“Intrigo internazionale” di Alfred Hitchcock

(USA, 1959)

L’anno in cui all’Eliseo si insedia Charles de Gaulle come primo Presidente della V Repubblica Francese, e sulla RAI viene trasmesso il Primo Festival della Canzone del Bambino “La Zecchino d’Oro”, esce negli Stati Uniti “North by Northwest”, uno dei capolavori assoluti del maestro Alfred Hitchcock.

A partire dai titoli di testa, il film segna in maniera indelebile il cinema in generale, e quello d’azione nella specifico. Non è un caso quindi che i produttori di quella che diventerà una della saghe più longeve della storia del cinema, per il loro “007 Licenza di uccidere” volevano non solo Cary Grant come James Bond, ma soprattutto Hitchcock come regista.

Ma il genio inglese trapiantato a Hollywood rifiutò perché il progetto non lo stimolava, e soprattutto perché intento a preparare un’altra pietra miliare assoluta come “Psyco”. La sceneggiatura è firmata da Ernest Lehman – autore di script di pellicole come “Sabrina” di Billy Wilder, “West Side Story” e “Lassù qualcuno mi ama” di Robert Wise – che confeziona per il maestro del thriller un plot accattivante ma non particolarmente strutturato.

A farlo diventare un capolavoro è infatti il regista, che gira delle scene strepitose con delle immagini ancora oggi indimenticabili. E così dal classico – e molto caro a Hitchcock – scambio di persona arriviamo a scoprire un pericoloso e grave …intrigo internazionale. Ma i dialoghi hanno poco spazio rispetto alle immagini e alla superbe musiche firmate da Bernard Herrmann, musicista molto amato da Hitchcock e con cui collaborerà frequentemente, e autore di quelle di film come “Quarto potere” di Orson Welles, “Taxi driver” di Martin Scorsese, “Obsession – Complesso di colpa” di Brian De Palma, e di alcuni episodi delle prime stagioni di “Ai confini della realtà” di Rod Serling.

Ma non solo, proprio perché fra i preferiti di Hitchcock, Herrmann verrà chiamato anche da Truffaut per il quale firmerà la colonna sonora dei film “Fahrenheit 451” e “La sposa in nero”. E proprio nello splendido libro “Il cinema secondo Hitchcock” firmato dallo stesso Truffaut, che raccoglie una lunghissima intervista – durata alcuni decenni – al grande cineasta inglese fatta dall’indimenticabile cineasta francese, Hitchcock parla delle genesi di alcune scene di “North by Northwest”.

Come quella dell’agguato a Roger Thornhill/Cary Grant che in realtà all’inizio avrebbe dovuto consumarsi nel cuore della notte, in un luogo angusto e buio dei bassifondi della città. Ma Hitchcock in ogni fotogramma voleva sempre “alzare l’asticella” e così impose a Lehman di riscriverlo ambientandolo alla luce del sole e in un posto il più assolato e ampio possibile. O la scena finale in cui Thornhill/Grant tira sulla cuccetta superiore della scompartimento Eve Kendall, interpretata da Eva Marie Saint, che si chiude con il treno che entra in una galleria, allusione fin troppo esplicita di un rapporto sessuale.

Ogni fotogramma è infatti costruito in maniera impeccabile e al tempo stesso in perfetta simbiosi con quello che lo precede e con quello che lo segue. Se così de Gaulle e il Mago Zurlì oggi ci sembrano appartenere ad un passato abbastanza lontano questa pellicola, invece, continua a splendere nel firmamento dei grandi film della storia del cinema, tanto da essere continuamente imitata e citata.

Insomma, un vero e proprio capolavoro immortale.

Nel cast da ricordare anche James Mason nei panni del perfido Vandamm e Martin Landau in quelli del suo galoppino Leonard.

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