“Animali fantastici: i crimini di Grindewald” di David Yates

(USA/UK, 2018)

Siamo nel 1927 e il famigerato Gellert Grindewald (un cattivissimo Johnny Depp) deve essere trasferito dalle oscure prigioni del Ministero della Magia Americano in quelle del Ministero della Magia Britannico.

Oltre ad essere uno fra i più potenti maghi viventi (come lui c’è forse solo Albus Silente), Grindelwald è un grande persuasore e affabulatore, tanto che al Ministero Americano gli hanno asportato la lingua. Feroce e terribile punizione, che però non basterà ad impedirgli di fuggire, attraversando la strada, e la vita, di Newt Scalamander (un sempre bravo Eddie Redmaune).

Inizia così il secondo episodio – scritto per il cinema appositamente dalla stessa J.K. Rowling – di “Animali fanstatici”, prequel della seria di Harry Potter.

Siamo a metà del Primo Dopoguerra e il mondo sembra non rendersi conto di avvicinarsi sempre più al baratro di un nuovo conflitto mondiale.

E Gridelwald assomiglia tanto – se non fisicamente, di certo per le cose che dice e che realizza – a quell’Adolph Hitler che per molto tempo – troppo – si è accattivato le simpatie di buona parte del mondo; fiino a quando i suoi piani allucinanti e i suoi feroci e criminali progetti non hanno incendiato il nostro pianeta.

La penna magica – e ditemi che la definizione non calza a pennello – della grande scrittrice scozzese, come sempre, ci racconta magistralmente di mostri, che molto spesso hanno un bellissimo aspetto, e di creature mostruose con un cuore più grande di una città.

Per la chicca: strepitoso Jude Law che veste i panni di un giovane e sornione Silente.

 

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