“Ristorante Nostalgia” di Anne Tyler

(Guanda, 2012)

Amo molto le opere di Anne Tyler, vincitrice del Premio Pulitzer nel 1989 per “Lezioni di respiro”, e più volte finalista, come con questo “Ristorante Nostalgia” pubblicato per la prima volta nel 1982.

Fra la numerose doti narrative della Tyler c’è quella di saper entrare splendidamente nelle vite quotidiane dei suoi personaggi – come nel bellissimo “Le storie degli altri” (1998) – vite fatte di grigia e malinconica quotidianità, di paure e viltà, dove i grandi dolori e i grandi traumi troppo spesso non sono urlati, ma vissuti silenziosamente.

Perla Tull ha cresciuto da sola i suoi tre figli Cody, Ezra e Jenny. Quando ormai era considerata una zitella a titolo definitivo, Perla ha incontrato Beck, un promettente agente di commercio che in poco tempo l’ha porta all’altare. Se Beck, per lavoro, torna solitamente solo per il weekend, Perla non sembra avere problemi nel crescere i tre bambini senza un vero aiuto. Poi, improvvisamente, l’uomo sparisce e lei è costretta a fare davvero tutta da sola. A pagare le conseguenze più dure sono, ovviamente, i tre figli che rimangono segnati dalle debolezze della donna. Così i tre, col passare degli anni e dei decenni, costruiranno – volenti o nolenti – le proprie esistenze sul loro rapporto conflittuale con la madre…

Splendido affresco di una famiglia “normale” che attraversa i primi trequarti del Novecento. Con un pennello sottile, raffinato e spesso impietoso, Anne Tyler ci dipinge il ritratto di una famiglia che potrebbe essere la nostra, dove nessuno dei sui membri riesce mai a considerarsi “normale”.

Da leggere.

Ristorante Nostalgia

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