“Il corridoio della paura” di Samuel Fuller

(USA, 1963)

Questo è uno degli esempi più riusciti e immortali del cinema indipendente americano, realizzato da uno dei maestri indiscussi del genere come Samuel Fuller, autore che ancora oggi i più grandi cineasti omaggiano e citano.

Girato a bassissimo costo e tutto in interni, “Il corridoio della paura” ci trascina in un viaggio allucinante nella mente umana e nei suoi più oscuri antri. E, come molti altri B movie dell’epoca, proprio grazie alla sua produzione indipendente e alla sua storia apparentemente banale, ci grida – tipico di Fuller – alcune denunce sociali.

La prima, quella più evidente, è il totale abbandono e la segregazione del tutto simile a quella carceraria delle persone con problemi psichici: sia di quelle pericolose per se stesse e per gli altri e, soprattutto, di quelle completamente innocue.

Poi, con grande coraggio, Fuller – che produce, scrive e dirige il film – lancia un urlo contro il razzismo (siamo nel 1963, è giusto ricordarlo) raccontandoci la storia di Trent, un paziente internato nel manicomio – allora si chiamavano ancora tristemente così – dove si fa rinchiudere il protagonista Johnny Barrett.

Trent è un uomo di colore nato nel profondo sud degli Stati Uniti. Dotato a scuola, grazie a numerose borse di studio riesce ad arrivare all’Università e diventare il primo studente di colore in un campus che da secoli era riservato ai bianchi.

Questo lo trasforma in un simbolo della lotta al razzismo, ma l’enorme pressione a cui è sottoposto e, soprattutto, il viscido e subdolo razzismo dei suoi professori e dei suoi compagni di studio dopo pochi anni lo fanno crollare. E così, nei momenti in cui non è catatonico, è convinto di essere uno dei membri più feroci del Ku Klux Klan, sempre a caccia di “negri” da linciare o impiccare.

L’ultima denuncia Fuller la lancia, con il plot principale, contro quel giornalismo spregiudicato e disposto a tutto pur di fare uno scoop. Johnny Barrett (Peter Breck) è un giovane e promettente redattore del giornale più venduto della città. La sua voglia di affermarsi e vincere il Premio Pulitzer lo porta a farsi internare nel manicomio cittadino per scoprire l’identità dell’assassino di un paziente.

Barrett ha l’appoggio del suo direttore, mentre la sua procace fidanzata Cathy (Costance Towers) nota spogliarellista, è totalmente contraria. Barrett, infatti, deve fingersi disturbato di mente e il piano è quello di far passare Cathy come sua sorella e lui come incestuoso fratello.

Alla fine Cathy cede, e per amore asseconda il piano, così Johnny viene internato nell’ospedale psichiatrico, dove l’unico momento di incontro con gli altri pazienti è nel corridoio. Il giornalista inizia le sue indagini che lo porteranno a trovare il colpevole, ma quanto gli costerà diventare famoso?

Davvero una pietra miliare del cinema mondiale.

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