“Ci vuole orecchio – Elio canta e recita Enzo Jannacci” di Giorgio Gallione

(Italia, 2022)

Enzo Jannacci (1935-2013) è stata una delle personalità più rilevanti della nostra cultura – e non solo – a partire dal Secondo Dopoguerra e fino al ridosso della sua scomparsa. Dopo essersi diplomato al Conservatorio di Milano in armonia, composizione e direzione d’orchestra inizia a frequentare scantinati e vecchi garage che stanno diventando cabaret nella Milano in piena esplosione del Boom dove conosce, fra gli altri, Dario Fo.

E’ lui il padre putativo di quello che diventerà il grande cabaret milanese, forgiando intere generazioni di comici (Cochi & Renato, Diego Abatantuono solo per citarne un paio) e partecipa anche ad alcuni film come “La vita agra” di Lizzani – dove canta in un bar “Ti te se’ no” e ambientato proprio nella sua Milano – o il caustico “L’udienza” di Marco Ferreri.

Musicalmente nel 1957 partecipa al primo “Festival italiano di rock & roll” che si tiene nel Palazzo del Ghiaccio del capoluogo lombardo con il gruppo dei Rock Boys su richiesta del cantante e leader del gruppo Adriano Celentano. Il successo è clamoroso tanto da aprire definitivamente le porte al nuovo ed esplosivo genere musicale nel nostro Paese.

Sempre in quegli anni Jannacci conosce un altro giovane musicista che come lui ha la passione per il cabaret e che come lui suona insieme a Celentano: Giorgio Gaber, con cui forma il duo “I due corsari”. Intanto proseguono i suoi studi in medicina e dopo la laurea nel 1967, Jannacci si trasferisce in Sud Africa e poi negli Stati Uniti per prendere la specializzazione, entrando nell’equipe di Christiaan Barnard, il primo cardiochirurgo nella storia ad eseguire un trapianto di cuore.

Il tutto “condito” da circa trenta album registrati da solista dove Jannacci interpreta le sue canzoni assieme a quelle di altri autori, spesso al momento non così famosi, come per esempio la strepitosa “Bartali” incisa nel 33 giri “Foto Ricordo” e scritta da Paolo Conte. Nella storia della musica italiana rimangono, assieme a molte altre come “Se me lo dicevi prima” del 1989, “Vengo anch’io, no tu no” e “Ho visto un Re” entrambe scritte insieme a Dario Fo, ed entrambe pesantemente perseguitate dalla censura, soprattuto quella della televisione, perché considerate “troppo politiche”.

Così Elio, a quasi dieci anni dalla sua scomparsa, da buon milanese ma soprattutto da buon italiano – perché Enzo Jannacci appartiene al patrimonio culturale di tutto il nostro Stivale – canta alcune delle canzoni di Jannacci più famose e più significative per Milano, intervallando la musica con alcuni sketch nella grande tradizione del suo cabaret.

Uno spettacolo da ridere e cantare, scritto da Giorgio Gallione e arrangiato da Paolo Silvestri, ricordando un grande artista che davvero ci ha fatto e ci farà per sempre ridere, piangere e soprattutto pensare. A suonare, cantare e recitare sul palco con Elio ci sono Alberto Tafuri, Martino Malacrida, Pietro Martinelli, Sophia Tomelleri e Giulio Tullio.

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