“An Inspector Calls” di Guy Hamilton

(UK, 1954)

Inghilterra, 1912. La famiglia Birling si considera una delle più in vista della città, o meglio, i suoi membri vorrebbero diventare fra i più invidiati e rispettati della aristocrazia cittadina. A partire dal patriarca, nonché ex sindaco, Mr. Birling (Arthur Young) che con pugno duro e spietato dirige la sua fabbrica; così come Mrs. Birling (Olga Lindo) che come Presidente di una società caritatevole per giovani “sfortunate” sa bene cosa è giusto e cosa è sbagliato, e soprattutto chi si merita il suo aiuto e chi no.

Anche i due figli: Eric (Bryan Forbes) e Sheila (Eileen Moore) seguono la scia segnata dai genitori, il primo lavorando nella ditta di famiglia ma con una smodata passione per le ragazze e l’alcol, e la seconda felice promessa sposa di Gerald Croft (Brian Worth), figlio di Lady Croft, una delle persone più influenti della contea.

Proprio durante il festeggiamento per il fidanzamento dei due, in casa Birling piomba l’enigmatico ispettore Poole (Alistair Sim) che, suo malgrado – così almeno afferma lui – deve porre alcune domande sulla giovane Eva Smith (Jane Wenham) che solo un paio di ore prima è spirata in ospedale dopo aver ingerito del disinfettante.

Mr. Birling, indignato, protesta per l’arroganza dell’ufficiale della Polizia che per la morte di una “insignificante” sconosciuta si è permesso di disturbare una famiglia in vista come la sua, ma Poole, mostrando personalmente a ogni convitato la foto della giovane, dimostra che tutti i presenti hanno avuto contatti con lei. Ripercorriamo così, in una serie di flashback, l’ultima parte della vita di Eva Smith che alla fine, disperata e sola, ha deciso di farla finita. Ma…

Con un colpo di scena finale indimenticabile, “An Inspector Calls” rimane fra i migliori adattamenti cinematografici dell’omonima pièce teatrale firmata da John Boyton Priestley. Nonostante la più che evidente natura teatrale dell’opera, Guy Hamilton (che a partire dal 1964 diventerà fra i registi di spicco della saga dedicata all’agente 007 James Bond) riesce a realizzare un film che non rimane semplicemente teatro filmato, ma acquista profondità e una propria ragione d’essere.

Bisogna tornare all’epoca in cui approdò nelle sale britanniche, per comprendere perché quest’ottima pellicola non raggiunse mai le nostre. Perché questo film, incredibilmente, non è mai stato distribuito nel nostro Paese e non ne esiste una versione ufficiale originale doppiata in italiano.

La prima assoluta di “An Inspector Calls” di Priestley (opera teatrale che da noi venne tradotta col titolo “Un ispettore in casa Birling”) avvenne il 6 luglio del 1945 al teatro Kamerny di Mosca. Il luogo del suo debutto, le dichiarate posizioni socialiste del suo autore, e soprattutto la feroce critica a quella parte della società più reazionaria e ottusa che lancia il dramma, fecero evidentemente preoccupare i nostri distributori che preferirono evitare …”beghe” politiche. La denuncia di Priestley era diretta indiscutibilmente contro la “vecchia” e egoista aristocrazia vittoriana ed edoardiana, che col suo aggressivo capitalismo, assieme all’imperialismo senza scrupoli, si era arricchita rendendo al tempo stesso più povere le classi meno abbienti del proprio Paese.

L’unica possibilità di “salvezza”, per l’autore, erano le nuove generazioni: le uniche capaci di strapparsi i paraocchi e vedere senza filtri la dura realtà. Applicare questa critica al Belpaese di quegli anni, molto probabilmente, avrebbe portato a discutere del ventennio fascista chiusosi da poco e delle responsabilità della Chiesa Cattolica Romana nella Seconda Guerra Mondiale, nonché della sua ingerenza nella vita politica della neonata Repubblica Italiana. Ma sopratutto avrebbe spezzato numerose lance a favore delle idee socialiste e comuniste che nel secondo dopoguerra stavano sempre più facendo seguaci anche nel nostro Paese.

D’altronde è dello stesso anno il film di Carlo Lizzani “Cronache di poveri amanti” che venne accolto trionfalmente al Festival di Cannes ma che – riportano molte cronache dell’epoca – non fu premiato con la Palma d’Oro per un presunto intervento del nostro Governo, vista la storia narrata e il fatto che il suo regista fosse un membro attivo del Partito Comunista Italiano.

Ma anche tralasciando queste considerazioni, “An Inspector Calls” è ancora oggi una bella pellicola da rivedere.

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