio per questo faceva paura.

Ma la musica, si sa, non si incatena. E quella musica, in particolare, era una forza della natura.

La soluzione fu tanto geniale quanto assurda, come spesso accade alle idee migliori: alcune radio private iniziarono a trasmettere da navi ancorate nelle acque internazionali, al di là dei confini territoriali britannici, dove la legge di Londra non arrivava. Navi che dondolavano sull’Atlantico del Nord, sferragliate dal vento e dalla pioggia, abitate da un manipolo di dj folli e visionari che ogni giorno sparavano rock and roll nelle orecchie di milioni di sudditi assetati di quella musica proibita. Una storia che sa di romanzo d’avventura, e che Richard Curtis ha trasformato in un film straordinario.

La più importante e seguita di queste stazioni si chiamava Radio Rock. E Radio Rock era molto più di una semplice emittente: era uno stile di vita, un manifesto generazionale, una comunità galleggiante di anime libere. I suoi dj erano personaggi stravaganti, irriverenti, magnificamente fuori dalle righe, capaci di dettare il ritmo e l’umore di quasi tutto il Paese. E il governo, naturalmente, non poteva tollerarlo. La reazione fu implacabile, guidata da un funzionario del Ministero interpretato da un Kenneth Branagh in stato di grazia, algido e ridicolmente pomposo, che nella sua crociata contro il rock and roll finisce per incarnare perfettamente tutto il grottesco di un certo potere borghese e conservatore.

Curtis costruisce il suo film come una grande festa, un concerto che dura centoventi minuti senza mai perdere energia. La storia è quella di Carl, un ragazzo che viene mandato sulla nave dalla madre per stare con il suo padrino, e che si ritrova catapultato in un mondo dove le regole sono quelle del rock, della libertà e dell’amicizia. Un mondo imperfetto, caotico, rumoroso, meraviglioso. Il film funziona proprio perché sa essere leggero senza essere superficiale, e sa emozionare senza diventare stucchevole.

E poi c’è il cast. Un cast da manuale. Nick Frost, l’irresistibile protagonista di tanti film britannici, qui è pura gioia. Bill Nighy – lo stesso che ci ha fatto venire i brividi nei panni del terribile Capitano Davy Jones nella saga dei “Pirati dei Caraibi” – interpreta il proprietario di Radio Rock con un’eleganza stramba e malinconica che è tutto un programma. E poi c’è lui, l’uomo che manca. Philip Seymour Hoffman, il grande Philip Seymour Hoffman, nei panni del Conte, il dj americano stella della nave: un’interpretazione così magnetica, così carnale, così totale, da lasciare il segno anche a chi lo vede per la prima volta. Se n’è andato troppo presto, Hoffman. I film come questo ce lo ricordano con una fitta al cuore.

Ma la vera protagonista di “I love Radio Rock”, quella che rimane incollata addosso anche molti giorni dopo la visione, è la colonna sonora. Un’antologia strepitosa del rock e del pop britannico degli anni Sessanta: i Rolling Stones, i Kinks, Jimi Hendrix, Procol Harum, The Who. Ogni canzone è scelta con cura chirurgica, ogni pezzo racconta un momento, un’emozione, uno spaccato di un’epoca. Un’epoca che noi – …almeno una parte – non abbiamo vissuto, e che questo film ci restituisce con una nostalgia dolcissima e generosa.

Curtis ha il dono raro di fare cinema popolare senza tradire l’intelligenza dello spettatore. “I love Radio Rock” è un film che ride e commuove, che celebra la musica come atto politico e come atto d’amore, che ci racconta come certe battaglie – quelle per la libertà di espressione, per il diritto di essere se stessi – si combattano spesso su fronti inaspettati. Come una nave che dondola in mezzo al mare, con le antenne puntate verso il cielo e il volume al massimo.

Il rock è vivo. E combatte ancora con noi.

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