“La tempesta del secolo” di Stephen King

(Sperling & Kupfer, 2000)

Little Tall Island è una delle isole sparse davanti alla costa del Maine. I suoi circa quattrocento abitanti si conoscono tutti, visto poi che sono quasi tutti parenti. Anche se l’estate l’isola ospita numerosi turisti e villeggianti, il cuore della comunità è composto dagli stessi cognomi da ormai molte generazioni.

E’ per questo che da decenni sull’isola non si consuma nessun delitto, a parte quello presunto di Joe St. George, passato ufficialmente come incidente. St. George, infatti, è stato ritrovato in un vecchio pozzo morto per le ferite subite durante la caduta, ma tutti sull’isola sanno che nella dinamica della sua morte c’è entrata senza dubbio sua moglie, Dolores Claiborne. Ma è stato un “fatto” privato che riguardava esclusivamente le dinamiche e gli abitanti dell’isola, solo loro. A Little Tall Island tutti sanno tutto – o quasi – di tutti e per questo non si commettono delitti. Almeno fino al terribile inverno del 1989.

A raccontarci, nove anni dopo, gli eventi agghiaccianti di quell’inverno è Mike Anderson, che allora sull’isola era il proprietario dell’unico emporio e, “a tempo perso”, lo sceriffo. Il suo secondo lavoro, infatti, prevedeva al massimo il fermo per una notte di qualche suo concittadino ubriaco o molesto, ma niente di più. Il reo veniva ospitato nella cella realizzata dal fabbro alla meno peggio nel retro del suo emporio e la mattina seguente tornava a casa dopo un perentorio rimbrotto.

L’inverno del 1989 era iniziano come tanti altri, ma al suo culmine l’incontro di alcuni fronti freddi provenienti dal continente e dall’oceano aveva dato il via a una tempesta molto forte. Col passare delle ore i meteorologi avevano cominciato a intuire che l’evento sarebbe stato quasi senza precedenti e la sua furia si sarebbe scatenata soprattutto sulle coste del Maine.

Dei circa quattrocento abitanti di Little Tall Island la metà si fermò sulla costa dove c’erano le scuole superiori e fabbriche, mentre gli altri, soprattutto anziani e i bambini in età d’asilo, rimasero sull’isola. Fu lo stesso Anderson a chiedere al Sindaco Robbie Beals di organizzare letti e cibo per tutti gli isolani rimasti sull’isola nei sotterranei del Municipio.

Mentre il mare iniziava ad agitarsi e la neve a fioccare con vigore, alla porta dell’anziana Martha Clarendon bussò André Linoge, un essere molto cattivo che in pochi secondi la uccise colpendola violentemente col suo bastone dalla testa in argento a forma di lupo. Col sangue della sua vittima scrisse sul muro “Datemi quello che voglio e io me ne andrò” e poi si sedette nella poltrona della padrona di casa aspettando l’arrivo dello sceriffo. Ma chi era Andre Linoge? …E soprattutto cosa voleva dagli abitanti di Little Tall Island?

Il Re ci racconta superbamente, ancora una volta, una storia agghiacciante dove il mostro più terribile forse non è l’essere sovrannaturale che uccide e abusa gli abitanti di una piccola comunità, ma il lato oscuro della stessa comunità messa con le spalle al muro.

Nella prefazione King ci racconta la genesi e la struttura di questa sua opera. L’idea gli è venuta semplicemente osservando una vecchia foto che ritraeva uno sconosciuto seduto su una branda dietro le sbarre di una cella. Dall’espressione e soprattutto dagli occhi l’uomo doveva essere una persona cattiva, molto cattiva. Al Re è bastato questo per liberare la sua fantasia che col passare del tempo ha elaborato la spina dorsale della storia che si è andata a intrecciare con la vera tempesta di neve che a metà degli anni Settanta colpì duramente gli Stati Uniti del nord.

La scelta poi di ambientarla nella stessa isola immaginaria dove qualche tempo prima aveva fatto consumare le vicende del suo splendido “Dolores Claiborne” – da cui Taylor Hackford ha diretto l’ottimo adattamento “L’ultima eclissi” nel 1995 – gli forniva nuove e numerose possibilità narrative in un ambito conosciuto e già ampliamente rodato.

Per quanto concerne la struttura King ci spiega come fin dalla stesura delle prime pagine gli sia stato chiaro che non si trattava di un romanzo classico ma di un: “autentico romanzo per la televisione”. “E’ sempre l’idea a dettare la forma” ci sottolinea il Re che ha scritto quindi direttamente una vera e propria sceneggiatura. Lo sviluppo della storia non poteva essere contenuto in un normale film e per questo King, una volta finita, la propose direttamente a un nertwork nazionale. La miniserie suddivisa in tre puntate andò in onda sulla Abc a partire dal febbraio del 1999 e solo dopo venne pubblicato questo libro che contiene perciò la sceneggiatura originale firmata dal Re.

Non si può parlare perciò di un adattamento televisivo di un’opera del maestro del terrore, come ad esempio “L’ombra dello Scorpione”, ma di un’opera scritta e pensata proprio per la TV. La serie, diretta da Craig R. Baxley, rispecchia fedelmente l’opera originale e le pochissime modifiche, ci racconta sempre King nella prefazione, hanno toccato solo le scene più cruenti o hanno riguardato i tempi per l’inserimento degli spot pubblicitari.

Per la chicca: Stephen King recita un brevissimo cameo nei panni di un conduttore televisivo che appare per qualche secondo sulla televisione rotta della povera Martha Clarendon.

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